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Migranti

Neri di Calabria

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La strada che da Taurianova porta a Rosarno è un percorso accidentato di buche nel cuore della Piana di Gioia Tauro. Dapprima sono due ali di fabbricati irregolari e fatiscenti, poi sono lussureggianti agrumeti immersi tra maestosi ulivi a condurci sino al fangoso viottolo che porta alla cascina maledetta, abbandonata da anni e divenuta rifugio di circa centocinquanta africani, un decimo dei millecinquecento lavoratori neri che si stima siano presenti in questi giorni nella zona per offrire le proprie braccia alla raccolta di arance e di mandarini.

 

Per la figlia senza nome di Modou Samb

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DIEREDIEF SERIGNE TOUBA*

Puoi smettere di aspettarlo

tredicenne dagli occhi ridenti

e col vestitino buono

color di lillà comprato

per la foto da mandare a papà

con i soldi della rimessa

 

L’emigrazione e il sesso degli angeli

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Sono emigrazioni bibliche quelle a cui stiamo assistendo, ed assisteremo sempre di più, i motivi che le provocano  non sono molteplici , come alcuni moralisti dell’ultima ora intendono, e vogliono spiegarci, l’uomo è nato emigrante, per sfuggire, alle amare condizioni cui è stato costretto a vivere, la fame una volta chiamata l’antica, è da sempre la causa principale, poi le ingiustizie, le guerre, le prevaricazioni, i governi dittatoriali che non lesinano uccisioni e repressioni che purtroppo hanno fatto la storia di emigrazioni che solo apparentemente sembrano assurde, vedi gli uomini e le donne di cultura che hanno trovato riparo al tempo delle dittature europee e non solo, e se pure il pensiero non ha galere è altrettanto vero che quando ad un uomo libero gli si nega il diritto di vivere da persona libera non gli resta che cercare riparo in posti e paesi dove esiste anche solo un barlume di libertà.

Ultimo aggiornamento Domenica 28 Agosto 2011 11:33
 

Quando l'emigrazione diventa integrazione

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Sabato 25 Giugno del corrente anno, Piazza Ardenza, Melicuccà, Calabria. Un pomeriggio di inizio estate, clima fresco collinare, colori forti, corposi, accesi il verde della vallata e il blu del cielo, il giallo dei costumi Africani; questi gli sfondi sui quali si muovono e s’incastonano come figure di un bassorilievo, i bianchi e i neri.

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Luglio 2011 17:02
 

Gattopardismo: un affascinante termine del lessico italiano, nella prospettiva dei 150 anni dell’Unificazione

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Report del Prof. Kofi Kumada, antropologo, Ghana Institute of Management and Public Administration, letto  in occasione dell’iniziativa a celebrazione dei 150 anni dello stato italiano all’Istituto Italiano di Cultura di Accra, il 17 marzo 2011

Frutto di un’affascinante ed aggrovigliata vicenda storico-letteraria-culturale del tutto italiana, il termine gattopardismo, entrato nel lessico del paese sul finire degli anni 50 del Novecento, esprime in un contesto aulico/letterario un’idea appartenente a quello che si potrebbe definire un arcipelago concettuale denominato Familismo amorale, scoperto in un remoto villaggio della Basilicata solo qualche anno prima da un giovane ed ambizioso sociologo americano, Edward Banfield, autore del classico volume di antropologia culturale The Moral Basis of a Backward Society.  A prima vista nulla potrebbe apparire più incongruo di questa genealogia, ma  bisogna considerare che gli umili membri della tribù lucana nascondevano un segreto: erano a loro volta discendenti della famiglia dei Principi di Lampedusa, nobili dalle lontane origini in tribù germaniche insediatesi in questa sfortunata isola al largo della Sicilia che oggi ospita campi di concentramento per migranti, tramite un ramo spurio (una serva messa incinta non si sa se dal padrone o dal figlio del padrone e quindi mandata a sgravarsi in un luogo lontano). A differenza dei  loro villici, disconosciuti discendenti naturali, i Salina, conosciuti non con la ngiuria ma con l’affettuoso appellativo “i Gattopardi” per l’immagine contenuta nello stemma, si muovevano in contesti sontuosi che sembrerebbero renderli distanti dalle necessità di sopravvivenza dei residenti dell’umile borgo di Montegrano (pseudonimo per Chiaromonte), esseri incapaci di esprimere i valori della società civile.

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Giugno 2011 07:52
 


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