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Perché il M5S non può rappresentarmi

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Non disconosco i meriti che il movimento di Beppe Grillo si è conquistato sul campo, mettendo in mora una classe politica così spesso cialtrona e criminale. Conosco molti elettori del M5S, a Torino come a Rivoli, a Palmi e in altre parti d’Italia. Alcuni di questi sono amici carissimi. Vedo con quanta passione seguono le vicende parlamentari del M5S e quali speranze hanno affidato a questo movimento. A loro soprattutto voglio raccontare perché il M5S non mi può rappresentare, senza pretesa di convincerli della bontà dei miei argomenti e senza che venga meno il rispetto delle loro opinioni.

 

Perché il M5S si definisce un movimento post-ideologico

 

Prendo dal Sabatini Coletti la seguente definizione di ideologia: “complesso di idee e di finalità che costituiscono la ragione d'essere e il programma di un movimento politico, di un partito ecc.”. Ora, per quanto riguarda il M5S e alla sua post-ideologia, i casi si riducono a due: a) non vi è alcun complesso di idee e di finalità che costituisca la sua ragion d’essere (mi sento di escluderlo); b) sono da considerarsi superate tutte le ideologie che hanno segnato il nostro più o meno recente passato.

Esaminiamo con attenzione questo secondo caso. La tesi non è nuova. Probabilmente per la prima volta la si trova compiutamente definita nel celebre “La fine della storia e l'ultimo uomo” di Francis Fukuyama per il quale l’evoluzione della storia politica dell’uomo ha termine con la fine del secolo scorso, col definitivo affermarsi della democrazia liberale di stampo occidentale. In questo orizzonte, che è privo di nuove e diverse prospettive, prende corpo il celebre aforisma di Casaleggio “Un’idea non è di destra né di sinistra. È semplicemente un’idea. Buona o cattiva” (per la verità neppure questo così nuovo). Fine della destra, fine della sinistra.

Si tratta di una concezione della storia che non posso assolutamente condividere. Le ragioni sono tante e così ben rappresentate da una schiera interminabile di autori che mi limiterò ad una sola considerazione, quella dell’insanabile conflitto di interessi tra capitale e lavoro. Nel suo ultimo “La lotta di classe dopo la lotta di classe” Luciano Gallino ha calcolato che nell’ultimo quarto di secolo, in Italia, è transitato dal lavoro al capitale qualcosa come 220-250 miliardi di Euro, usciti ogni anno dalle buste paga dei lavoratori e trapassati nei bilanci delle imprese. Sinistra e destra restano distinte e tra loro inconciliabili, perché difendono interessi diversi e tra loro conflittuali. Nel recente passato altre due organizzazioni politiche hanno giocato la carta dell’indifferenza destra/sinistra, l’Italia dei Valori e la Lega Nord. Si è trattato di espedienti elettorali per catturare il maggior consenso possibile; non posso escludere una finalità simile per il M5S.

 

Perché il modo migliore di affermare i propri valori è praticarli

C’è uno iato evidente tra la predicazione di Grillo e i suoi comportamenti. Prendiamo “uno vale uno”: nessuno sano di mente vorrà confermare questa apodittica affermazione anche nel caso del fondatore del movimento. Massima trasparenza nel finanziamento: ancora non è dato sapere dove fanno a finire i soldi che il blog di Beppe Grillo, la fonte delle informazioni per eccellenza del movimento, incassa dalla pubblicità. Democrazia orizzontale in rete: non mi inoltro neppure nelle ragioni per le quali non credo alla democrazia della rete, lascio parlare uno che se ne intende, il leader del Partito tedesco dei Pirati, Bernd Schölmer, per il quale Grillo al più “dirige un fan club”. E così via, la lista è lunga.

Perché la demagogia e il paradosso non sono una forma adeguata di comunicazione politica

Molte sono le affermazioni di Grillo che sanno di demagogia o affrontano temi seri con un paradosso: il prossimo ministro delle finanze deve essere una casalinga con tre figli, il Parlamento è inutile, a ottobre l’Italia va in default (termine poi differito di qualche mese), la mafia non uccide come la crisi, ai giornalisti faremo un culo così, Rodotà sbrinato dalla rete … Utile, capisco, il paradosso, utile la frase estrema: occupano subito la scena. E poi, se è necessario, si può sempre smentire, rettificare, ammorbidire, prendersela coi giornalisti di regime che travisano il pensiero. Berlusconi è (stato) un grande, insuperabile maestro di questa forma di comunicazione. Confesso, a me non piace affatto. Almeno in politica, preferisco il linguaggio, forse più noioso e meno accattivante, della serietà. (Ho ascoltato stupefatto con quanta certezza Grillo in un’intervista descrive Casaleggio come un grande informatico che all’Olivetti aveva con lui mille persone; siccome, almeno in questo caso, sono in grado di smentire categoricamente una simile fesseria, non posso esser più certo neppure delle cose da lui pronunciate con serietà).

 

Perché il M5S non è un’organizzazione democratica

Un’organizzazione democratica decide a maggioranza ed è scalabile. Non è certo dubitabile che una parte, non trascurabile, delle posizioni del Movimento si trovi pronta per l’uso nei giornalieri blog di Grillo che egli decide con se stesso o con chi altri non è dato sapere; e non devo aggiungere che la leadership di Grillo non è lontanamente in discussione (“un patrimonio dell’umanità come le Dolomiti” per citare uno dei suoi parlamentari).

Le vicende, poi, che hanno riguardato un certo numero di parlamentari, e prima ancora i Favia e i Salsi, sembrano indicare che più di un partito, si tratti di una setta. Non ha alcun senso, infatti, far riferimento a patti che sarebbero stati violati dagli espulsi, primo perché quei patti, ancorché sottoscritti da entrambe le parti,  sono stati formulati da uno solo dei contraenti, secondo perché non c’è accordo privato che possa superare la legge (e il buon senso). Tanto per fare un esempio: non ha alcun valore, legale dico!, un patto che possa intendersi come superamento del principio costituzionale di “divieto di mandato imperativo” (una regola che non è della sola Repubblica Italiana, ma che fa parte del patrimonio costituzionale di tutte le democrazie europee ad eccezione, non a caso, della Russia di Putin). Come non può avere valore, in democrazia, la regola che imporrebbe di “discutere dei panni sporchi in casa”; e che rimanda al peggior centralismo democratico di stampo staliniano.

Da questo punto di vista neppure il PdL di Berlusconi o il SEL di Vendola sono organizzazioni democratiche. La sola organizzazione politica che, nell’Italia di oggi, soddisfi in buona misura quei requisiti è il Partito Democratico (peccato che i suoi programmi siano così lontani dai miei!).

 

Perché il M5S non ha strategie efficaci

Non posso credere che Grillo avesse un’idea così romantica del Parlamento da ritenere davvero di presentarsi coi suoi nelle aule a discutere e far approvare leggi, indipendentemente dai vincoli che legano i partiti alle maggioranze di governo. Dunque se si vuol ottenere qualche risultato (che non sia quello della funzione pure importantissima di controllo che è riservata alle opposizioni) bisogna avere in mente una strategia per contare sulla maggioranza dei parlamentari, che non può che essere una delle due: a) la “vocazione maggioritaria” come l’aveva chiamata Veltroni; b) l’alleanza con altri gruppi parlamentari. Può sembrare che Grillo punti alla prima (questo lascia pensare la guasconata sul 100% dei consensi da raggiungere); di certo non si affida alla seconda, perché c’era l’occasione di mettere il PD spalle al muro e costringerlo a cedere su più di un punto qualificante, ma si è preferito “stracciare il biglietto vincente della lotteria” per dirla con l’arguzia del fiorentino Renzi. Io non credo che il M5S possa raggiungere la maggioranza dei consensi e, anzi, credo che il suo declino elettorale sia già cominciato; di più credo che lo sappia anche Grillo. (Mentre scrivo pare che a Roma M5S e giunta Marino possano giungere a un accordo per collaborare nel governo della capitale; sarebbe un cambiamento di non poco conto che saluterei favorevolmente).

 


 

Ci si potrebbe chiedere da chi mi sento ben rappresentato in Parlamento. Se sin qui non fosse risultato chiaro, rispondo subito: da nessuno! E mi sento bene, libero di valutare quel che succede, senza pregiudizi, i quali si sa, spesso vengono da una già decisa appartenenza.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Giugno 2013 08:31  

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