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Etica ed estetica

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L’introduzione di un argomento equivale ad una giustificazione che si esibisce per un’assenza; io mi assento e senza firma del genitore continuo iniziando dalla fine e scusandomi, per l’azzardo, quando affermo: Cristo esempio di follia etica, Van Gogh di follia estetica. Le due passioni separate migliorano il mondo, unite lo trasformano profondamente. La divisione che specchia quelle (anima/corpo; lavoro manuale/intellettuale) è all’origine dell’alienazione tutta interna all’individuo: androginia perduta nel passaggio dall’uno per tutti (collettivo) al tutto per uno (privato), il  cui recupero separato da luogo a due estremi: la follia estetica (arte), la follia etica (mistica). Non, quindi, un aut-aut, ma la fusione delle due dimensioni al fine di restituire un uomo reale, prodotto dal  concretarsi delle sue potenzialità, tenute ancora separate ed astratte, come due poli inconciliabili. A tal fine risulta essenziale l’intervento dell’attività lavorativa a tutto tondo, per modellare ed elevare lo spirito a quell’unità di etica ed estetica per restituire l’uomo con tutte le qualità  connaturate ed inerenti la sfera materiale – cognitiva: incastro di passioni per evitare il collasso entropico dell’individuo, già in atto, schiacciato com’è a ruolo di consumatore sfruttato. Fitto intreccio fra le due dimensioni per  lo scambio dei reciproci contenuti pur di consegnare una figura umana, che nelle inevitabili e positive trasformazioni, conserva la sua integrità antropologica.

 

Una croce laicizzata di travaglio attivo e non semplice sofferenza, in cui l’asse verticale (etica) e quello orizzontale (estetica) coordinandosi delimitano uno spazio civile, che sorregge un tessuto sociale isotropico che cancella ogni tipo di discriminazione materiale: mai più sfruttati/sfruttatori; nord/sud etc. Un'androginia sociale volta all’eliminazioni di tutte quelle scissioni che causando la caduta dell’uomo in una palude limacciosa ne impediscono la realizzazione ed ogni ulteriore sviluppo ed arricchimento. La fusione dei due assi, in un gioco di pesi e contrappesi, ancora la realtà in uno stadio di equilibrio impedendo fughe in avanti foriere di squilibri che alienano l’uomo in un processo che contrasta  le sue più genuine prerogative sociali. Infine preciso che l’analisi estremizzata dei due paradigmi non suona da condanna delle rispettive passioni o follie rappresentate da Van Gogh o Cristo, ma come la loro separazione ha una ricaduta sociale che vira verso l’estetismo e il misticismo: anzi milioni di Van Gogh-Cristo. Per concludere, ritornando sulla questione religiosa, il suo “valore d’uso” è da ricercare, conservando tutta la sua originalità, nel profondo bisogno dell’uomo di avere una visione onnicomprensiva della realtà, mentre nel suo “valore di scambio”, quindi sociale, come qualsiasi prodotto dell’uomo, si mercifica perdendo tutta la sua carica spirituale divenendo ideologia e quindi visione particolare e, come storicamente dimostrabile, strumento di potere vanificando la sua carica originaria e trasformandosi in una pratica di alienazione, in cui l’uomo proietta la propria natura in un ente assoluto nientificandosi  e assoggettandosi  senza un ritorno spirituale che lo arricchisca interiormente.

Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Ottobre 2011 17:52  

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