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Il Trattore Landini

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La fabbrica Landini ha scopi precisi: produrre e vendere trattori, tra i quali spicca il mitico “Testa Calda”. Non può dirsi altrettanto per Maurizio Landini che non produce trattori, non è di certo una “Testa Calda” e non è neppure così chiaro cosa voglia fare da grande. Il Segretario della FIOM è il solo sindacalista, nel desolante panorama italiano, a mantenere una certa credibilità. Se ad un qualunque Pagnoncelli venisse commissionato un  bislacco sondaggio su tale Carmelo Barbagallo o, forse ancor peggio, su una certa signora Annamaria Furlan, i “NON SA O NON RISPONDE” raggiungerebbero percentuali bulgare. E la stessa Camusso non se la passa troppo bene, riguardo a fiducia e popolarità.

 

 

Landini, in realtà, non è soltanto l’unico leader di peso in ambito sindacale: chi guarda oltre il PD, in questo momento storico, intravede desertiche distese lunari, prive di qualunque forma di vita umana, animale e vegetale. Ingroia, esausto per l’immane lavoro politico svolto in Rivoluzione Civile, si è ritirato nel trapanese a collaudare amache; Vendola, purtroppo, è ancora in campo e “lotta insieme a noi”; Tsipras è impegnato ad evitare che il suo Ministro della Difesa dichiari guerra alla Germania; Flores d'Arcais, Rodotà, Settis e Zagrebelsky sono ancora troppo giovani e immaturi per prendere l’iniziativa. Rimane Maurizio, ultima spes, estrema ratio, remota luce in fondo al tunnel dell’italica sinistra-sinistra.

E cosa fa, Landini, per confortare i pochi o i tanti che vedono in lui un novello Messia?  Non un partito – “… Un partito? Non capisco questa parola” sostiene – e neppure proporsi come potenziale leader di un movimento che segua le orme di  Podemos o Syriza.

"… Io e i lavoratori cambieremo il Paese più di Renzi … Il sindacato non deve essere un partito ma un soggetto politico. Voglio riunificare il mondo del lavoro …". Il Segretario della FIOM vuole l'avvio di una “COSA” che ha definito "coalizione sociale".

È difficile pensare che, finora, i sindacati non siano stati soggetti politici. La concertazione ne è l’esempio più lampante: enormi saloni traboccanti di sindacalisti, esponenti del Governo e datori di lavoro che decidevano non solo su salari e contratti ma perfino sulla politica fiscale e sulle pubbliche finanze. Ed altrettanto complicato risulta cambiare il Paese senza un partito o senza l’apporto dei partiti, almeno fino a quando il potere legislativo sarà prerogativa del Parlamento. Le proposte di legge di iniziativa popolare – lo strumento che intende utilizzare Landini – dovrebbero comunque essere inserite in un calendario (tempi rapidissimi, naturalmente), discusse ed approvate da signore e signori che nei partiti sono stati eletti. L’alternativa consisterebbe nel cercare interlocutori ed accordi direttamente con le controparti, le aziende, tagliando fuori Governo e Parlamento. Ipotesi realistica? Combattendo a suon di scioperi e manifestazioni di piazza?

Forse a Landini rimangono due possibilità: decidersi finalmente a fondare un ennesimo, arcaico, noioso PARTITO, magari dopo aver letto in un dizionario il significato della parola e provando a declinarla in forme diverse, oppure sostituire l’autista del trattore CGIL. Sembra che Susanna propenda per la seconda ipotesi e non sia propriamente felice.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Marzo 2015 13:12  

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