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Carpe diem, Italia!

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In questi giorni, in queste ore, si moltiplicano le ipotesi sulla possibile uscita dalla crisi politica determinata dall’esito elettorale del 24 e del 25 febbraio scorsi: governo di minoranza, governo tecnico, del presidente, grande coalizione, accordo PD-M5S, ritorno alle urne. Ci si consuma nel dare un significato alla mancata vittoria di Bersani o nell’interpretare il voto dato a Grillo, come se da queste analisi potesse scaturirne anche una risposta certa per il governo del Paese.

 

 

 

Si finisce quasi sempre per sovrapporre a Bersani quei quasi dieci milioni d’italiani che hanno votato centro-sinistra, e a Grillo gli oltre otto milioni e mezzo che hanno scelto Cinque Stelle. Io, ad esempio, ho votato PD al Senato (e SEL alla Camera) ma diffido chiunque dall’identificare il mio pensiero con quello di Bersani (e con quello di Vendola). Allo stesso modo dubito persino che gli elettori di Grillo abbiano tutti letto il programma del movimento a cinque stelle. A Casaleggio, non meno che a Grillo, piace dire che “un'idea non è di destra né di sinistra; è semplicemente un'idea, buona o cattiva”, ma a leggere il programma elettorale del M5S non è possibile non riconoscere una forte connotazione di quella che in tutto il mondo si chiama sinistra. Tanto per dirne una, l’accesso universale e gratuito alle prestazioni sanitarie - quando dappertutto le destre si battono per privatizzare la sanità - è solo una buona idea? E che dire del tetto agli stipendi dei manager, dell’abolizione delle stock option, del blocco della TAV in Valsusa, dell’abolizione della legge Biagi? Tutte cose indigeribili a destra, ma parte integrante di un programma di quella che in Italia ci siamo ostinati a chiamare sinistra radicale per il sol fatto che il Partito Democratico è stato risucchiato nell’area neo-liberista. Se l'elettorato di Grillo, quella parte almeno che viene dal ventre profondo di destra di questo Paese, conoscesse questa verità, ne rabbrividirebbe; perché a quegli elettori premeva di esprimere soprattutto un voto contro la casta e la degenerazione della politica, ma a Grillo (e a Casaleggio) fa gioco catturarli, annunciando l’impossibile fine della distinzione tra destra e sinistra.

Quel che conta, ora, è che in Parlamento, per la prima volta nella storia di questo Paese, c’è un’amplissima maggioranza che può votare almeno questo: una legge sul conflitto d’interesse, seri provvedimenti contro la corruzione, la riduzione dei costi della politica, una nuova legge elettorale. Napolitano dovrà tenerne conto; disfarsi delle preoccupazioni europee, segnatamente tedesche, che ci porterebbero a un esecutivo PD-PDL; bruciare i desideri di Bersani e, naturalmente, anche quelli di Grillo, quali che siano. Il presidente può affidare l’incarico a una personalità esterna ai partiti, ma gradita a PD e M5S, col compito di portare in Parlamento un programma largamente condiviso. I nomi non mancano: Zagrebelsky, Settis, Rodotà, tanto per citarne alcuni. E si vedrà se PD o M5S potranno negare la fiducia su un programma che è, in massima parte, il loro. Sarebbe imperdonabile sciupare questa formidabile occasione.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Marzo 2013 19:17  

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