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Il dovere della coerenza

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Non sono pochi coloro i quali ieri hanno combattuto Berlusconi e oggi si trovano con convinzione dalla parte di Renzi. Ma chi negli infiniti anni di governo berlusconiano della Repubblica si trovò bellicosamente sulle barricate ed oggi si scopre renziano dovrebbe pur dare qualche spiegazione.

 

 

La riforma del Senato. Già la riforma Berlusconi del 2005, bocciata poi da un referendum, eliminava il bicameralismo perfetto lasciando alla sola Camera dei deputati, in particolare, la responsabilità esclusiva della fiducia al governo. Il Senato, pur depotenziato e privato di molte funzioni, risultava tuttavia ancora una Camera delle Autonomie con rappresentanti eletti dal popolo. Ora Renzi vuol togliere anche quest’ultimo impiccio.

La legge elettorale. Quella di Calderoli bloccò le liste dei candidati eliminando il voto di preferenza. Introdusse un premio di maggioranza alla coalizione con il più alto numero di suffragi. E fu ribattezzata prontamente porcellum. Come la vogliamo chiamare la legge elettorale Boschi-Renzi?

La riforma del lavoro. Su questo terreno Silvio ci provò invano. Ci è riuscito, infine, Matteo. Cancellate le tutele invise alla finanza internazionale, nonostante fossero frutto delle lunghe lotte sindacali e dei partiti della sinistra (allora c’era) nel primo dopoguerra.

La riforma della scuola. Semmai buona quella di Berlusconi e ottima quella di Renzi. Rafforzati i poteri del dirigente scolastico, accresciuti i vantaggi per le scuole private.

Il reato di falso in bilancio. Depenalizzato da Berlusconi, reintrodotto nel Codice Penale da Renzi ma … con l’effetto pratico di cancellare anche quel poco di contrasto ancora esistente. Un capolavoro di demagogia!

La lotta all’evasione fiscale. Berlusconi non la fece. Renzi è andato oltre. Depenalizzate le dichiarazioni infedeli e l’omesso versamento IVA con la elevazione delle soglie di non punibilità.

Il bavaglio alla stampa. Anche qui Silvio fallì. Matteo ancora una volta ce l’ha fatta, almeno in prima lettura alla Camera (ma non c’è motivo di pensare che possa trovare ostacoli al Senato). Sarà più difficile pubblicare le intercettazioni telefoniche.

La responsabilità civile dei giudici. Come sarebbe piaciuto al Cavaliere metterci mano! Il figliolo è stato più bravo.

La riforma delle pensioni. Al lavoro sporco ci pensarono Monti e, con qualche lacrima, Fornero. Oggi, nonostante lo scandalo degli esodati, non si cambia.

La legge sul conflitto di interessi. Scomparsa dall’agenda politica, oggi come ieri.

È probabile che questo elenco non sia esaustivo. Dovrebbe tuttavia dar sufficientemente conto delle convergenze tra i due statisti, il milanese e il fiorentino. Certo una differenza almeno rimane. Renzi non è affetto, per quanto se ne sappia, da sexual addiction.  Sarà questa la ragione che ha indotto a odiare ieri Berlusconi sr e, viceversa, ad amare oggi Berlusconi jr?

 

 

 

 

 

 

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