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Parlando di livelli blues

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Credo che con questo mio articolo mi renderò ancora più antipatico ai pochi che ormai hanno la pazienza di sopportarmi (morirò probabilmente in solitudine dialogando con il rubinetto del mio bagno scambiando i suoi gocciolii per dotte rappresentazioni del mondo), ma il fatto è che la discussione svolta nella mia comunità di amici (Follower? Following? Compagni? A quando una rete sociale di sinistra? A pensarci bene non ci sarebbe termine più adatto, un’altra grande occasione storica sprecata!) [1], in occasione di queste elezioni, mi ha divertito e contemporaneamente mi ha dato modo di pensare: a discapito dei miei pochi lettori esporrò quindi qui sotto i risultati delle mie meditazioni (se non ve ne frega una beata NON cliccate su “Leggi tutto”: addio!).

Il punto è che quando uno ragiona con gli altri ed espone il proprio punto di vista normalmente mescola inconsapevolmente i livelli. Che voglio dire? Voglio dire che un argomento può essere analizzato e discusso su piani diversi, e che ogni ragionamento su quel tema dovrebbe stare all’interno di un determinato e a priori dichiarato livello. Questo perché, quello che è vero là, non è più vero qua, entra in contraddizione e cozza contro quanto espresso un po’ più sopra o un po’ più sotto. Il marpione dialettico sfrutta i piani di discussione come il gioco delle tre carte: ti porta su un livello, conduce una logica, e a metà, zac, cambia piano (di solito l’interlocutore non se ne accorge) e conclude affermando cose che su quest’ultimo livello sono del tutto false o non c’entrano nulla. Se molto abile, per confondere ulteriormente l’avversario usa frasi roboanti, del tipo “consegnare di nuovo alla storia il conflitto di classe”, lasciando nella più grande confusione mentale il proprio interlocutore che comincia disperatamente ad interrogarsi sul significato dell’uscita, tra sensi di colpa della propria ignoranza e malcelata ammirazione della cultura dell’altro. E proprio in quel momento, quello della confusione, zac, il cambio di registro!

La politica mi offre l’esempio più adatto per cercare di spiegare quello che intendo. Poniamoci infatti a livello delle grandi idee: a chi mi dice che sostiene l’acqua pubblica, la neutralità di Internet, l’uguaglianza tra le genti, la pace tra i popoli, l’equa distribuzione della ricchezza, i diritti degli animali, la raccolta differenziata dei rifiuti, la difesa della scuola pubblica e la salvaguardia delle calotte polari e della foresta amazzonica, io non posso che tributare lodi e confermare la mia entusiastica vicinanza. Esprimo al contrario cachinni e disprezzo nei confronti di colui che pensa che gli immigrati facciano viaggi di piacere attraversando il Mediterraneo, che il mercato si regoli da solo, che l’unica vera religione sia quella cristiana, che la famiglia vada acriticamente difesa, che lo Stato non debba porre mano nell’educazione e nella sanità e che io debba chiedere istruzioni morali a qualcuno addobbato come uno sciamano su come scopare e morire. Su questo piano sono disposto a dialogare anche aspramente con i miei avversari, una volta (ora non più) fino allo scontro fisico. Chiamerò dunque questo livello (quelli degli ideali) Livello A.

Il tragicomico avviene quando tra gente che concorda perfettamente sul livello A si dovrebbe discutere di cose che appartengono ad un altro livello (che chiamerò Livello B e che immagino immediatamente sottostante ad A): il piano del “come” e sul “chi”. Voglio dire come devo fare per fare il modo che l’acqua scorra, Internet strimmi, i popoli stiano in pace, la ricchezza sia distribuita, i rifiuti tossici siano adeguatamente trattati, le mucche vengano munte accompagnate dai concerti di Mozart, la scuola italiana diventi tra le prime al mondo, le calotte gelino e la foresta prosperi. E che persone devo scegliere, con quali criteri debbono essere selezionate, in quale modo debbano essere istruiti, di quali mezzi debbano essere dotate, acciocché tali ambiziosi obiettivi vengano raggiunti: immagino che quanto meno debbano essere oneste, competenti e intelligenti: se trattano l’acqua, almeno sappiano nuotare; se ragionano di Internet, almeno sappiano accendere un PC; se spendono soldi, almeno sappiano fare un budget; se fanno un progetto, sappiano almeno controllare un piano; se parlano di scuola, siano professori; infine che non mescolino la spazzatura di cucina prima di buttarla, non prendano il gatto a calci in culo e non vadano in giro ad incidere le loro iniziali sulla corteccia degli alberi.

Ora purtroppo capita che il processo di selezione politico – grazie alla struttura dei partiti che è quanto di meno democratico di possa immaginare, checché ne pensino i loro aderenti e simpatizzanti e i giornalisti di RAI 3 – esprima in media gente che il livello B non sa neppure cosa sia (ho detto in media, non cominciamo con i casi isolati!) grazie ad un processo di selezione sicuramente non aderente a criteri che possano assicurare il bene comune. Al massimo quello del partito. Nel peggiore dei casi quello singolo. Con un risultato finale consistente in un impressionante storico di fallimenti: gli acquedotti perdono, Internet non è (sarà) pubblica, la ricchezza si concentra nelle mani dei pochi, dei furbi e dei disonesti, pesci e galline vengono allevati in luoghi di tortura, i bambini giocano a pallone nella terra dei fuochi, le scuole cattoliche vengono sovvenzionate, le calotte si sciolgono, la foresta viene deforestata e, magari, con un pochi voti contrari si nega la fiducia ad un governo di cui si fa parte per regalarci 13 anni di Berlusconi (quanto meno confondendo, ad essere benevoli, i livelli A e B). Ci si pente? Ci si ravvede? Ci si critica? Si mettono in atto programmi educativi per aumentare le competenze? Si studia la finanza per capire come sovvenzionare piani e progetti? Macché: si dichiara di non essere d’accordo su una visione “tecnica” della politica, si risalta sul livello A e ci si ricicla nella lista Tsipras (con cui, ripeto a tutti ed ad alta voce, concordo pienamente circa i temi di tipo A). Ovviamente per riconsegnare di nuovo alla storia il conflitto di classe.

Disclaimer: forse un paio di amici (Follower? Following? Compagni?) potrebbero ritrovarsi in quanto ho scritto. Non me vogliano: ogni reale riferimento è in realtà casuale; ben conosco il loro impegno (che ammiro moltissimo, io che alligno inane da mane a sera) e la loro onestà, delle quali, basandomi su lunga frequentazione, non mi permetterei mai di dubitare. Non me ne vogliano se ho usato lacerti di dialoghi intrattenuti con loro come esempio esplicativo. Ben altri erano i miei bersagli. Insomma non confondano i piani!

 


[1] A proposito: provate a cercare “SEL candidati Rivoli” su Google. Nulla; essi (i candidati), inguaribili romantici e aristocraticamente indifferenti al favore delle plebi, continuano a preferire oscure cantine in cui trovarsi e comunicare in gran segreto, avvolti in ampi ferraiuoli celanti l’ombra del pugnale destinato ad abbattere il tiranno, strenuamente fedeli ad una visione non tecnica della politica. L’ultimo post sulla pagina FB del Circolo SEL di Rivoli (cui dedicai un po’ del mio tempo, ahimè!) recita: “ben venuto Vito!”: era il 13 gennaio del 2013!

Ultimo aggiornamento Domenica 25 Maggio 2014 13:59  

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