Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Giornalisti o pasdaran?

E-mail Stampa PDF

Nella passata puntata di Anno Zero si è verificato uno scontro particolarmente acceso tra i giornalisti Marco Travaglio da una parte e Porro e Belpietro dall’altra.

In particolare - riferendomi a quello che è ormai diventato un caso - a far saltare i nervi a Travaglio è stato un atteggiamento di Porro (vice direttore del “Giornale”) che a me, seguendo la trasmissione, ha dato, in effetti, l’impressione di essere teso, esclusivamente, a rintuzzare le argomentazioni di Travaglio con tecniche di sfottò e di banalizzazione delle questioni trattate (le ultime imbarazzanti vicende di Bertolaso).

Anzi, Porro, si è “speso” in questa sua performance anche nei confronti della giornalista del “Manifesto”, in una sorprendente veste (lui) di “femminista”, difendendo, per intenderci, il ruolo delle massaggiatrici…(!) non riuscendo però, in questo caso, a far spazientire la sua interlocutrice.

A seguito di quanto successo, come sappiamo, è entrato in crisi il rapporto tra Santoro e lo stesso Travaglio, il quale ha detto testualmente che i personaggi in questione non sono giornalisti di destra, bensì giornalisti di…colui-che-preferiamo-non-nominare (secondo la oramai consolidata tradizione de Lo Sbavaglio).

Pur non essendo un fan di Travaglio, nel senso che lo seguo solamente con misurato interesse, credo che la sua aperta insofferenza, esplosa anche nei confronti di Santoro, racchiuda le molte ragioni e coinvolga le questioni di non poco conto di cui spesso ci occupiamo.

Vero è che la democrazia e la libertà di espressione sono anche una questione di parvenza, ma è pur vero che, a lungo andare, le incongruenze che minano l’uso e il sistema dell’informazione, sono alla fine destinate a provocare seri scompensi.

Che la libertà di parola e le giuste condizioni di parità debbano riguardare chiunque ed essere applicate, non può esservi dubbio, ma è anche lecito rivoltarsi contro situazioni che, sempre più, deprimono la qualità del confronto, facendolo scadere, come succede molto spesso, a mero diritto di presenza di chi è chiamato a tenere botta su situazioni indifendibili, che è cosa diversa del fare giornalismo.

Ben venga, lo strappo di Travaglio, a rappresentare un primo campanello d’allarme, un segnale che la democrazia in assenza di regole, del faccia a faccia chiunque si trovi a parlare non regge più e che una società seria ha bisogno, tra le altre cose, che scompaia il triste fenomeno del giornalista in veste di difensore ufficiale del premier.   

 

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Febbraio 2010 22:55  

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna


Ultimi commenti


In questo sito vengono utilizzati i cookie necessari al suo funzionamento e quelli associati a terze parti nel caso di visualizzazione di contenuti da loro gestiti e per la raccolta statistica di dati di traffico. Per saperne di più, clicca su: Informativa completa.

Per accettare, clicca su:

EU Cookie Directive Module Information