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Dalla parte del Grillo

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Una delle peculiarità più importanti di una persona dotata di raziocinio dovrebbe essere quella di “mettersi in discussione”. Provare, cioè, in un qualunque contrasto di opinioni o di idee, ad abbandonare i propri preconcetti e tentare di ragionare secondo le motivazioni dell’altro. Non è facile, incrostati come siamo da convinzioni assolute che ci appaiono incontrovertibili ed oggettive, depositate dal tempo e dai modi con cui ci siamo formati politicamente e culturalmente.

 

Esemplificando, l’approccio sopra riportato – la disponibilità cioè al confronto e, nel caso, a cambiare idea – è la base della ricerca scientifica moderna che si sforza, al contrario di qualunque religione, di formulare verità che non sono mai assolute ma che, nel momento in cui vengono teorizzate e poi dimostrate sperimentalmente, ci avvicinano ad una migliore interpretazione del mondo. La scienza continua ad analizzare la realtà che ci circonda, sempre in attesa di nuove scoperte che affinino  le conoscenze, le arricchiscano, le perfezionino o, addirittura, le sostituiscano.

 A partire da questi principi, ho provato a tralasciare per un momento i miei “pregiudizi” – forti, molto forti – nei confronti di Beppe Grillo e del M5S, per cercare di capire meglio un fenomeno complesso ed articolato. Se io, oggi, avessi 20 o 30 anni, invece dei quasi 60 che mi ritrovo, come la penserei? Ovviamente non posso del tutto immedesimarmi in una situazione solo ipotetica, ma ricordo bene com’ero da giovane. Mi definirei un “estremista di sinistra”, vicino alle posizioni di Lotta Continua, indisponibile ad accettare qualunque compromesso – storico o di altro genere –, convinto che il glorioso PCI dell’epoca costituisse un ostacolo da combattere per ottenere un cambiamento vero e radicale, in Italia e nel mondo. Confesso perfino che le prime azioni delle Brigate Rosse mi apparivano come una “forza” capace di rendere finalmente vulnerabili i detentori di un potere (politico, economico, giudiziario) fino a quel momento intoccabili ed inamovibili, capaci di qualunque pubblica nefandezza perché certi di un’immunità assoluta e garantita dallo Stato e dalle sue istituzioni. In seguito ho condiviso il famoso slogan “né con lo Stato né con le BR”, coniato proprio da Lotta Continua ed ingiustamente associato alle posizioni di Leonardo Sciascia. Il tanto sangue inutilmente e giornalmente versato, la strage di via Fani, il sequestro e la morte di Moro, l’assassinio di Guido Rossa, mi hanno fatto comprendere l’assurdità politica e la ferocia umana di tutti i gruppi che hanno caratterizzato gli anni di piombo, avvicinandomi alle posizioni di Democrazia Proletaria e poi a quelle del PCI, di cui ho seguito l’evoluzione  o, per alcuni, l’involuzione.

 

A quel tempo, scandali, malversazione,  privilegi, corruzione e impunità caratterizzavano il potere, in tutte le sue forme; pervadevano la società lasciando, apparentemente, immune solo il PCI, forte ed orgoglioso della “questione morale”, incarnata da Enrico Berlinguer. Ai giorni nostri, tutti  i Partiti , sia pure con modalità e responsabilità molto diverse, si possono accomunare nei medesimi difetti.

In contesti storicamente e politicamente del tutto differenti, concludo che,  se oggi fossi giovane, FORSE sarei un militante del M5S.

 

Dico FORSE, perché esistono alcune difformità di non poco conto tra il passato ed il presente. La prima, quella che ritengo più importante, è che I MOVIMENTI DELLA SINISTRA EXTRAPARLAMENTARE DELL’EPOCA NON AVEVANO UN SOLO LEADER. I gruppi erano molti – magari anche troppi – ed al loro interno non esisteva un’unica figura carismatica che decideva, per tutti gli altri, la linea politica. Per fare alcuni esempi: Il Manifesto rappresentava un insieme di grandi  intellettuali quali Lucio Magri, Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luciana Castellina. Nel Movimento Studentesco militavano Mario Capanna, Luca Cafiero, Sergio Cofferati, Gino Strada, Salvatore Toscano, Giuseppe Saracino, spesso in contrasto tra loro tanto da determinare spaccature e scissioni. In Lotta Continua, oltre al più famoso  Adriano Sofri, troviamo Mauro Rostagno, Guido Viale, Mimmo Pinto, Enrico Deaglio, Erri De Luca, Gad Lerner, Marco Lombardo Radice, Luigi Manconi, Lidia Ravera, Marco Boato. E non dimentichiamo che il movimento si sciolse a causa di un forte contrasto tra il gruppo dirigente e la sua componente femminista. Una seconda differenza, molto marcata, è la caratterizzazione ideologica della sinistra extraparlamentare, giusta o sbagliata che fosse. Esiste, oggettivamente, un’ideologia nel M5S? No, e neppure, a mio parere, un’idealità o dei veri ideali. La terza, e niente affatto trascurabile differenza, consiste nel fatto che l’obiettivo dell’epoca era politicamente chiaro: il comunismo, sia pure utilizzando strumenti e strategie diverse. Quale futuro ci propone, oggi, il movimento di Grillo e Casaleggio? Spazzare via i Partiti tradizionali, i privilegi della Casta e, paradossalmente, raggiungere la democrazia diretta arrivando al 100% dei consensi. Un’assurdità ed una contraddizione di termini assoluta, considerata la presunzione dei guru nell’imporre una linea che, in teoria, vuole lasciare ai “cittadini” la massima libertà di scelta ma, in pratica, non accetta neppure un referendum per verificare l’adesione o meno ad un accordo di governo con il PD. Concludo esprimendo il mio terrore ed il mio disgusto per una società ed una democrazia (???) che esprima, al 100%, unanimità di visioni e di intese.

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Marzo 2013 23:29  

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