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È bastato un no

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Sarebbe bastato un sì per avere stabilità, crescita, futuro, per un’Italia più autorevole nel mondo, per il lavoro e lo sviluppo, per contrastare la disoccupazione giovanile (dalla propaganda del Comitato per il sì al referendum costituzionale). Invece è stato un no. Secco. Alto. Forte. Un no che è venuto soprattutto da chi non ha lavoro e non ha futuro: i giovani e il Mezzogiorno.

 

 

 

Quasi venti milioni di italiani hanno detto no. Una maggioranza schiacciante. Inattesa. Un risultato straordinario, ottenuto a dispetto del governo, della Confindustria, della gran parte dei giornali e delle televisioni, dell’America di mister Obama e della Germania di frau Merkel. A che basta questo no? Basta e avanza ad affossare una riforma maldestra, concepita e portata avanti con improvvisazione e arroganza. Ma non solo. Il no svela le incoerenze e le bugie dell’ex premier Renzi e della sua pupilla Boschi. Avevano giurato di lasciare la politica e sono ancora lì a meditare vendetta sugli Italiani che li hanno bocciati. Sognano una rivincita impossibile perché impossibile è riconquistare la fiducia anche dei più intemerati sostenitori dell'ipocrita rottamazione. Tanto di cappello a Massimo D’Alema, lui sì che ha lasciato la poltrona dopo la sconfitta. È bastato un no per silurare la ministra Giannini, rea di non aver convinto la scuola che, dopo la sua riforma, era divenuta davvero buona, ma non così buona perché gli insegnanti hanno votato in massa no. Al suo posto, nel nuovo gabinetto che medita elezioni e vendetta, la fedelissima Fedele, fedele a Renzi e sleale nel curriculum. È bastato un no per promuovere l’uomo senza quid a capo della Farnesina e Lotti allo sport, Minniti dai servizi segreti agli Interni. Il resto è noia. Poletti e Madia restano dov’erano, il primo bocciato da una valanga di giovani disoccupati, la seconda dalla Corte Costituzionale. Ma è bastato un no per travolgere il primo partito d’Italia consegnato a un leader eletto da passanti, come l’amministratore di un condominio dagli abitanti dei palazzi vicini. È bastato un no per bestemmiare sulle sue riforme, il meglio che le destre avessero mai realizzato nel Paese. Ora si vuole andare al voto in fretta, così Renzi così Salvini così Grillo. Governo o morte, urlarono in coro!

Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Dicembre 2016 10:43  

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