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Dopo il primo turno

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Sarebbe certamente errato trarre sicure conclusioni dall’esito del primo turno di queste elezioni comunali ma sarebbe almeno altrettanto miope trascurare i segnali chiari che giungono dalle urne. Perciò, con la necessaria cautela, analizziamo i fatti principali come emergono da alcune tra le più importanti città al voto.

 

 

 

A Milano la flessione nell’affluenza alle urne è stata di oltre 13 punti percentuali, dal 67,6% del 2011, quando venne eletto Pisapia, al 54,7% di oggi.  Molto più ampia della complessiva contrazione dei votanti registrata dal Viminale per questa tornata elettorale (cinque punti in meno, 67,4% contro 62,1%). Un dato che supera, e non di poco, quello di tutte le altre grandi città al voto. Accanto ai fattori più generali che inducono un numero sempre minore di Italiani a recarsi alle urne, nella capitale del Nord la mancata partecipazione deve avere avuto delle ragioni specifiche. Milano, infatti, è la città dove centrosinistra e centrodestra sono apparsi così vicini da essere del tutto indistinguibili. Sala o Parisi? Chi sta di qua e chi di là? Per molti milanesi è stato impossibile dirlo. Il Partito della Nazione li comprenderebbe bene entrambi.

Roma e Torino mostrano per altra via che il facile bipolarismo centrosinistra/centrodestra, se mai è davvero esistito, è morto per sempre. Il terzo incomodo, il M5S, è competitivo e può puntare alla guida della capitale, anche di quella subalpina dove l’esito del secondo turno è niente affatto scontato. Traguardando le elezioni politiche è chiaro che l’Italicum, legge elettorale concepita per un sistema addirittura bipartitico, è oramai fuori da ogni logica. Il sistema politico italiano si presenta quasi perfettamente tripolare. Inoltre Renzi certo sa che alle prossime elezioni politiche il principale concorrente del suo PD non sarà un cartello di centrodestra ma il movimento fondato da Grillo contro il quale, come recita ogni sondaggio, la sua battaglia sarebbe persa. Il Fiorentino ha capito. Vedrete, cambierà la legge elettorale - come da tempo gli chiedono i suoi alleati, Alfano e Verdini – assegnando il premio di maggioranza alla coalizione e non più al partito.

Napoli è un’ulteriore conferma della fine dello schema bipolare ma rappresenta anche la sconfitta più cocente per il PD che non riesce neppure a raggiungere il traguardo del ballottaggio. Una sconfitta ammessa dallo stesso premier, insieme alla più generale insoddisfazione per l’esito elettorale complessivo del suo partito. Senonché Renzi è anche il numero uno del PD e dovrebbe trarne le conseguenze. Le dimissioni da segretario sembrerebbero un atto dovuto per le sue tanto sbandierate virtù di coerenza.

Bologna dice che, anche nei territori dove maggiore è la tradizione, la caduta del PD non ha fine. Alle urne il 12% in meno degli elettori, al partito mai un risultato così basso dall’elezione diretta dei sindaci. Qualcosa nel PD proprio non va. Che sia il suo segretario, tanto per cominciare? Da oggi se lo chiederanno in molti tra gli ultimi rimasti tesserati.

Cosenza narra di una Calabria che muore. Occhiuto, centrodestra, è stato confermato sindaco al primo turno, nonostante qualche settimana fa il suo capo di gabinetto, Potestio, insieme ad altri dirigenti comunali di peso, siano stati formalmente accusati di corruzione e abuso d’ufficio. A Guccione, candidato del PD, non è servita neppure l’alleanza con l’ALA di Verdini che si è precipitato a Cosenza per sostenerlo. Forse i cosentini, a differenza di Renzi e di Verdini, non gli hanno perdonato le indagini sul suo conto nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi in Regione, quando era assessore al Lavoro e alle Politiche Sociali. Nella città bruzia, tuttavia, l’affluenza ha retto. Il sindaco è stato rieletto da una coalizione composta da ben 15 liste civiche, un record assoluto. Guccione ne aveva messe insieme “soltanto” otto. In una città con meno di settantamila abitanti questo vuol dire che non c’è famiglia che non sia stata direttamente interessata alla competizione. In Calabria la politica è una delle poche possibilità di impiego e di sopravvivenza. Ma questo davvero non interessa a nessuno.

 

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