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La nuova TV

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L'evento del 25 ottobre quando gli U2 hanno trasmesso in diretta il loro concerto dal Rose Bowl Stadium di Pasadena California costituisce un notevole esempio di quello che sarà, o potrebbe essere, la nuova televisione.


Se per televisione intendiamo la capacità  di trasmettere immagini in movimento con i relativi suoni, in diretta o in differita, ebbene possiamo concludere che gli U2 e Youtube, Facebook e Twitter hanno fatto TV su scala mondiale con milioni di spettatori virtuali (mentre Lo Sbavaglio nel frattempo si sta attrezzando, tanto che quelli di Youtube se la stanno facendo sotto!), oltre ai 100.000 fisicamente presenti allo stadio. Se della TV invece consideriamo i contesti prossemici e sociali, beh, ne siamo ancora lontani: la TV si guarda in salotto, con altri, avendo essa preso il posto che in famiglia aveva una volta il camino, e si guarda da lontano, con l'ausilio di una bacchetta magica nota come telecomando. Internet si guarda da sopra un tavolo, attraverso lo schermo di un computer, onanisticamente e usando tastiera e mouse. Ma sono queste barriere insormontabili? Tecnicamente no: ci vuole niente a mettere qualche chip da computer nel televisione, e ad arricchire il telecomando di lettere - come i telefonini - di modo che possa essere usato come tastiera le poche volte che su Internet occorre scrivere qualcosa, tra l'altro centrando così in pieno il paradigma tecnologico più diffuso tra gli itali: TV e telefonino.  In realtà Internet presenta due vantaggi enormi: il palinsesto e il palcoscenico. Il palinsesto di una TV è imposto dall'altro; anche se ho a disposizione centinaia di canali - come sta accadendo con la TV digitale terrestre - non posso a priori sapere nei dettagli quello che stanno trasmettendo, nè posso cercare comodamente quello che mi piacerebbe vedere. Il loro palcoscenico è l'Italia nella migliore delle ipotesi, nella maggior parte dei casi è costituito da televendite di pentolame, da tediose interventiste a locali quaraquaqua rappresentanti dei poteri locali e da voyeristiche prospettive su scollature più o meno ardite di burrose bellezze della provincia granda. Tutto questo era (ed è) spacciato per democratico accesso ai canali di informazione, e alla fine si è rivelato per quello che fin dall'inizio era progettato per essere: TV a pagamento, con decoder Mediaset. Il palinsensto di Internet al contrario è il motore di ricerca, e il suo palcoscenico è il mondo, posso trasmettermi - notare l'uso riflessivo del verbo - quello che voglio e da dove voglio. Ma allora - chiederete voi - qual'è il problema? Bene, è lo stesso per cui non c'è modo di non comprare Windows quando comprate un computer, o non si riesce a comprare medicinali da banco in un supermercato o i contagoccie dei farmaci equivalenti non funzionano mai bene: il monopolio. In questo caso il monopolio delle multinazionali sui diritti (i Copyright) e i brevetti, che ha impedito per anni di avere le autoradio con un ingresso dal lettore MP3 (e ora ne fa oggetto da rapina), che ha rotto i coglioni con l'impossibilità di vedere in Italia un DVD comprato in America, che - parlando di cose veramente gravi - ha impedito nei fatti la diffusione di farmaci nel terzo mondo, che si sta brevettando pezzi del genoma di piante e animali (e attenti al vostro) e che fa sì che tutti semi che i contadini piantano siano comprati dalle multinazionali stesse invece che prodotti dalle piante. Nel nostro modesto e poco importante caso, i costruttori di TV, si guardano bene dal montare nei loro apparecchi chip da computer: non sia mai le Major se lo prendessero nel fracco più di quanto se lo siano già preso grazie ai Creative Commons, ad Internet, all'Open Source e al Peer-to-peer. Viva The Pirate Bay (ex, ahime!)

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Ottobre 2009 20:28  

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