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L'assemblea nazionale di SEL del 19 e 20 dicembre

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Ci sono tutte o quasi le facce perdenti della sinistra politica di questo Paese degli ultimi venti anni. A cominciare da Achille Occhetto che con la sua Bolognina ha messo fine al PCI; Nichi Vendola e Franco Giordano usciti sconfitti a Chianciano dall’abbraccio comunista di Ferrero e Grassi; Fabio Mussi e Claudio Fava che hanno perso i DS; Grazia Francescato e Paolo Cento ultimi perdenti  nel congresso dei Verdi. E milleduecento delegati da tutta Italia, in rappresentanza delle Regioni ma soprattutto dei movimenti dalle sigle sconosciute ai più: SD, MPS, ULS.

 

 

Alessandro Zanna, del coordinamento nazionale uscente, comunica che in un mese e mezzo sono state raggiunte oltre 25.000 adesioni a SEL, propone e fa approvare ordine dei lavori e presidenza dell’assemblea.

Tocca a Gianni Mattioli presentare il nuovo simbolo di SEL che da oggi è nella “sovranità” degli aderenti. Vi compaiono le tre parole: Sinistra, in rosso;  Ecologia in verde;  Libertà in nero e corsivo. Sospese come su un asfalto abbozzato in rosso e sullo sfondo bianco.

La relazione introduttiva è affidata a Claudio Fava per il quale la crisi che viviamo non è solo economica, è una crisi di civiltà. Per questo è necessario organizzare non solo un partito ma una comunità che recuperi la perdita di senso e di valori. Abbiamo di fronte una sfida di cultura e il Partito Democratico sembra aver in mente la stessa idea di società della destra al governo. È il tempo della “serietà responsabile” di cui parla don Ciotti. Ecco le prime battaglie da fare: no al ponte di Messina, no al nucleare, sì alla acqua bene comune, sì alla riforma del mercato del lavoro per battere la precarietà. La coerenza dei nostri comportamenti con le nostre idee sarà decisiva ma per ora “non ho che queste frasi stanche che qualcuno domani potrebbe rubare”. Cominciamo da qui.

Tra i  numerosi altri interventi segnalo:

Moni Ovadia. Non è più tempo di beghe interne alla sinistra, l’autoritarismo dilaga. Dobbiamo essere chiari e non equivoci, il nostro impegno è di occuparci degli esseri umani e delle loro condizioni di vita. Non sottovalutiamo le difficoltà che avremo ma “felicità è per noi lottare” (K. Marx).

Monica Frassoni. Il vertice di Copenhagen è fallito. Il fallimento è anche frutto della sostanziale assenza al vertice dell’Europa e dell’Italia.

Rita Borsellino. Occorre recuperare la partecipazione attiva delle persone alla politica e rifondarla sui valori. Per questo non si può assecondare l’operazione Lombardo/Miccichè/Dell’Utri con i quali non vi è nulla da spartire. Da indipendente eletta al Parlamento Europeo nelle liste del PD guarda con attenzione e speranza a SEL.

Umberto Guidoni. Un buon indicatore della qualità di vita non è il PIL ma il livello di disuguaglianza. In USA è dodici volte superiore a quello del Giappone; e in UK è assai più alto che in Svezia. Purtroppo l’Italia è ai primi posti in questa speciale classifica: il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza nazionale, mentre il 50% della popolazione dispone del 10% di ricchezza. Ridurre le diseguaglianze vuol dire aumentare la qualità della vita di tutti. Questa la ragione principe della sinistra.

Antonio Dell’Olio (vicepresidente dell’associazione Libera). Porta i saluti e gli auguri di don Ciotti. Riconosce in SEL molti dei compagni di strada per la lotta alle mafie politiche ed economiche. La politica è “aver in corpo l’occhio del povero” come amava dire don Tonino Bello. Le mafie si alimentano delle ingiustizie, occorre un partito che difenda i più poveri senza tatticismi e senza “inciuci”. E con la pratica della non violenza.

Francesco Forgione. Vogliamo la verità sulla trattativa tra mafia e politica, tra mafia e Stato e sapere se è ancora in corso. Dell’Utri, che frequenta i migliori salotti televisivi, è stato già condannato per mafia. La legge La Torre non può essere cambiata perché è stata uno degli strumenti antimafia più efficaci. Allo stesso tempo rivendichiamo una cultura garantista e chiediamo di non archiviare il caso Cucchi. È necessaria una “riforma morale” nel Paese perché come diceva Danilo Dolci “chi tace è complice.”

Giuliana Sgrena. Ci deve essere un tema fondamentale che ci differenzia dagli altri partiti: la nostra visione della politica estera. La politica estera italiana è oggi ridotta alle ambigue frequentazioni di Berlusconi.

Fabio Mussi. Il corpo dell’avversario è sacro, perciò va a Berlusconi la nostra solidarietà umana senza reticenze. Il partito dell’odio, il partito dell’amore sono versioni “telenovelistiche” della politica. L’armonia ricercata è tipica delle dittature, le democrazie vivono di conflitto. Le riforme che servono sono quelle del lavoro, del fisco, per la ricerca, per l’acqua e altri beni comuni. Le opposizioni non devono subire l’agenda del governo ma imporre le proprie priorità. Puntiamo alla costruzione di una alternativa credibile al governo del Paese, ma se le destre vorranno il voto anticipato sarà necessario costruire un fronte repubblicano. Per le regionali il nostro principale alleato è il PD ma non a tutti i costi; aderire a prescindere ci renderebbe inutili. Vi sono almeno quattro questioni non negoziabili: la questione morale, l’acqua pubblica, il no al nucleare, i bilanci regionali partecipativi. Diciamo al Governo di mettere giù le mani dal WEB perché l’Italia non diventerà la Cina o l’Iran. Dobbiamo avere una sola sede, un’unica direzione, dobbiamo eleggere un portavoce. Il capitalismo finanziario globale è incompatibile con la vita stessa del pianeta Terra: occorre un generale ripensamento del modello di sviluppo umano.

Franco Giordano. Il Paese attraversa una crisi epocale ed è sull’orlo del disastro sociale, eppure i conflitti non trovano rappresentanza. Alla esplosione della questione sociale si aggiunge ora la questione democratica. Mancano idee per una diversa politica economica nonostante il fallimento del capitalismo. Dobbiamo indicare la via di un’alternativa di società. Proviamo grande delusione per le scelte della nuova dirigenza PD, la politica di D’Alema è vecchia, noiosa, deprimente e perdente. C’è oggi un clima di odio nel Paese? Sì è vero, c’è: verso i poveri, verso gli immigrati, verso gli omosessuali. Abbiamo perso tempo, c’è bisogno di una radicale alternativa sociale e politica.

Achille Occhetto. Non vi può essere eguaglianza senza libertà, il separarli ha generato gli errori e gli orrori del Novecento. La battaglia ecologica deve essere posta al centro della lotta, non solo non è incompatibile con lo sviluppo che vogliamo ma rappresenta l’autentica battaglia anticapitalista. Dobbiamo ripensare il modello di produzione e di consumo della ricchezza. Dobbiamo coltivare l’utopia del disarmo internazionale e dell’eliminazione di tutte le armi di distruzione di massa.

L’assemblea si chiude con la nomina di un Comitato Scientifico presieduto da Fabio Mussi, di un coordinamento nazionale di 32 membri (per il Piemonte Monica Cerutti e Luca Robotti), di un portavoce: Nichi Vendola cui spettano le conclusioni.

Nel suo lungo e applauditissimo intervento Nichi Vendola tocca tutti i punti dell’attualità politica. La deriva securitaria, ci ricorda, ha conquistato le menti e assuefatto ad ogni orrore come suggerito dalla “banalità del male” descritta da Annah Arendt. Rifiutiamo la violenza come nodo fondativo della nostra azione politica. Impariamo dalle donne, l’uomo è proprietario e predatore. Dobbiamo opporci con forza alla censura su Internet che equiparerebbe la nostra Repubblica a quelle oltranziste islamiche e alle dittature. Se Berlusconi si batte anche contro Montesquieu e contro la separazione dei poteri è necessario costruire un fronte comune con tutte le opposizioni. Berlusconi e la destra perseguono l’obiettivo della completa estromissione del lavoro come fondamento della Costituzione. Il lavoro non è una  merce. Occorre riscoprire il valore della autentica cooperazione. Berlusconi non è un fenomeno solo italiano. Non odiamo Berlusconi ma vogliamo distruggerlo politicamente. Il PD svolta a destra anche con Bersani. Abbiamo molte possibili lotte in comuni con l’IdV ma diciamo no al giustizialismo. Facciamo fronte comune anche con il PRC per la difesa dei beni comuni, bloccare la costruzione di centrali nucleari, abrogare le leggi che hanno generato precariato. Qualcuno sostiene che senza l’UDC si perde? Se proprio si ha l’animo di vincere si passi allora dall’altre parte! Sulla crisi: “ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla” (Lao-tse), ma non è così automatico. L’alternativa non può essere tra la destra e il centro, la sinistra ha la percezione della fine di un sistema.

Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Dicembre 2009 19:52  

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