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Legge 300 - Sindacato e Costituzione

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Nonostante le grandi battaglie condotte dal nostro glorioso popolo, e alterne fortune, alcune dolorose, ricche di episodi che sfiorano l’eroismo, la sofferenza, non solo di famiglie di lavoratori, ma d’intere generazioni, un popolo intero, nel generoso tentativo di riscattarsi, dalla ignoranza, dalla superstizione, dalla vergogna della schiavitù, dalla povertà eterna obbligata dalle classi dominanti, dal poter politico, e dai padroni con tutti i suoi tentacoli. Nonostante tutto non siamo al punto di partenza (ciò potrebbe sembrare ai profani), abbiamo ancora molto da difendere, ancora di più da conquistare, mi verrebbe da dire che il bello deve ancora venire … nuove e più grandi conquiste ci attendono, ne sono e ne siamo convinti.

Per più di un secolo, hanno definito noi figli della plebe, il male assoluto. Dentro ci stavano tutti contadini, operai, giovani, vecchi, ragazzi, democratici, socialisti, comunisti, intellettuali, donne. Quanta plebaglia. E alla fine la borghesia quell’italiana cattolica e perbenista oltre a sparare sui figli della plebe generalmente ragazzini, sparava sui preti forse troppo legati alla verità. Ho voluto ricordare questo perché la memoria dei fatti di questi giorni ha diverse e pericolose similitudini col tempo che fu. C’è sempre una logica in tutto quello che accade, nella politica e nella vita, e la politica la sua logica, che a noi piaccia o no incide sulle nostre vite, bene e nel male ma inevitabilmente, ineluttabilmente. Nulla avviene per caso o per volere divino anche se qualche cane del potere tenta di confondere il sacro col profano e si arroga il diritto di dividere il bene dal male assumendo il ruolo del Messia … povero idiota, ma come diceva Trilussa, l’1 assume importanza tanto quanti  sono gli zeri che gli stanno dietro lui si riferiva al Duce noi….

La legge  300 fu il risultato di decenni e decenni di lotte dure, aspre senza esclusione di colpi, fra tentativi di colpi di stato, repressioni, uccisioni, licenziamenti, oppressioni di ogni genere e natura, tentativi sempre ricacciati in dietro, di negare il diritto di voto in primo luogo, ma anche soprattutto di negare il diritto al lavoro, licenziamenti, ad oltranza a tutti coloro e non solo i comunisti, che si opponevano alla tracotanza dei padroni, dei baroni, ai lacchè dei padroni come le guardie giurate che per anni e anni sono stati le spie  del potere costituito e dei padroni, bastava una sola dichiarazione e decine di lavoratori, padri di famiglia  venivano licenziati senza pietà, senza liquidazione, senza stipendio e i libretti di lavoro venivano macchiati per così dire e da quel marchio non se  usciva più. Le informazioni tra azienda e azienda erano regola, e da quanto diceva appunto anche solo un usciere o peggio ancora un capo officina o un padrone dipendeva il futuro delle famiglie. Nelle case popolari della Fiat, dei ferrovieri, ovunque convivevano operai, capi, e o anche solo un dipendente di chissà quale azienda per i sindacalisti, e o attivisti politici sopravvivere sul posto di lavoro era impossibile.

Sul posto di lavoro era impossibile alzare la testa dal proprio posto macchina e si veniva licenziati e mandati a casa senza garantire al lavoratore il diritto di difesa. SCHIAVI e basta. Non era bastata la guerra di liberazione, e la costituzione, il nostro paese democratico rischiava di diventare un regime autoritario. Giuseppe di Vittorio intuì questo rischio, la sua grande esperienza di combattente contadino, operaio e di popolo, lo mise in condizione di elaborare un progetto di sviluppo della democrazia  sui posti di lavoro partendo dalle esperienze contadine dei suoi rappresentanti,occorreva però concepire una democrazia partecipativa dei lavoratori, partendo dai nuclei, dai reparti produttivi, progettando i consigli di fabbrica e d’ufficio così come già Gramsci enunciava nei suoi scritti. Il consiglio inteso come cellula di crescita e sviluppo di una democrazia popolare punto di riferimento per l’emancipazione democratica di tutto il paese e dello stato democratico. Il posto di lavoro come fucina delle esperienze democratiche di partecipazione alla gestione dello stato e dove se non da dove si produce la ricchezza del paese?  Di Vittorio non fece in tempo, nè a realizzare,  nè tanto meno a vedere realizzato il capolavoro della legge 300. Lascio il testimone all’ora giovane LUCIANO LAMA di cui nessuno parla ma  diede un contributo storico e fondamentale alla realizzazione di questa importantissima legge che si ottenne grazie e soprattutto all’unita delle tre confederazioni del lavoro C.G.I.L , C. I.S.L   U.I.L. a dimostrazione di quanto importante sia l’unità del movimento dei lavoratori, il testo non fu steso da un comunista come qualche sprovveduto può pensare  ma da GINO GIUGNI un socialista come socialista  era Benvenuti ma tutti si adoperarono affinchè l’obbiettivo venisse raggiunto. Tanto per chiarire quanto grande fu il sacrificio dei lavoratori, il numero di ore di sciopero fu enorme, poi i padroni e il governo dissero che si poteva ottenere lo stesso risultato con ore di sciopero molto inferiori … come il solito. La legge 300 s’incastona nella Costituzione come un perfetto pezzo di un puzzle, come una pietra preziosa su un anello d’immenso valore. La democrazia è fatta di regole giuste, da rispettare per tutti, per i prestatori d’opera sia manuale sia intellettuale, che per i padroni, che per i cittadini operosi in tutta l’organizzazione economia del paese. Tutti devono svolgere il proprio lavoro, la propria attività ma non ai danni di altri lavoratori, di altre famiglie perché questo accadde, e la legge integrata nella costituzione stabiliva le regole civili, di comportamento sul lavoro e nella società. C’è il diritto al lavoro, e il lavoratore se lo deve mantenere con un comportamento serio, e il padrone può licenziare per gravi motivi e non per motivi politici, sindacali, personali, o di simpatia, tutto deve rimanere sul binario di intelligenza e di beneficio per tutti. Regole per il collocamento per garantire il diritto al lavoro, l’utilizzo di personale esterno o interno per il controllo della vita privata non è concepibile con i diritti dell’uomo. Il posto di lavoro non può e non deve essere un luogo di eterna sofferenza, luogo di sfruttamento e di negazione della propria personalità, della capacità professionali. Sul posto di lavoro passiamo la parte più ampia della nostra giornata, regaliamo più di un terzo della nostra esistenza e se si lavora per rendere più umano il nostro posto di lavoro tutti ne beneficiano in primo luogo la produttività, e s poi sono i lavoratori a proporre nuove idee, nuovi, progetti, nuove produzioni, un nuovo modo di produrre che c’è di male, e comunque sempre  è la direzione che decide una, collaborazione in questi termini probabilmente non è mai piaciuta ecco motivata la grande resistenza ai consigli di fabbrica, allo sviluppo delle democrazia sul posto di lavoro, questa non è sovrapposizione , o sostituzione dei ruoli, ma un modo diversi di concepire i rapporti sociali. Condividere la partecipazione alla gestione della economia, e della vita sul proprio posto di lavoro. Ecco il senso reale della forte connessione e interdipendenza tra legge 300 e Costituzione e il fatto che a quel tempo è diventa legge dello stato e della costituzione. Lo dimostra che se questa legge non è rispettata esiste solo in parte l’idea della contrattazione fra le parti, è lo stato attraverso le sue istituzioni che interviene affinchè le regole, e non solo la legge sia rispettata così come avviene o dovrebbe avvenire per la nostra costituzione. Per ottenere questo storico risultato si mossero le forze più sane del paese, tutti gli uomini e le donne, giovani e meno giovani, gli intellettuali, giornalisti, democratici, di tutti i partiti, di tutte le realtà culturali, centri di cultura di ogni genere e tipo a dimostrazione che la giustizia sociale non ha limiti e confini, e che ogni uomo, donna, giovane, anziano, chiunque sia si avvicina al mondo del lavoro qualunque lavoro ha diritto alla propria dignità, alla libertà al diritto alle proprie idee, alla democrazia al diritto dovere di esprimere la propria idea ovunque ed in particolare sul posto di lavoro, perché il lavoro è anche l’uomo assieme al resto. Tutti questi milioni di uomini e donne di ogni età si sono battuti per tutto questo e tanto altro, per rendere questo paese civile e un paese è tale se si dà delle regole uguali per tutti, senza differenze, e tutti  devono  rispettarle anche i padroni o i governanti assurdi che vogliono fare delle regole un gioco al ribasso oppure a loro vantaggio. Non deve funzionare così. E’ vero noi siamo il male assoluto, perché con noi e non con quelli che forse ci assomigliano, voi prevaricatori e nemici dei nostri padri costituzionali non avrete scampo ne ora ne mai. Noi saremo per voi la fenice pronta a risorgere nel nome di tutti quei lavoratori che vengono dai campi e delle officine, e camminano verso il futuro sulla strada indicata dai grandi capo popolo in primis Giuseppe di Vittorio la cui idea di un sindacato unico di tutti i lavoratori è ancora viva nella sofferenza di tutti i lavoratori , schiavi in una Italia governata dai lacchè del grande capitalismo e senza una opposizione degna di rappresentare il grande popolo italiano E LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA CHE INTEDIAMO DIFENDERE DAI NEMICI DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA, SINTESI E NERBO FONDANTE DELLA GLORIOSA RESISTENZA.

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Gennaio 2010 20:49  

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