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Difficile è cambiare

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I risultati del primo turno delle amministrative sembrano confermare una cosa sola, che le orecchie di molti politici non vogliono proprio ascoltare: gli italiani non ne possono più di una politica incapace di affrontare i loro problemi, di una classe dirigente mediocre e spesso corrotta. Questo è il solo significato che si può dare all’altissimo tasso di astensione dal voto, come pure al crollo del Movimento di Grillo e, naturalmente, al successo, si direbbe personale, riportato da qualche figura dotata di residua credibilità.

 

 

Già alle politiche il segnale era stato chiaro. Dopo molti anni di non equivoci successi elettorali, il sogno berlusconiano di un Paese moderno e ricco, abbondante di ogni bene per tutti, si è infranto nella realtà di una crisi economica e sociale gravissima che il centro destra ha aggravato con le sue politiche sbagliate, con le sue scelte che hanno penalizzato i più deboli, con il nauseabondo verminaio dei suoi mille scandali. Gli elettori hanno detto no a Berlusconi in massa, più dei due terzi non lo hanno votato e molti milioni di elettori lo hanno abbandonato. Che si poteva fare di più? Gli italiani, quelli che se la sono sentita di andare a votare e che hanno creduto il cambiamento ancora possibile, si sono trovati a dover scegliere, di fatto, tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle perché in Italia, unico tra i paesi europei, è assente un partito autentico (non personale) e moderno (che apprezzi il ruolo dell’impresa nell’economia, senza per questo rinunciare alla difesa dei diritti dei lavoratori) della sinistra.

Ora gli elettori del Partito Democratico si avvedono, con amarezza e con ritardo, che quel partito, non è in grado di soddisfare le loro attese di cambiamento e che, anzi spesso proprio non lo vuole, perché una parte non trascurabile della sua dirigenza è empaticamente, oltre che ideologicamente, affine a quella della destra; ciò che Grillo ha scoperto, forse per primo, e rozzamente urlato dai suoi comizi e dal suo blog. Ma neppure il 5 Stelle, gli elettori lo hanno capito, può offrire una via d’uscita dalla palude nella quale si trova la politica italiana. L’assoluta inadeguatezza e mediocrità del personale frettolosamente inviato in parlamento può, forse, essere camuffata dai violenti concioni del Megafono o stemperata negando ai media la loro funzione, ma non può essere nascosta agli elettori.

Si dirà che il voto è parziale, e che nelle amministrative pesano molto le figure dei candidati a sindaco. Tutto vero; ma gli italiani, lo dice l’astensione che è vicina alla maggioranza assoluta degli elettori, sono stanchi di una politica incapace di offrire una speranza autentica di cambiamento.

 

PS Non si può addebitare in via esclusiva alla modesta incisività ed efficacia sul piano nazionale l'insuccesso elettorale del M5S (che non è tuttavia al centro di questa riflessione); altre cause vi hanno certamente contribuito e tra queste: 1) la scarsa riconoscibilità e credibilità dei candidati locali (ma non era questo uno degli argomenti forti del movimento di Grillo?); 2) la messa a fuoco in questi mesi, da parte degli elettori, del programma pentastellato (quanti lo avevano letto prima del voto nazionale?) e che ha scontentato più d'uno, a destra (vedi ad esempio la netta opposizione al programma TAV in Valsusa) come a sinistra (vedi la posizione di Grillo sull'immigrazione).

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Maggio 2013 17:54  

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