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Renzi vs Zagrebelsky: gioco, partita, incontro.

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Se fosse stata una finale sul “centrale” di Wimbledon, l’incontro sarebbe terminato con un secco 6-0, 6-1, 6-0. Venerdì sera, invece, LA7 non ha trasmesso una partita di tennis ma un confronto sul referendum tra Renzi e Zagrebelsky, moderato dal non proprio imparziale Mentana. L’arbitro, infatti, è intervenuto più di una volta in favore di uno dei due contendenti, tentando di sintetizzare e rendere intellegibili agli spettatori alcuni concetti espressi dal Professore e adatti più ad un colto congresso giuridico piuttosto che ad una platea televisiva. In altre parole, molti spettatori, senza l’aiuto del conduttore, di qualche pensiero  zagrebelskyano non avrebbero capito una sega.

 

 

 

 

L’esito, del resto, appariva scontato ancor prima dell’inizio della partita: il combattimento tra un gladiatore della comunicazione ed un raffinato costituzionalista era dato 3.456 a 1,07 da tutti gli allibratori. Il punto del secondo set, comunque, il Professore l’ha conquistato con merito, evidenziando un difettuccio  della riforma non proprio irrilevante ma del tutto insufficiente a minarne le fondamenta. Il dibattito, a mio parere, non ha spostato significativamente  le intenzione di voto: secondo i dati Auditel, hanno assistito al programma circa 1.747.000 telespettatori ed i seguaci di Mentana sono, in genere, persone che hanno già un’opinione sull'argomento trattato e cercano solo approfondimenti che la confermino. A maggior ragione quando il tema è il referendum costituzionale: gli indecisi, se sintonizzati, avranno rapidamente cambiato canale, non proprio entusiasti delle divagazioni di Zagrebelsky sul “munus”, Bokassa e la navigazione lacustre.

Tra un “non ricordo” e l’altro – giustificati, certo, dai 73 anni peraltro portati benissimo –, il Professore ha voluto soffermarsi su un concetto molto interessante: LA ROTTAMAZIONE. “Credevo e speravo – ha spiegato – che una volta diventato Premier, Lei rottamasse i mali dell’Italia, dall'evasione fiscale all'impunito scempio edilizio delle nostre coste e, invece, si è limitato ad allontanare dal potere alcuni personaggi che non gradiva.”. In altre parole, Zagrebelsky ha lasciato chiaramente intendere che il suo atteggiamento, all'inizio dell’era renziana, era scevro da pregiudizi e carico di aspettative. Subito dopo, però, il leader ha osato infrangere alcuni dei tabù inviolabili della la sinistra (?!?) italiana: la concertazione con i sindacati – spesso e volentieri presi a pesci in faccia anche senza reale motivo –, il dialogo con ESSO ed il conseguente patto del Nazareno, il Jobs Act e l’efferato assassinio dell’articolo 18. A Zagrebelsky, a torto o a ragione, la politica di Renzi fa proprio schifo e, dunque, la riforma costituzionale va rifiutata ideologicamente. Poi, sfruttando al meglio le sue indubitabili competenze in materia, il Prof. ne confuta ogni singola parola, grazie a tecnicismi arzigogolati e pochissimo comprensibili ad un vasto pubblico. Molti scrittori-lettori di questo blog, esattamente come il Presidente Emerito, non solo odiano le politiche renziane ma, probabilmente, anche l’individuo che le incarna, diventato il nuovo nemico, l’attuale INNOMINABILE, il pericolo pubblico numero che distrugge, giorno dopo giorno, qualunque regola della democrazia  così faticosamente conquistata dal nostro Paese.

Se l’attuale, amatissimo Premier fosse stato più accorto, l’esito del referendum sarebbe stato scontato, con una netta vittoria del “SI”. Ha commesso, invece, un imperdonabile peccato tipico dei maschi alfa (io sono il capo, io decido, IO SONO INDISPENSABILE). “Non solo mi dimetto – ha dichiarato - ma mi ritiro, lascio la politica e torno a Firenze.” A parlar chiaro, si tratta di una clamorosa c*zz*t* che ha determinato l’inevitabile coalizione dei NO di tutte le opposizioni, parlamentari ed extra, da Sinistra Italiana fino a Casa Pound, passando per Di Maio e Brunetta.

Renzi, nonostante questo, gode ancora di un indubitabile vantaggio, di un’arma potenzialmente letale per vincere la sua guerra: il mantra inattaccabile, il messaggio semplice, chiaro, diretto, efficace contenuto nel testo stesso del quesito referendario: “APPROVATE IL TESTO DELLA LEGGE COSTITUZIONALE CONCERNENTE DISPOSIZIONI PER IL SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO PARITARIO, LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI, IL CONTENIMENTO DEI COSTI DI FUNZIONAMENTO DELLE ISTITUZIONI, LA SOPPRESSIONE DEL CNEL E LA REVISIONE DEL TITOLO V DELLA PARTE II DELLA COSTITUZIONE, APPROVATO DAL PARLAMENTO E PUBBLICATO NELLA GAZZETTA UFFICIALE N. 88 DEL 15 APRILE 2016?".

Se sarà lui in persona a condurre la campagna elettorale potrebbe convincere molti indecisi e volgere a suo favore l’esito della tenzone. In caso contrario, poiché il giovanotto in questione ha molti difetti ma non è un fesso, si potrebbe verificare un paradosso non da poco: i molti che sosterranno il “NO” per togliersi dai cabasisi il Fiorentino forse si ritroveranno, il prossimo 5 dicembre, a festeggiare una classica vittoria di Pirro. La Costituzione rimarrà immutata, al posto di Renzi ci sarà … ancora Renzi e il cetriolo continuerà e pervadere il martoriato posteriore del solito ortolano che, in questo caso, si trasformerà in una dolorosa sineddoche per tutti gli italiani.

Ultimo aggiornamento Sabato 01 Ottobre 2016 16:15  

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