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Ben tornata, provvidenza

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Non è la prima volta che i cittadini della Repubblica Italiana si trovano ad affrontare un versante storico particolarmente difficile nel quale quelle che, fino a qualche anno prima, potevano essere considerate sicure conquiste sociali devono essere rimesse in discussione. È accaduto anche piuttosto di recente, si pensi alle crisi economiche che hanno colpito il nostro Paese a metà degli anni ’80 e alla fine dei ’90, ma quel che rende originale il tempo che viviamo è la radicata sfiducia, particolarmente nei più giovani, nella capacità del sistema Italia di superare le difficoltà attuali. È questo un dato ancor più allarmante di quelli che quotidianamente apprendiamo sulla cosiddetta economia reale, perché la perdita di fiducia nel futuro e la rassegnazione nello spiacevole presente sono gli ingredienti migliori per alimentare una spirale senza fine di povertà e disoccupazione crescenti. L’irresistibile e poco onorevole ascesa del giovane Renzi è figlia di questo generale clima di rassegnata sfiducia.

 

 

 

La fine, già dagli anni ’80, dell’elaborazione politica e dei partiti come luoghi della formazione del pensiero che analizza e progetta la società ha avuto per logica conseguenza, a dispetto delle severe lezioni impartite dalla storia, il consolidarsi nell’opinione pubblica della necessità storica dell’uomo solo al comando. Per venti anni Berlusconi ha sfruttato abilmente questa circostanza vendendo sogni agli italiani e facendoseli pagare a caro prezzo. Prima ancora che il pifferaio cominciasse a steccare non sono mancati, da ogni parte dello schieramento politico, gli emuli desiderosi di rinnovarne le gesta. Tutte le “narrazioni” non hanno resistito all’urto degli scandali che hanno via via travolto ogni comitato elettorale alternativo a quello berlusconiano. L’ultimo dei partiti, il Partito Democratico, nato dall’abbraccio contro-natura di post-democristiani e di post-comunisti, è divenuto incapace di una qualunque coerente linea politica. Il grande successo del Movimento 5 Stelle, un movimento che si vuole nato dal basso per distruggere ogni residuo di partitocrazia, è la tessera perfetta che completa il mosaico. Il sempre più flebile consenso, sempre meno numerosa essendo la partecipazione prevista al voto, si divide in tre parti quasi eguali. Su di una schiera un poco più numerosa di elettori sembra oggi poter contare Matteo Renzi che ha conquistato il suo partito e il governo operando una fortunata sintesi del carattere e della natura dei suoi concorrenti. L’accordo, anche sottobanco, con il pregiudicato di Arcore garantisce con quella parte politica un clima disteso che è impensabile ottenere, nonostante la guerra civile pentastellata, da Beppe Grillo che del tutto lucidamente lo considera il principale dei suoi avversari. Su quest’uomo, su Renzi, sul presidente del consiglio più giovane della storia repubblicana si sono concentrate nelle ultime settimane nuove speranze. Almeno di quegli italiani non così pervicacemente maldestri da reiterare la propria fiducia in Berlusconi o di quelli che non possono attendere che la coppia Grillo-Casaleggio conquisti la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento per avviare su rete la definizione per punti della riforma fiscale. L’uomo nuovo della provvidenza è servito.

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Marzo 2014 11:36  

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