Lo Sbavaglio

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Il prestito

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E arrivò il momento in cui l’uomo dovette riconsegnare a Dio quello che egli aveva generosamente prestato … sentite che succede.

Lui – E che cos’è sto schifo che mi porti, che tocco con due dita e getto via!

L’uomo -  Ma è la Tua terra non la riconosci?

Lui – Se questa è terra, io sono una mappina, sembro uno straccio?  Che ti sei messo in testa che io non ricordi le cose che ti ho dato? Te l’ho prestato lo pianeta mio,dovevi ritornarlo come l’ha dato Dio, e invece non c’è nulla e manco ci assomiglia al paradiso che ho consegnato io.

Cosa ne hai fatto dei boschi e le montagne e dei ghiacciai, li hai giocati ai dadi?

E dei ruscelli, i fiumi e le mie messi, ci ho messo secoli per fargli dare i frutti e in poco tempo tu li hai mangiati tutti, quello che peggio, non tutti ne han goduto.

L’uomo – Ma erano loro … che …

Lui – Non dire il falso, di qui si vede tutto, tu t’abbuffavi e tutti gli altri a fame a chiedere in ginocchio da mangiare.

E dentro i boschi tutti gli animali sono tornati, me li hai portati indietro? Oppure son scomparsi come l’acqua. Che se pure poca l’avete data a chi la vende cara. Sopra l’altare del capitalismo, ma non ti viene un poco di vergogna, E’ LA MIA ACQUA!!, quella della gente, di quella povera che ha mai niente.

E poi, e poi vedo dei deserti, terre che un tempo davano dei frutti, avete costruito col cemento dove da tempo io … io e non un altro avevo detto NO! NO! vi ho mandato tempeste e terremoti, avete costruito sul concime e voi niente per fare quattro soldi.

Ne avete ucciso di cui ho perso il conto, ma che razza di animale avrò creato, ma sei un uomo o qualche altra razza da me creata mentre mi trovavo alticcio e qui di vino, lo sai non se fa.

L’uomo – Abbiamo lavorato, le invenzioni, macchine, case, grattaceli immensi, telefonini, la pubblicità, voliamo in alto macchine da guerra, le merendine, le bombe ad Hiroshima,

Centrali elettriche e quelle nucleari, abbiam modificato anche i cibi e tutto quanto in santa libertà, abbiamo inventato la coca cola, le veline, la televisione, il cinema, le dive.

Lui – E dei miei mari, ho visto tutto, lo schifo che mi hai fatto, tu ci hai gettano il ferro, avanzi di commerci, navi di acciaio, veleni d’ogni tipo, petrolio, droga, uomini ammazzati, donne possedute con la violenza, uccise per la fame, morti per le guerre.

Turbando l’esistenza degli esseri marini la loro pace la loro purezza, hai distrutto il pane del tuo pane.

Ho fatto un figlio idiota nonostante l’intelletto che ti ho dato, ho donato tutto, non hai fatto niente per dare lustro all’umanità, ti sei servito del patrimonio mio per rendere schiavi i figli dei tuoi figli.

Che devo dire dei fiumi, dei miei laghi, pieni di scorie avanzi delle industrie e fango d’ogni sorte capaci solo di portare morte ai poveracci che non hanno colpe, che prendono malanni cancri e malattie per quello che gli date da mangiare, per l’aria che gli fate respirare e non date pane neppure per morire.

Ma che mi porti, che vuoi riconsegnare, questo è un aborto, non è il mondo mio, questo è un avanzo del vostro macabro pranzo.

Non riconosco la feccia che mi porti, sei pure cieco e sordo, non odi grida, non vedi come i colori del mondo sono smorti, in cielo non è azzurro, il mare se ne muore e chiede aiuto, i monti sono gialli e morti, il ghiaccio si scioglie dal dolore da quello che tu chiami il tuo progresso, son morti uccelli, orsi ed ogni tipo di animale gli hai tolto posto persin dove morire e figli tuoi i morsi della fame aumenteranno come i deserti e gli animali infetti, che razza di pianeta è ormai questo, pensi davvero, che mio dovere sia farlo tornare al tempo in cui io lo feci? Aggiustati incosciente, figlio deficiente se ha la forza salva i figli tuoi da quel futuro che li vede figli amari, di un destino infame.

E se non salvi quel poco che rimane, tu resterai seduto sul deserto a contemplare un figlio che ti muore, per colpa tua che non hai più cuore.

Te l'ho prestato. E male tu l’hai usato, avresti dovuto rispettare il figlio, quale?

Quello tuo, perché in prestito te l’ha dato lui.

E' anche sciocco che nessuno si ribella i ricchi pensano a far la vita bella e poveracci

Ci accontentano di stracci … E chi s’accontenta muore, ascolta me che la so più lunga.

E adesso vattene e torna con il mondo giusto e che a vederlo io ritrovi gusto.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Aprile 2010 21:30  

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