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L'irritante premier

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Matteo Renzi ha vinto la sua partita nel referendum sulle trivelle. Ha vinto puntando non sulla bontà della sua proposta di concessione illimitata ai petrolieri ma sulla disaffezione al voto degli italiani.

 

 

Cosa che non gli fa certo onore. Ha perciò poco da esultare. E ancor meno ha da gioire della sua arroganza, pur già sperimentata ma mai così tanta come in questa ultima occasione. Ieri sera nel commentare l'esito referendario ai microfoni della 7 ha irritato, con il suo sgangherato attacco alla stampa, finanche il docile Mentana. Soprattutto ha irritato i tanti, voglio sperare tantissimi, cittadini italiani che non sono riusciti a mandar giù il suo riferimento ai trecento milioni spesi per un "inutile" referendum. Perché tutti sanno che quei soldi si potevano certo risparmiare. Bastava accorpare la consultazione referendarie alle prossime elezioni amministrative ma così, certo, il quorum sarebbe stato raggiunto e la benevola concessione ai petrolieri respinta dal corpo elettorale. Irritante in massimo grado anche la pretesa di aver difeso 11mila posti di lavoro. Una balla gigantesca perché quei posti di lavoro sono nati e sono rimasti in piedi anche con la normativa che impone il rinnovo quinquennale delle concessioni.

Di rado l'arroganza paga, più spesso si rimane vittima della propria tracotanza. Ottobre sarà il mese giusto per la fine di una irritante stagione politica.

 

 

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