Lo Sbavaglio

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È difficile valutare la Riforma Costituzionale in sé, nei suoi  contenuti, rinunciando a pregiudizi ideologici e ad antipatie  personali nei confronti di un Premier e di una Ministra  non troppo amati dalla nostra "sinistra" sinistra (unica, legittima tenutaria del VERBO e della VERITÀ). Devo confessare che anch'io, se tempo addietro ESSO avesse dichiarato di volersi suicidare (politicamente, intendiamoci!), mi sarei opposto in quanto espressione di ESSO medesimo.

Quali e quante, inoltre, sono le novità apportate alla Costituzione? Quanti  ne sono davvero informati in modo da valutare razionalmente – con la capoccia e non con la pancia – i miglioramenti o le storture introdotte?

Schematicamente, questa vituperata riforma  determinerebbe:

  1. 100 senatori rispetto ai 315 di oggi (sindaci e consiglieri regionali senza prebende aggiuntive), eletti dai cittadini, sia pure con una successiva ratifica da parte dei Consigli Regionali;
  2. ridimensionamento radicale delle funzioni del Senato superando – FINALMENTE! – il bicameralismo perfetto. Qualcuno sostiene che tale semplificazione è falsa (da Travaglio in su), utilizzando motivazioni opposte: da una parte che le leggi continueranno a rimbalzare fra le due Camere, dall'altra che alcuni provvedimenti sono stati approvati, in passato, in pochissimi giorni, nonostante l’andirivieni tra Montecitorio e Palazzo Madama. Forse sarebbe necessario conciliare questa lampante contraddizione;
  3. risoluzione definitiva delle competenze Stato-Regioni che ha provocato inenarrabili conflitti grazie allo stravolgimento del Titolo V operato dal centro-sinistra nel 2001, solo per andare dietro al federalismo della Lega;
  4. abolizione delle Province che, come noto, sono previste dall'attuale Costituzione e risultano, al momento, solo “sospese” (niente più Consigli e Presidenti, con codazzo di portaborse et similia);
  5. ricorso preventivo alla Corte Costituzionale riguardo alle leggi elettorali - se richiesto da un quarto dei componenti della Camera -  e divieto di approvare variazioni alle stesse con Decreto Legge;
  6. abolizione del CNEL, introdotto nel 1948 ed ormai del tutto obsoleto;
  7. revisione delle norme che regolano i referendum abrogativi: nel caso di raccolta di firme valide pari ad almeno 800.000, il quorum si abbasserà al 50% dei votanti all'ultima tornata elettorale e non più al 50% degli aventi diritto. Introduzione dei referendum propositivi;
  8. innalzamento delle firme per leggi di iniziativa popolare da 50.000 a 150.000 ma con l’obbligo, per la Camera, di stabilire tempi certi per la loro presa in carico e discussione. Oggi queste leggi rimangono chiuse nei cassetti e nessuno se ne preoccupa mai;
  9. nessun Presidente o Consigliere di Regione potrà godere di un appannaggio superiore a quello previsto dal Sindaco della città capoluogo e sono aboliti i rimborsi a favore dei gruppi consiliari delle regioni;
  10. adozione di  “costi standard” ovvero finanziamento degli enti locali “sulla base di indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno che promuovono condizioni di efficienza”.

 

Cosa minchia non va bene nei punti sopra riportati? Che vantaggi ne trarrebbe “l'oligarchia economico-finanziaria” che, secondo alcuni, ha dettato perfino le virgole di queste modifiche? Si tratterebbe, inoltre, di una riforma di destra, dimenticando completamente che quella approvata davvero dalla destra nel 2006 e bocciata al referendum confermativo, conteneva argomenti quali la “DEVOLUZIONE” (poteri legislativi alle regioni su tassazione, ordinamento scolastico, polizia amministrativa, assistenza sanitaria, etc.), il "PREMIERATO" (abnorme aumento dei poteri del Primo Ministro), “CLAUSOLE CONTRO I CAMBI PARLAMENTARI DI MAGGIORANZA” e molte altre bazzecole e pinzillacchere che, chi ne ha voglia, può andarsi a rileggere.

Si sostiene, ancora, che una Riforma Costituzionale non può essere approvata da una maggioranza ristretta ma, al contempo, si bestemmia contro l’accordo iniziale tra PD e FI, unico partito/movimento che ha accettato, all'epoca, l’invito di Renzi a partecipare alla discussione.

Per concludere, si obietta  che questa riforma,  in associazione con la nuova legge elettorale, determinerebbe un insanabile VULNUS DEMOCRATICO! Perché? La domanda va posta, per cominciare, a coloro che in Parlamento hanno votato entrambe, accorgendosi solo ora dell’errore commesso. Per gli altri basterebbe dire che le scelte continueranno a farle gli elettori, votando e decidendo chi dovrà governare per cinque anni. Non si può attribuire all'attuale Governo la responsabilità del crescente astensionismo degli italiani e non si po’ affermare, di conseguenza, che dopo un primo turno ed un eventuale ballottaggio, una risicata minoranza otterrebbe il 55% dei seggi alla Camera utilizzando metodi dittatoriali. Quanti danni e quanti problemi hanno causato i cartelli elettorali inventati al solo scopo di vincere le elezioni e naufragati nelle ovvie contraddizioni di un Mastella e di un Bertinotti? E lo stesso si può affermare per il centro-destra, con ESSO che avrebbe realizzato la sua fantomatica “rivoluzione liberale” se non fosse stato frenato in ogni tentativo dai vari Casini e Follini di turno.

I nuovi deputati saranno scelti, in gran parte, dalle segreterie dei Partiti e non dagli elettori? È vero ma ricordiamo che anche questa nuova legge elettorale è un compromesso, determinano dal fatto oggettivo che, nel 2013, nessuno ha vinto le elezioni e che, all'epoca, tornare al voto non avrebbe cambiato il quadro politico. Non sarebbe male ricordare, infine, che le anche le preferenze hanno i loro difettucci: disponibilità economiche dei candidati che possono investire di più in propaganda elettorale, voto di scambio, Alfredo Vito, il famoso “mister centomila preferenze” e quant'altro.

Riflettiamo, allora, se confermare o bocciare un cambiamento già tentato innumerevoli volte, senza scegliere tra il tenere in sella o il mandare a casa Renzi: male che vada, nel 2018 voteremo di nuovo e sarà quella l’occasione per decidere su questo argomento.

P.S. Se qualche lettore avrà avuto la pazienza di leggere fino a questo punto e vorrà commentare quanto scritto, lo ringrazio fin da ora ma lo invito a rimanere sui temi trattati, evitando la solita solfa di Verdini e Casa Pound schierati, rispettivamente, per il SI e per il NO al referendum di ottobre.

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Maggio 2016 18:26  

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