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La nuova destra

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La legge di stabilità 2016 del governo Renzi contiene alcune misure difficilmente digeribili anche per i suoi più accaniti sostenitori. Almeno per quelli che, a dispetto dei santi, si ostinano a considerare il partito di Renzi una moderna sinistra politica. L’aumento della soglia per i pagamenti in contante. L’incremento di un miliardo di euro dei proventi di stato sui giochi. L’abolizione della tassa su tutte le prime case.

 

 

 

Sulla prima misura non merita neppure di aprire una discussione in un Paese che conosce i nostri livelli di evasione fiscale e di lavoro in nero. La seconda è rimasta un po’ in ombra forse perché neppure il premier se l’è sentita di darle spazio in una delle sue mirabolanti slide. Allora è bene sapere che nel corso del 2016 è prevista una gara per il rilascio di nuove concessioni per 15 mila nuove agenzie di scommesse e 7 mila nuovi corner. Questo capita mentre il gioco d’azzardo patologico, ludopatia, già affligge alcune centinaia di migliaia di italiani ed impegna non poche risorse per il suo contrasto nei Servizi per le Dipendenze istituite presso le ASL! Ma è nel difendere quell’abolizione delle tasse sulla prima casa, che non piace neppure a Bruxelles, che il presidente del Consiglio offende l’intelligenza degli italiani (“ridurre le tasse non è né di destra né di sinistra”). Matteo Renzi lo sa bene ma confida che i suoi connazionali abbiamo più a cuore il loro portafoglio che la loro intelligenza. Già lo Statuto albertino del 1848 conteneva una norma, l’art.25, per il quale tutti i cittadini dovevano contribuire ai carichi dello Stato “nella proporzione dei loro averi”. Nella Costituzione repubblica è l’art.53 a difendere il principio della capacità contributiva nella ripartizione dei tributi: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Una norma improntata all’equità fiscale e con l’obiettivo di smussare le diseguaglianze economiche. Ora il nostro premier finge di non capire che sollevare di 166 euro una famiglia che vive in casa di proprietà con rendita catastale pari a 450 euro ed al tempo stesso dare un beneficio di 2.808 euro ad una famiglia che abita in villa di 16 vani con rendita catastale di 2.984 euro non va nel verso di un’equa ripartizione del carico fiscale. Va esattamente nel verso opposto. E toglie ai più poveri per dare ai più ricchi perché il risparmio conseguito dai più abbienti è risorsa potenzialmente sottratta alle politiche di sostegno al disagio economico. Non è neppure una buona scelta di politica economica perché, come è noto a tutti e certo anche a Matteo Renzi, la propensione al consumo è inversamente proporzionale al reddito disponibile. Sicché i  milioni di euro di cui saranno alleviati i proprietari più ricchi non si tradurranno affatto in nuovi consumi. Questa la ragione per cui la misura non piace neppure all’Europa cui Renzi replica con voce grossa, quella dell’imbelle e innocuo populista cui i partner europei non riservano mai un posto in prima fila quando si tratti di discutere di questioni serie. Come già con il suo defilato mentore, Silvio Berlusconi.

 

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