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Le bestie ignoranti

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Lo abbiamo visto tutti, con quanto accanimento, con quanta crudeltà si sono scatenate, le bestie del potere, sulle schiene, sulle facce, sulle gambe, sui corpi dei ragazzi, che avevano, come colpa solo quella di chiedere di studiare, imparare meglio, di volere la scuola. Chiedono il diritto di avere un futuro, un lavoro, una professione in un paese libero, democratico e civile, chiedevano troppo? L’università, la ricerca, sono l’unica via per uscire dalla crisi, dalla precarietà, dalla vergogna della solita elemosina del “favore” come strumento per garantirsi un lavoro ed un futuro. Le baronie di cui la Gelmini dice di volersi liberare, e io sono d’accordo su questo principio, si combattono con la cultura, con l’informazione e soprattutto con un governo che sappia fare dell’Università uno strumento democratico dello Stato, all’interno del quale si realizzino le condizioni a che i baroni vengano ricacciati e sconfitti assieme al potere mafioso da un serio intervento dello Stato, e non certo riducendo ai minimi termini gli interventi economici nei settori vitali  della cultura e in primo luogo nella ricerca, nelle strutture e negli strumenti moderni di studio e di applicazione delle scienze antiche e moderne nelle Università. Per uscire dal nostro medio evo culturale è necessario e vitale investire nella scuola e nella cultura in simbiosi con la nostra vecchia Europa. Le riforme, qualunque riforma, non la si può realizzare senza il consenso in tanto degli interessati, e poi del paese.

 

 

Occorre saper ascoltare, parlare vivere in senso democratico i cambiamenti che si intendono attuare, e questo consenso non lo si può ottenere con i manganelli con la violenza, l’ultima cosa di cui questo paese ha bisogno è del conflitto sociale, ma perchè questo confronto avvenga in modo democratico è necessario che lo stato, diventi un accumulatore di proposte atte a realizzare le riforme che sono necessarie, nulla può e deve essere imposta per fare vincere interessi di parte, di gruppi, o ceti sociali che attraverso il controllo della scuola vogliono favorire la grande borghesia a danno degli strati più poveri, nel tentativo di far diventare la scuola uno strumento di classe, lasciando i figli dei poveri nella impossibilità di accedere al sapere, alla cultura cui tutti abbiamo il diritto dovere di accedere cosi come decanta la nostra Costituzione. Non si meravigli quindi la Gelmini del fatto che in piazza scendano, e sono scesi, pensionati,operai, studenti, giovani e meno giovani, questa è la nostra tradizione, la nostra storia, la nostra necessità, perché insieme facciamo futuro, perché la cultura, la conoscenza unisce il Paese e lo rende cosciente di un fatto, che il Paese unito vince, e vince ancora di più se si investe nella cultura, e non nelle escort, se si investe nel lavoro, e non  nelle bugie, se si investe nei giovani, nella scienza e non nella violenza del manganello come nei paesi dei colonnelli sud americani. No cara Gelmini, caro marmittone, cari accoliti del governo militare di Maroni. Questa riforma universitaria è una riforma di stato e di classe contro cui ci batteremo ancora senza sosta. Noi abbiamo un’altra idea della scuola e dello Stato.

Sappiamo anche che molti errori sono stati fatti dalla sinistra, e dal sindacato sui temi della scuola, anche in questa battaglia, come in precedenza i giovani sono stati abbandonati sui temi della scuola, del lavoro, nel sociale, un ritardo immenso, colpevole, per molti versi folle, e non si intende dire che i partiti devono essere alla testa, dei movimenti, anzi esattamente il contrario, ma devono farsi maggior  carico dei problemi giovanili, devono far sì che le loro istanze diventino elemento di confronto, in Parlamento, nella società e soprattutto sul territorio i partiti devono svolgere un ruolo attivo di propulsione delle loro lotte e non mi pare che in questa fase tutto ciò si sia realizzato. Salire sui tetti non serve se non si costruisce un retroterra di lotte e di consensi. Ancora una volta si sono lasciati soli cosi non va bene. La riforma dell’Università è una cosa troppo importante perché non sia un sunto democratico delle varie realtà del Paese. Ma soprattutto il nostro punto di riferimento per noi rimane la Costituzione italiana che garantisce a tutti il diritto allo studio e alla cultura e per noi esso è un diritto di civiltà inalienabile. E bestie sono tutti coloro che vogliono fare dell’Università un  diritto di casta, e ancor più bestie sono coloro che non investono nel benessere della scienza. Per quanto tempo dobbiamo ancora sopportare lo scempio che questo governo di scimmie sta facendo della nostra cultura universale, quante Pompei dobbiamo ancora sopportare per capire che questi nostri governanti sono indegni delle nostre arti, delle nostre scienze, delle nostre bellezze artistiche e naturali, guardate cosa ne fanno ogni giorno del nostro territorio, un tempo non molto lontano invidia di tutto il mondo ed oggi  distrutto per la loro ignavia per il loro disinteresse, tendente  semplicemente ad irrorare il loro guadagni, i loro loschi e vergognosi interessi a danno delle popolazioni che occupano quei territori. Dalla Calabria, alla Campania, dal Veneto, alla Puglia, alla Sicilia, tutta l’Italia dal Nord al Sud è un’unica valanga di fango, spazzatura, speculazioni e interessi tali che lasciano ben poco alle nostre popolazioni, e poi terremoti e dissesti geologici dovuti soprattutto alla incuria e al mancato rispetto del nostro territorio e alla prevenzione c’è un mondo di lavoro che occorre realizzare. Ecco perché abbiamo bisogno di una nuova generazione politica, che sia sana pulita ma soprattutto colta e capace, il contrario di quella che abbiamo, ecco perché vogliamo una scuola, una Università che abbia nella ricerca e nella scienza il suo cavallo di battaglia. Ma il potere risponde a queste sacrosante  esigenze con i manganelli. Bestie ignoranti e stupidi come tutti i regimi antidemocratici. FORZA  RAGAZZI   STIAMO CON  VOI.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 04 Dicembre 2010 21:24  

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