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Lavoro e Costituzione (parte terza)

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La cittadinanza italiana dovrebbe essere più grata alla costituzione, e ai suoi padri, primo perché unica al mondo per la sua qualità, secondo perché affonda le proprie le proprie radici nelle esigenze stesse del popolo che essa ha rappresentato, rappresenta e si spera rappresenterà. Per questo occorre che la si difenda con maggiore determinazione e che la si arricchisca con contributi che vadano nell’interesse di tutti. Se pure non esperto di costituzioni d’altri paesi, non credo che vi siano costituzioni che si possano paragonare alla nostra, né fra le costituzioni a economia capitalista, e neppure fra passati regimi a economia (si fa per dire) socialista. La sua originalità tra le altre si caratterizza in modo particolare sul tema del lavoro, le garanzie dello stesso e la difesa dei più deboli, in particolare, le donne, i ragazzi, gli invalidi, i diversamente abili. Stabilisce che economicamente sia loro corrisposto uguale trattamento dal punto di vista economico senza distinzione di sesso, di condizione fisica o di qualunque distinzione di età, a quel tempo si stabilì anche l’età utile per cominciare a lavorare. Oggi l’età e cambiata ma la sostanza è la stessa. Il lavoro nella carta è garantito a tutti perché tutti ne hanno diritto.

 

In buona sostanza si afferma che tutti sono uguali davanti al lavoro… non vi ricorda niente?

Vi si afferma anche il diritto alla retribuzione, che deve essere erogato in base alla quantità e alla qualità del lavoro e che comunque deve garantire una vita dignitosa e non decorosa…cambia…cambia. Questo è un paragrafo volutamente dimenticato. Ciò significa mandare i figli a scuola perché per otto anni la scuola deve essere a carico delle stato e per le famiglie in difficoltà il proseguimento degli studi, lo stato dovrebbe intervenire, mantenere una famiglia, dargli da mangiare, vestirla, pagare le scadenze, e quant’altro serve ad una vita civile. Questo secondo la costituzione.

La tanto vituperata Costituzione, stabilisce anche la tredicesima, i premi di produzione, le ferie cui non si può rinunciare. Si preoccupa anche della salute dei lavoratori quando affronta i temi del servizio sanitario, in particolare la prevenzione dell’infortunio sul lavoro, quando si afferma che è compito fondamentale rimuovere tutte le difficoltà presenti nell’organizzazione del lavoro, per rendere il lavoro più sicuro e demanda ai legislatori il compito di dare regole al mondo del lavoro, che tutti devono seguire e propone anche dei sistemi di controllo.  E' davvero così vecchia questa nostra costituzione? Il vero problema sta nella gestione del governo, l’importante non diventa gestione del potere che è tutta un’altra cosa. In realtà la difesa dello stesso posto di lavoro passa inevitabilmente attraverso e soltanto la difesa della costituzione, la sua unicità, la sua modernità sta nel fatto sostanziale che è capace di dare risposte nel mondo del lavoro anche alle nuove categorie di lavoratori formate e nate proprio nell’era della globalizzazione, penso ai lavoratori automi delle nuove partite I.V.A, ai giovani precari, dei call center, alle nuove figure professionali.

Nate con i nuovi lavori, presenti sul mercato attuale. Non c’è per nulla da scervellarsi per risolvere questi problemi, basterebbe riferirsi alla costituzione e neppure studiarla, basta leggerla e applicarla, costerebbe meno a tutto il paese, e non avremmo bisogno della legge Biagi, per risolvere problemi che riguardano i diritti di questi lavoratori sempre disattesi dalla politica di destra e tradizionale. I nostri  padri non hanno soltanto pensato agli occupati, si sono prodigati a pensare ai pensionati, ai disoccupati, al lavoro per gli invalidi civili, allo sviluppo del paese in tutte le sue pieghe. Ma questa parte la svilupperemo nella successiva  pagina.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Gennaio 2010 09:38  

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