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Rivolta di Rosarno: la "normalizzazione dell'inaudito"

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A Rosarno da giovedì nulla è più come prima: quest'oggi centinaia di migranti stanno lasciando i miserandi ripari abitati fino a ieri: la paura è notevole. Il pericolo è reale: Non vorrei essere facile profeta, ma se qualcuno resta, prima o poi ci scapperà il morto. Non subito. A bocce ferme, quando la situazione sarà riportata apparentemente alla calma e gli animi si saranno sedati; a riflettori spenti insomma, qualche migrante innocente e inconsapevole pagherà con la vita, la rabbia e la reazione violenta e indiscriminata dei suoi compagni alle condizioni di semischiavitù cui sono stati sottoposti da anni migliaia di lavoratori stagionali immigrati nella Piana di Gioia Tauro. 

La caccia all'uomo è intanto scattata e le prime vendette sono arrivate: nel tardo pomeriggio di ieri due migranti sono stati gambizzati; altri due sono stati colpiti a sprangate e sono in condizioni molto gravi ricoverati nel reparto di Neurochirurgia dell'Ospedale di Reggio Calabria. Quest'oggi un altro migrante è stato ricoverato all'Ospedale di Gioia Tauro per ferite d'arma da fuoco alle gambe e ad un braccio. Un centinaio di cittadini del Bosco di Rosarno, nel pomeriggio di ieri ha bloccato il transito sulla statale 18 nei pressi dell'ex Opera Sila dove vivono in condizioni disumane più di 600 immigrati cercando di avvicinarsi e accerchiare la struttura armati di spranghe di ferro, mazze di legno e taniche di benzina. Solo l'intervento delle forze dell'ordine ha temporaneamente e parzialmente riportato sotto controllo la situazione. La reazione degli abitanti di Rosarno alle devastazioni e alle aggressioni scatenate dai migranti è stata parimenti violenta. Nella tarda serata di giovedì i migranti avevano iniziato a devastare tutto ciò che capitava a tiro: distrutto suppellettili urbane, rovesciato e incendiato i cassonetti della spazzatura, distrutte a sprangate le automobili parcheggiate lungo la loro marcia, aggredite con violenza anche donne e bambini, assaltato case e incendiato macchine dopo aver fatto scendere i loro atterriti occupanti. La causa scatenante la reazione violenta e indiscriminata era stata la notizia distorta dell'uccisione di 4 immigrati.

Il vero "casus belli" il ferimento, nel tardo pomeriggio, di un giovane immigrato di 31 anni della Costa D'Avorio colpito all'avambraccio sinistro dai pallini di gomma sparati con una pistola ad aria compressa da due ragazzi avvicinatisi con una macchina. Il fatto era accaduto ad alcune centinaia di metri dall'ex fabbrica di agrumi Rognetta dove vivono in condizioni terribili altre centinaia di immigrati. Balou era andato a prendere acqua ad una fontana vicina alla ex fabbrica quando è stato vittima dell'aggressione a colpi di pistola. A mio giudizio è un miracolo che tutto ciò non sia successo prima: io che lavoro a San Ferdinando ho visto centinaia di volte, passandoci davanti, le condizioni miserabili in cui hanno vissuto da tanti anni i migranti che periodicamente vengono a raccogliere le arance e i mandarini nella Piana di Gioia Tauro. All'ex cartiera di San Ferdinando sgomberata e murata dal luglio scorso e poi all'ex fabbrica di agrumi della Rognetta e all'ex Opera Sila sulla statale 18 hanno vissuto più di un migliaio di migranti in condizioni ambientali che non si possono immaginare: con i miei occhi ho visto cumuli di spazzatura maleodoranti, vecchi copertoni di camion accatastati a mò di box doccia, migranti che trasportano sulla testa bidoni di acqua riempiti a chilometri di distanza o bombole di gas, le loro "case" fatte di cartoni nelle quali c'è solo un giaciglio anch'esso di cartone o nel migliore dei casi un sacco a pelo maleodorante. Tutto ciò che per noi è normale e quotidiano per loro non esiste: non c'è l'acqua corrente, non c'è il bagno, non c'è la possibilità di cucinare, non c'è la luce, non ci si riscalda se non bruciando tutto ciò che si raccatta di materiale infiammabile in vecchi bidoni di metallo o accendendo fuochi a terra, non ci si cambia d'abito, non si ha un tetto sulla testa perchè il tetto dell'ex cartiera era sfondato, non si va dal medico se si è malati e non si hanno medicine per curarsi; per ripararsi dal freddo ci si veste a cipolla indossando pantaloni e maglioni uno sull'altro: per mesi la loro esistenza trascorre esclusivamente dal rifugio miserabile al campo dove lavorano anche per 12 ore al giorno. I più fortunati riescono a racimolare 1 euro a cassetta che devono riempire dopo aver staccato l'arancia o il mandarino dall'albero senza intaccare minimamente la buccia. Arrivano a guadagnare 20 o 25 euro al giorno sui quali c'è da pagare il pizzo a quei caporali che li scelgono per andare a lavorare o a quei locali che li accompagnano con la macchina sul posto di lavoro. E' capitato anche che molti non vengano pagati per niente dopo una settimana di lavoro.

Siamo alla " normalizzazione dell'inaudito": sono anni che ciò accade sotto gli occhi di tutti e delle Amministrazioni pubbliche a tutti i livelli. Dal Governo, alla Regione, alla Provincia e ai Comuni nulla è stato fatto. La più semplice ed elementare norma di accoglienza e di buon senso sarebbe stata quella di allestire alloggi decenti per i lavoratori stagionali. E siamo alla "esaltazione del paradosso": il Ministro Maroni dichiara che quello che è successo a Rosarno è colpa della eccessiva tolleranza nei confronti della immigrazione clandestina. A me sembra che la tolleranza in questa situazione c'è stata a favore di queste nuove forme di schiavitù, a favore del caporalato, a favore di salari da fame, a favore della ndrangheta che controlla tutta la filiera degli agrumi dalla produzione al consumo, a favore di condizioni di vita miserabili per i migranti stagionali, a favore dell'assenza totale dei diritti primari delle persone.

 

     

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2010 22:26  

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