Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Due piccioni con una scheda

E-mail Stampa PDF

Allora ci siamo. Domenica si vota. Vincerà il sì o vincerà il no? In quanti andremo a votare? Una cosa almeno è certa: il voto degli Italiani avrà poco a che fare con la nostra Costituzione.

 

 

 

I contenuti della riforma sono noti a una piccolissima minoranza di Italiani e, spesso, persino tra chi ha studiato le novità che si vorrebbero introdurre la vera posta in gioco è il governo e il futuro politico di Matteo Renzi. Un plebiscito chiesto dallo stesso premier, nonostante le tardive e non convincenti smentite delle ultime settimane, quando è parso che su questo terreno Renzi si fosse infilato da solo in un vicolo cieco. Troppo tardi. La riforma e Matteo Renzi sono ormai la stessa cosa, non c’è l’una senza l’altro e viceversa. Questo ha reso incandescente il dibattito sul referendum e ha spaccato il paese come non sarebbe mai avvenuto se a fronteggiarsi fossero state due dottrine, due visioni costituzionali diverse. Capisco. Un lungo sbadiglio avrebbe accompagnato la campagna referendaria ma saremmo rimasti al punto: dobbiamo cambiare la Costituzione? Perché e in che modo? La proposta della ministra Boschi è un passo avanti, sì ma in che direzione? Invece no. Di testa o di pancia si vota per Matteo Renzi, con un occhio rivolto alle possibili conseguenze del risultato elettorale, confortati o sconfortati da drammaturghi esteri che hanno capito ancora meno di noi qual è l’oggetto del voto. Ogni giorno è possibile ascoltare torme di replicanti renziani che non ammetterebbero mai di votare sì perché non vogliono far cadere Renzi e recitano l’ossessiva giaculatoria della riduzione dei costi e delle poltrone della politica, del superamento dell’odioso bicameralismo (padre di tutti i vizi italiani) e niente popò di meno che l’abolizione del fottutissimo CNEL. Anche tra chi ha issato la bandiera del no non manca chi sa poco o niente della riforma perché il suo scopo principale è mandare a casa il premier Renzi. Sul CNEL, almeno su questo, i due fronti si trovano concordi. Non trovate un solo sostenitore del CNEL, almeno che non sia uno dei suoi attuali componenti. Non serve però spiegare che il finanziamento del CNEL si fa con legge ordinaria e, dunque, per tagliargli i viveri non era necessario mettere mano a un terzo della legge fondamentale dello Stato. Un totem serve a questo, se ce n’è più d’uno meglio. Forse se il quesito referendario fosse stato posto diversamente sarebbe stato più semplice entrare nel merito della riforma. Ad esempio: “Approvate il testo della riforma costituzionale concernente disposizioni per non farvi più eleggere i senatori in cambio di una manciata di milioni di euro (che non finiranno nelle vostre tasche), per fare del Senato una traballante camera delle autonomie locali malamente rappresentate, per ridurre i poteri delle regioni a statuto ordinario esaltando quelle delle regioni a statuto speciale, per abbattere con tasto apposito su playstation il mostro detto CNEL?” E se a questo gli Italiani sommano anche l’implicito, ineludibile quesito: “Approvate le politiche adottate dal governo Renzi in quasi tre anni di attività?” allora potrebbero prendere due piccioni con una scheda.

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Dicembre 2016 14:25  

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna


Ultimi commenti


In questo sito vengono utilizzati i cookie necessari al suo funzionamento e quelli associati a terze parti nel caso di visualizzazione di contenuti da loro gestiti e per la raccolta statistica di dati di traffico. Per saperne di più, clicca su: Informativa completa.

Per accettare, clicca su:

EU Cookie Directive Module Information