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Trascinare il popolo

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Il titolo rappresenta la traduzione letterale del termine demagogia (vedi Wikipedia) il cui significato è: “In origine, genericamente, arte di guidare il popolo; in seguito (già presso gli antichi Greci), la pratica politica tendente a ottenere il consenso delle masse lusingando le loro aspirazioni, specialmente economiche, con promesse difficilmente realizzabili. Nella storia del pensiero politico il termine risale alla tipologia aristotelica delle forme di governo, nella quale rappresenta un aspetto degenerativo o corrotto della politèia, per cui si instaura un governo dispotico delle classi inferiori dominato dai demagoghi, che sono definiti da Aristotele «adulatori del popolo» (vedi Enciclopedia Treccani on line).


 

 

 

La citazione di Aristotele mi sembra la sintesi più appropriata della proposta di legge che il M5S sta per presentare  allo scopo di dimezzare le indennità dei parlamentari. Titoli cubitali dei giornali “amici”, a partire da “Il fatto quotidiano”,  e furbo video messaggio di Grillo che, ironicamente, si augura un’unità d’intenti di tutti i partiti – il PD, in special modo –  per un’approvazione rapida ed unanime.  Oggi, del resto, il risultato di un qualunque sondaggio fra gli italiani sull'argomento non avrebbe storia: 99,99999% a favore. Lo scopo del guru è ovvio e probabilmente potrebbe dare anche i suoi frutti: influenzare la campagna elettorale del referendum e incrementare i voti per il “NO”. Io faccio parte dell’esigua minoranza che ritiene il “focus” non soltanto fuori luogo ma del tutto sbagliato. In un Paese civile, a mio parere, ci sono almeno quattro attività i cui costi non devono essere messi in discussione in quanto la qualità è prioritaria sugli aspetti economici: salute, istruzione, giustizia e Politica. Scrivo Politica con l’iniziale maiuscola non a caso, perché dovrebbe essere proprio la Politica, tramite l’approvazione di buone leggi, a determinare i comportamenti quotidiani, le regole comuni e gli scenari futuri di qualunque Nazione. Gli altri settori risultano di analoga importanza ma vengono determinati proprio dalle decisioni politiche. Per avere una sanità efficiente, un livello di istruzione adeguato ed un giustizia che funzioni bene, sarei disposto a spendere ed a investire molto di più di quanto non si faccia oggi. Le suggestioni grillesche su remunerazioni “normali” per le  cariche elettive determinano un lampante effetto-paradosso: non invogliano i più bravi, le intelligenze più brillanti – a meno di rare ed encomiabili eccezioni – ad occuparsi di politica, della cosa pubblica e del bene comune. Al contrario, si rischia anche in questo campo la fuga dei cervelli, l’espulsione di giovani che decidono di impegnare i loro talenti in altre attività all'estero piuttosto che provare a migliorare le condizioni di un’Italia in inarrestabile decadenza. Saranno i Di Maio e i Di Battista, le Raggi e le Appendino,  gli Zurlo delle scie chimiche, i Bernini dei microchip all'interno del corpo umano, gli zuzzurelloni che hanno presentato una proposta di legge per fermare l’importazione del “grano saraceno”, la nostra futura classe dirigente in politica (minuscolo, in questo caso!)?

Sono per la meritocrazia e sono convinto che in questi settori occorre impiegare il meglio delle professionalità disponibili, riconoscendo a chi se  ne occupa prestigio sociale e gratificazioni economiche adeguate. Che importanza ha uno stipendio di 15 o 20 mila euro mensili se un parlamentare svolge il proprio lavoro con passione, competenza, capacità e dedizione? Invece che averne tanti (circa 1000) sarebbe invece opportuno ridurli ben più di quanto previsto dalla riforma costituzionale che, comunque, un piccolo passo avanti lo determina. Analogo criterio andrebbe applicato agli insegnanti, ai medici ed ai magistrati con due ovvie premesse: selezione spietata dei candidati (solo e soltanto i migliori) e responsabilità diretta e periodicamente verificabile dei risultati ottenuti. Certo, rimarrò confinato all'interno di un’esigua minoranza, giustamente sommersa da fischi e contumelie, finché in parlamento rimarranno illuminate figure come Razzi e Scilipoti (e molti altri insospettabili), ci saranno illustri chirurghi che dimenticano garze e pinze nelle panze di loro sfortunati pazienti, insegnanti scansafatiche  che scelgono il loro lavoro ritenendolo un comodo part time, magistrati inappuntabili che contraddicono se stessi con sentenze opposte, senza che nei diversi gradi di giudizio siano presenti nuovi o diversi elementi di prova (il caso Tortora, quello di Adriano Sofri o l’omicidio di Meredith Kercher sono, in tal senso, esempi emblematici).

L’Artificial Intelligence,  senza inseguire obiettivi troppo visionari come, ad esempio,  “replicare un DNA artificiale a cui poi facciamo costruire il cervello invece di costruire il cervello direttamente”, potrebbe porsi traguardi più pragmatici ed a breve termine   implementando algoritmi che ci aiutino nella scelta dei potenziali politici, medici, insegnanti e magistrati e ne valutino, nel tempo, le effettive capacità professionali.

P.S.

Pubblico questa mia strampalata opinione su due blog, diversamente frequentati. La scelta è determinata da una mia evidente megalomania – chiunque scriva qualcosa di pubblico si aspetta che ci sia qualcun altro che la legga – e perché sono ovviamente interessato ai commenti che i lettori dei due siti vorranno esprimere.

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Ottobre 2016 19:18  

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