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Al voto, al voto!

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La Corte Costituzionale non ha ancora rese note le motivazioni per le quali ha spuntato le unghie alla “migliore legge elettorale del mondo”, quella che – ancora secondo l’ex premier - sarebbe stata “copiata da mezza Europa” (23 marzo 2015, incontro con gli studenti della Luiss School of Government) che già da più parti si chiede di tornare subito al voto, per ridare, ovvio no?, voce al popolo.

 

 

 

Vuole andare in fretta alle urne l’ex premier Matteo Renzi, attuale segretario del Partito Democratico, cui non pare ora di mostrare a se stesso, prima ancora che all’Italia, che la sua avventura politica è tutt’altro che conclusa. L’uomo è così tronfio di sé da non aver capito la lezione del 4 dicembre. Punta al 40% che gli darebbe la maggioranza assoluta alla Camera. Un’ipotesi così astratta, tanto più dopo il fallimento di buona parte delle sue arci-decantate riforme, da non stare al passo neppure con la protervia di chi, lui medesimo, ha voluto ad ogni costo una legge elettorale che scontava l’esito positivo del referendum istituzionale. Perché è ovvio che non aver guardato al Senato, così come aver previsto un potenziale secondo turno di ballottaggio, è stata una prova di assoluta arroganza politica, confermata dal voto di fiducia imposto alla Camera che aveva pochi nobili precedenti in materia di legge elettorale. E se anche ottenesse quel 40% non avrebbe comunque la maggioranza al Senato dove quel premio non c'è. Vuole andarci subito anche Beppe Grillo, convinto che l’Italia meriti il suo uomo forte per uscire dalla decennale crisi che l’attraversa. Non si sa però chi potrebbe essere l’uomo forte dei grillini. Nessuno di loro sembra avere il phisique du role. E loro tutti del resto spergiurano che saranno i cittadini ad andare al potere nel caso il M5S dovesse vincere le elezioni. Anche nell’America di Trump, secondo Trump, è il popolo che ha assunto il potere. E nell’Italia di Grillo, secondo Grillo, come andrebbero le cose? In ogni caso l’Italia di Grillo è lontana perché quel 40% da conquistare sembra una montagna difficile da scalare anche per i grillini. Grillo, è probabile, confida nel piazzamento al primo posto, quale che sia la misura, che dovrebbe consentirgli di reclamare l’incarico da presidente del consiglio per uno dei suoi “ragazzi”. E poi? Poi ci si potrebbe presentare alle Camere con un programma fatto di pochi punti tra i quali l’uscita dall’euro (o se si preferisce il referendum per l’uscita dall’euro che però è incostituzionale) e la lotta dura all’immigrazione. Qualcuno potrebbe abboccare. Ad esempio Matteo Salvini, il terzo leader che punta alle elezioni senza indugio. Salvini non punta né al 40% né alla prima piazza, non è così stupido come lo si vorrebbe. Il leader della Lega vuole consolidare e certificare la forza del suo partito come la prima del centro destra. Il suo progetto è necessariamente a più lunga scadenza. Verrà un giorno nel quale, egli spera, la destra tutta gli consegnerà il bastone del comando per condurla a nuove vittorie. Insomma chi invoca la modernità e chi l’onestà, chi vuole più potere per sé e chi lo vuole per il popolo, chi mette davanti a tutto l’interesse degli Italiani (o Padania first?). Tutti, insieme, a chiedere il voto. Al voto, al voto! Urlarono in coro i populisti d’Italia.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2017 22:18  

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