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La Costituzione

Costituzione e lavoro (parte quarta)

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I Padri fondatori consci delle gravi condizioni economiche in cui versavano le popolazioni italiane decisero di lasciare invariate alcune nazionalizzazioni fatte dal vecchio regime, e realizzarono altre nazionalizzazioni che dovevano servire ad aiutare lo sviluppo dell’economia nazionale.  Le industrie private a causa delle distruzioni provocate dal ritiro delle truppe nazifasciste erano state semi distrutte o distrutte totalmente, quelle rimaste non erano sicuramente in grado di assorbire tutta la mano d’opera disoccupata. Fu grazie al “ Progetto per il lavoro” proposto da Giuseppe di Vittorio, anche se tale progetto non fu mai realizzato a causa della resistenza dei partiti di governo e del suo stesso partito, che si diede comunque una spinta fondamentale a tali scelte cominciando a dare impulso alla gestione statale d’industrie nazionalizzate realizzando una grande ripresa economica e elevando il numero degli occupati sia pure con salari contrattati al ribasso a causa della situazione economica che solo allora cominciava a uscire da un’economia di guerra…di un paese sconfitto tra l’altro.

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Gennaio 2010 15:27
 

Lavoro e Costituzione (parte terza)

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La cittadinanza italiana dovrebbe essere più grata alla costituzione, e ai suoi padri, primo perché unica al mondo per la sua qualità, secondo perché affonda le proprie le proprie radici nelle esigenze stesse del popolo che essa ha rappresentato, rappresenta e si spera rappresenterà. Per questo occorre che la si difenda con maggiore determinazione e che la si arricchisca con contributi che vadano nell’interesse di tutti. Se pure non esperto di costituzioni d’altri paesi, non credo che vi siano costituzioni che si possano paragonare alla nostra, né fra le costituzioni a economia capitalista, e neppure fra passati regimi a economia (si fa per dire) socialista. La sua originalità tra le altre si caratterizza in modo particolare sul tema del lavoro, le garanzie dello stesso e la difesa dei più deboli, in particolare, le donne, i ragazzi, gli invalidi, i diversamente abili. Stabilisce che economicamente sia loro corrisposto uguale trattamento dal punto di vista economico senza distinzione di sesso, di condizione fisica o di qualunque distinzione di età, a quel tempo si stabilì anche l’età utile per cominciare a lavorare. Oggi l’età e cambiata ma la sostanza è la stessa. Il lavoro nella carta è garantito a tutti perché tutti ne hanno diritto.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Gennaio 2010 09:38
 

Stato e Democrazia (parte seconda)

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La reale e fondamentale caratteristica della democrazia sta nella sua imperfezione, a differenza di quanto i profani possono affermare. E' proprio questa sua congenita imperfezione che la rende vitale e sempre e comunque perfettibile, attraverso la partecipazione di tutti i cittadini organizzati, nei vari sindacati, associazioni, organismi, che nella società svolgono ogni tipo di funzione atta a concretizzare la democrazia; anche sottoforma di protesta , di proposte e rivendicazioni riguardanti problemi sociali che investono i complessivi mondi presenti in ogni piega della società.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Gennaio 2010 09:37
 

Lo Stato e la Democrazia (parte prima)

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Il concetto di ordine non può essere prerogativa delle cultura di destra (anzi non lo è affatto). Ritengo di poter dire che mai nella storia dei paesi democratici qualcosa si sia sviluppato senza una concezione ordinata delle regole della democrazia. Questo vale in tutte le strutture organizzative riguardanti la gestione dello stato democratico. In uno stato democratico ciò che prima di tutto deve funzionare sono gli equilibri tra i vari poteri che compongono l’intelaiatura di base. Nello stato democratico non può e non deve esistere un potere che soverchi un altro, e se ciò accadesse, questo rappresenterebbe nei fatti un tentativo di sovvertimento.

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Gennaio 2010 09:46
 


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