Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

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L'opportunità sprecata

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Mi è stato chiesto un articolo - credo - sulla funzione del web nella democrazia diretta e di quella sua patologia (del web, non della democrazia diretta) che si chiama blog di Beppe Grillo. Sarà molto breve, anche per non annoiarvi.

Inizio richiamando i principi fondatori di Internet; la sua origine bellica che richiedeva resistenza ad attacchi nemici ha portato - per assurdo - alla negazione di gerarchie operative centralizzatte (incluse quelle tecniche amministrative; rimangono quelle amministrative sull'assegnazione dei nomi e dei numeri), al conseguente sviluppo del peer-to-peer, e quindi di forti principi collaborativi. Questo nell'ambito di un clima culturale di sviluppo software che - privilegiando il merito e la reputazione personale rispetto al profitto personale - vedeva l'affermazione dell'open source (suo guru Richard Stallman), e nel caso di Internet, l'assoluto predominio del codice libero (credo che il 90% dei web server sia Apache, e il 100% dei router sia basato su kernel Linux) sulle soluzioni proprietarie, in particolare su quelle Microsoft. Su questa base virtuosa, come piante nel corpo della foresta sono nati e si sono sviluppati, grazie all'ambiente ecologico a loro così favorevole, i cosiddetti OTT (Over The Top: quelli che stanno sopra): Google, Facebook, Amazon, E-bay, Trip advisor etc. occupando tutte le nicchie ecologiche a loro favorevoli per far profitto, spesso in condizioni di oggettivo monopolio. Teoricamente nulla di male: non siamo così comunisti da negar la libera iniziativa (magari per regolarla un po' però sì..); il contesto particolarmente favorevole rappresentato da condizioni di pari e praticamente gratuito accesso a grandi opportunità di comunicazione ha portato a grandi possibilità di sviluppo. Ma ora, purtroppo, la loro influenza è talmente forte da minacciare - come fa l'uomo con l'ecologia della Terra - gli equilibri ispiratori di base, portando attacchi sempre più significativi alla neutralità della rete (quella stessa condizione che ha consentito la loro nascita e crescita), nel momento in cui reclamano a voce sempre più alta cammini privilegiati a qualità migliore a loro riservati. Ma questo è un altro discorso, che ci porterebbe lontano.

Il punto è che Internet è fondamentalmente a 2 livelli: il livello della connettività (quello collaborativo e quindi a basso costo - almeno fino ad oggi) e quello dei servizi, che utilizza quello di base per la qualunque: dalle ONG, al porno, dal profitto lecito al traffico di armi e allo spionaggio industriale e governativo, e così via..

Quindi il sillogismo Internet -> democrazia senza specificare il servizio posto al servizio (scusate il gioco di parole) della democrazia è una cagata pazzesca (scusate la finezza).

Ed è lì che Beppe Grillo gioca sporco: il suo blog è il balcone di un nuovo palazzo Venezia che si affaccia su una enorme piazza virtuale affollata di un 20% di italiani che sono disgustati - mi sembra con ottime ragioni - del partitismo nazionale, ma che non hanno abbastanza cultura tecnica - purtroppo - per discernere il grano dal loglio delle nuove tecnologie. Grillo, da uomo di spettacolo avvezzo a percepire l'umore del pubblico, lo ha ben capito e ne approfitta a man bassa. I suoi seguaci - quando sono in buona fede - sarebbero da definirsi almeno tecnologicamente labili, e quindi, grazie al sillogismo errato di cui sopra, anche labili politicamente. Naturalmente ci sta quasi fisiologicamente che il 20% degli italiani sia in questo stato, esattamente come ci sta che ce ne sia un altro 20% ad un livello ancora più basso (indovinate quali).

Grillo quindi come OTT della politica, che stravolge e che abusa dei principi fondatori di Internet che gli hanno permesso fama e successo: ma che cosa c'entri la proprietà del marchio con i Creative Commons lo sa solo lui! Come naturalmente sa solo lui quanti soldi si fa con la pubblicità associata al sito, che gli permette forse prospettive più serene del rimanente scenario politico italiano sul tema del finanziamento pubblico ai partiti.

Ma a questo punto mi fermo, cedendo la parola alle famose 20 domande a Casaleggio, che circolano tra i transfughi del movimento (crf. ad es. Democrazia in Movimento); a proposito di www.beppegrillo.it :

 

1 – Chi è o chi sono gli amministratori del Portale?
2 – Dove è fisicamente il server su cui è il Portale?
3 – Chi ha accesso alle informazioni sensibili?
4 – Come vengono scelte le persone che hanno accesso al Portale come amministratori?
5 – Quali metodologie di sicurezza vengono adottate?
6 – Quanti iscritti vi sono sul Portale?
7 – Quanti degli iscritti operano regolarmente?
8 – Come sono suddivisi per regione e provincia gli iscritti e gli attivi?
9 – Come si pensa di garantire trasparenza nelle votazioni?
10 – Chi e come certificherà che le votazioni sono libere, reali e che il conteggio sarà corretto?
11 – I verbali dei risultati come verranno resi pubblici?
12 – Si prevedono “terze parti” che saranno abilitate al controllo e alla certificazione del voto?
13 – Nel caso di problemi di accesso o di attacco hacker, come si pensa di rendere possibile il voto?
14 – Sarà possibile per tutti i cittadini verificare le operazioni di voto, scrutino e proclamazione degli eletti?
15 – Nel caso di controversie o ricorsi chi e come si deciderà?
16 – Ogni votante avrà una certificazione dell’avvenuto voto verificabile in ogni momento anche a valle della chiusura delle votazioni?
17 – Le informazioni sul voto essendo dati estremamente sensibili, da chi verranno gestite, archiviate e rese inaccessibili?
18 – Come verranno proclamati gli eletti?
19 – Vi sono state deroghe per la scelta dei candidati, ripeetto alle varie regole, post e comunicati politici?
20 – Quale sarà la “struttura di comunicazione” che sarà destinataria dei fondi dei gruppo parlamentari?

 

Ultimo aggiornamento Martedì 11 Febbraio 2014 11:04  

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