Se è lecito sognare

Domenica 01 Giugno 2014 20:50 Hits: 1721 Pino Ippolito Armino Politica
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Oltre alla clamorosa vittoria di Matteo Renzi, il voto alle europee ci consegna due fatti importanti, potenzialmente capaci di modificare in profondità la politica italiana: il successo della Lista Tsipras e l’approdo in Europa dei deputati di Beppe Grillo. Vediamo come e perché queste due vicende, apparentemente assai distanti tra di loro, potrebbero avere un esito comune, un risultato straordinario per chi coltiva la speranza della rinascita della sinistra italiana.

 

 

 

La Lista Tsipras, tenacemente voluta da Barbara Spinelli e da Marco Revelli, ha rotto anche se di un soffio l’incantesimo che legava all’insuccesso ogni tentativo di ricostruire la sinistra federandola in una coalizione. Questo storico risultato, nonostante i molti voti andati al PD per fronteggiare la minaccia millantata da Grillo, è frutto di un meditato programma per il governo dell’Europa e della scelta di candidare persone nuove. A nord ovest è stato eletto Moni Ovadia che cederà il posto a Curzio Maltese, a meno di mille voti di preferenze dal primo; al centro e al sud la più votata è stata Barbara Spinelli ma al suo posto andranno a Strasburgo, pur con molte migliaia di voti in meno, Marco Furfaro ed Eleonora Forenza, due giovani in quota SEL e Rifondazione comunista. La rinuncia, del resto già anticipata, di Spinelli e di Ovadia segnala dunque un problema. Le organizzazioni di partito, pur accettando un ruolo defilato nella gestione della campagna elettorale, hanno concentrato i loro sforzi su alcuni candidati di bandiera, mettendo a segno l’obiettivo di portare propri rappresentanti in Europa. Queste vecchie sigle non sono, come qualcuno si ostina a pensare, una risorsa. Sono oramai divenute una zavorra della quale è necessario disfarsi: sono più i voti che allontanano che quelli che riescono a catturare. A Rivoli, tanto per fare un esempio, la lista SEL-PRC alle comunali ha avuto la metà dei voti della lista Tsipras alle europee! E quanti come me, per fare un altro esempio, ascoltano ormai con insopportabile fastidio le parole vacue e vanitose di Vendola?

Non l’insuccesso del M5S quanto la scelta di allearsi con il leader dell’ultra-destra inglese Farage mette a nudo la natura e il carattere dell’avventura politica di Grillo. Non importa più neppure se la mitica rete respingerà quest’alleanza, il solo fatto che sia stata immaginata e proposta costringe molti elettori, militanti e deputati del M5S a ripensare il loro rapporto con i fondatori del movimento. Non solo gli elettori ma neppure i candidati del M5S sapevano che mossa avesse in mente quell’uno che vale uno ma che è da solo al comando. Sono ora palesemente chiare le ragioni della rimozione, in campagna elettorale, del  tema delle alleanze in Europa ed è persino imbarazzante ricordare ai militanti del M5S chi è Nigel Farage. Non ci attendiamo nulla dai Di Maio, dai Di Battista, dai Morra, seguirebbero Grillo anche all’inferno. Ma da chi con convinzione si batte contro la privatizzazione dei beni comuni, contro il nucleare, contro la finanziarizzazione dell’economia, da chi non accetta la ricetta del respingimento quale soluzione sbrigativa al problema dell’immigrazione (come ignobilmente predicata da Grillo/Di Maio in perfetta sintonia con Farage) è lecito attendersi un coerente  riposizionamento. Da questi ultimi, e dai loro rappresentanti in parlamento, decisi a non tradire le loro idee, potrebbe venire un forte impulso al progetto di rifondazione della sinistra. Sarebbe un’eccezionale onda d’urto capace di spazzare via i tentativi dei partitelli di sinistra, desiderosi di restare in vita a dispetto dei tanti acciacchi.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Giugno 2014 08:43  

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