Lo Sbavaglio

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Ex malo bonum

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Per chi come me è un inguaribile ottimista anche nelle situazioni più disperate si intravede qualcosa di buono. Così anche questa volta, finite le elezioni, e dopo l’iniziale sconcerto dovuto soprattutto all’incredibile persistenza presso gli italiani di un qualche credito a Berlusconi, ho trovato non poche ragioni di temperata soddisfazione, le sole che qui esporrò perché le altre, di segno opposto, non vale certo richiamare.

 

 

 

  1. L’importanza della gerarchia cattolica in contesa elettorale è stato sin qui sopravvalutata. Queste elezioni hanno dimostrato che il sostegno, pieno ed esplicito, del Vaticano a Monti non è valso a niente. Questo Paese è, infine, davvero laico (non abbiamo prove per retrodatare questa affermazione ma è ipotizzabile che molto dibattito si è inutilmente consumato a sinistra, negli anni passati, sul voto dei cattolici).
  2. Rispetto al 2008 il PDL perde oltre sei milioni di voti, la più sonora batosta elettorale che si ricordi nella storia repubblicana, che fa impallidire gli oltre tre milioni persi dal PD e il milione e mezzo perso dalla Lega. Nessuno di questi partiti meritava un premio e sono stati conseguentemente puniti dagli elettori.
  3. L’exploit del M5S mostra che i cittadini italiani, nonostante il ventennio berlusconiano, non sono stati totalmente immunizzati verso il nauseabondo marciume della politica.  Quel voto indica che c’è nel Paese, e non può farci che piacere, una grande voglia di cambiamento nel segno dell’onestà e della trasparenza nella gestione della cosa pubblica.
  4. Una nuova legge elettorale è in arrivo. Può far parte, come mi auguro, di un pacchetto di riforme concordato tra il PD e il M5S, insieme alla riduzione dei costi della politica, una disciplina efficace del conflitto d’interesse, una più severa normativa contro la corruzione ed altro ancora. Ma se così non sarà perché, abbandonando il pragmatismo sin qui proclamato, Grillo sceglierà tatticamente di stare fuori da ogni maggioranza in attesa di lucrare su nuovi consensi che gli deriverebbero da un “governissimo” PD-PDL, allora, posto che il Partito Democratico non intende suicidarsi, si andrà alle urne ma, certamente, con una nuova legge elettorale. Un’intesa anche solo limitata alla legge elettorale, e senza Grillo, si troverà perché né PD né PDL vorranno esporsi alla possibilità che al prossimo giro il M5S raggiunga la maggioranza relativa dei voti e, grazie al procellum!, conquistare il parlamento.

 

Vi pare poco per essere almeno un po’ rasserenati?

Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Febbraio 2013 22:26  

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