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Queste primarie

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Alla fin fine bisognerà pur andarci a votare in queste primarie del centro-sinistra, non fosse altro che per dare uno schiaffo alla destra moribonda ma sempre pronta a rinascere come Idra dalle nove teste, una per ogni  vecchio e nuovo aspirante leader: Alfano e Santanchè, Meloni e Samorì, Crosetto e Cattaneo, Biancofiore e Sgarbi, per finire con lo stesso redivivo Berlusconi; ma cosa resterà della sinistra dopo questa competizione?

 

 

Non sappiamo ancora con quale legge elettorale andremo a votare nella prossima primavera: non è niente affatto escluso il porcellum che, in fondo, nelle condizioni date, farebbe piacere (ma non può dirlo) al PD; toccherà al PdL e ai suoi alleati, come dimostrano le cronache parlamentari, tentare la non facile approvazione di una nuova legge elettorale che gli consenta di perdere senza lasciar vincere. Il braccio di ferro è in corso, l’esito incerto. Se la legge elettorale non verrà cambiata allora le primarie serviranno davvero a eleggere il candidato premier del centro-sinistra. In caso contrario Monti avrà la strada spianata.

 

Quel che appare oramai certo, secondo ogni sondaggio, è che si tratterà di una lotta a due, Bersani-Renzi. Il risultato più ovvio premia Bersani e lascia il PD come si trova; la vittoria di Renzi, invece, aprirebbe le porte dell’inferno per i democratici, con un segretario dimezzato e sconfessato. Solo il robusto ego di Vendola sogna un successo imprendibile, che vorrebbe usare per spostare a sinistra l’asse della coalizione o quel che resterebbe di quella in quest’improbabile caso. Più probabile per il presidente della Puglia ripiegare su di un ministero, soprattutto nel caso di ballottaggio tra il segretario e il sindaco di Firenze con la successiva vittoria di Bersani anche alle elezioni politiche. Non proprio quello per cui, sin dalla nascita di quel movimento, si son battuti i militanti di SEL, nonostante che Nichi abbia sempre coerentemente diffidato chi mostrava di appassionarsi al partito piuttosto che alla partita, primarie in primo luogo.

C’è stato un tempo in cui Vendola poteva aspirare a coalizzare e far crescere l’area della sinistra, quella moderna nel rifiuto delle vecchie pratiche della politica, quella radicale nel contrasto del pensiero unico liberista, quella antagonista nei riguardi delle classi privilegiate del capitalismo globale finanziario. Acqua passata. Chi sa se anche per questo SEL si ritrova nelle intenzioni di voto degli italiani al 5% odierno rispetto al 9% di un anno fa.

 

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