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La strage degli innocenti

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Io non so cosa sta accadendo su questo pianeta, come si possa chiamare il virus che sta impestando quest’umanità. Il termine umanità significa maturare in se stesso l’idea della difesa dei sentimenti umani, di solidarietà. Sopratutto per i bambini, non fosse altro per il fatto che sono quelli che più dovrebbero essere protetti dalle guerre, dalla fame, dalle infamie, dalle brutture d’ogni sorta presenti in tutti i paesi del mondo sviluppati e no. E sono sfruttati vergognosamente sul lavoro, nel sesso e per gli organi e sono i ricchi a comprarne i pezzi e ciò che resta gettato nella spazzatura e chissà quanto altro di cui noi profani e poco informati da un sistema informativo degno quasi in ogni dove dei regimi più reazionari. A me poco importano le disquisizioni filosofiche sulle teorie del pensiero, dell’uomo, delle sue frustrazioni, le relazioni economiche tra mezzi di produzione, forza lavoro, plusvalore, merci, scambio, rapporti tra merci, valore reale e nominale, materialismo, anima, peccato, analisi psico metafisica dell’io.

Sono milioni i  bambini che muoiono ogni anno, battezzati e no. Per il fatto che vivono poco non fanno in tempo a far maturare  un’anima, ma quanto è importante l’anima di un bambino!, vale più o meno di un dollaro al giorno. E qui discussioni filosofiche, disquisizioni, interventi, da tutte le parti intellettuali si scatenano, la chiesa interviene a gamba tesa e se le prede con il materialismo marxista, con la teoria della sociètà dei consumi che permette alle ragazzine di far vedere le cosce. E c’è qualcuno che sostiene che per bloccare il mercato degli organi dei bambini basta aumentarne il costo. In questi giorni ma anche prima davanti a tragedie di tale portata ci dicono di riflettere di pensare agli altri, a quelli che stanno peggio di noi. Quanta gente è morta. E la maggioranza sono i bambini, io non li ho contati ma so è così non ho bisogno di saperlo da altri. Questo accade dappertutto, ma in particolare nei paesi poveri che fanno parte dei paesi più ricchi. Haiti non è stato il primo nè l’ultimo, chissà quante altre ve ne saranno in futuro e saranno sempre più i bambini a morire per primi e in numero più numeroso, per loro non ci sono speranze né ve ne saranno se non si modificheranno gli equilibri economici su questo maledetto pianeta. Non è soltanto un problema di diversa distribuzione della ricchezza, che pure sarebbe un passo importante, ma un insieme di volontà politiche e culturali che devono diventare patrimonio di intere generazioni, di ogni credo culturale, politico,e religioso ed ognuno per amore dell’essere umano dovrà fare diverse valutazioni e fare un passo indietro per farne due in avanti. Le risorse per salvare i bambini (almeno loro ci sono) e sono gli stessi bambini che li producono, purtroppo con il loro lavoro e con le loro morti. Quanti sono i bambini usati nelle guerre, nei conflitti? Quanti sono i bambini morti nelle guerre esistenti sul pianeta, le bambine sfruttate e quanto si spende in tutti i paesi del mondo per le guerre, e quanto per la ricerca di armi sempre più potenti e mortali, distruttive per il genere umano, e quanto costerà ricostruire tutto ciò che si è distrutto? Cifre incalcolabili per una via senza ritorno e quindi i soldi ci sono e sono tanti non è certo un problema di risorse anche in un momento di crisi come questo, in realtà è solo un problema di volontà politiche e di scelte economiche che vanno sempre contro il buon senso, la soluzione reale dei problemi contro i più poveri che pagano lo scotto di non contare nulla, proprio dove ci si vanta di applicare la democrazia. L’impotenza di Haiti è la nostra impotenza, invece di inviare uomini capaci ad organizzare la distribuzione degli aiuti preferiscono inviare militari armati, mentre c’e bisogno di iniziativa organizzata, i granai sono pieni e la gente muore di fame. Eppure dallo stesso responsabile della nostra protezione civile dott. Bertolaso si conferma l’inutilità del personale militare, quello che serve sono uomini capaci di organizzare, punti di riferimento necessari per organizzare la distribuzione  dei beni di prima necessità, dell’assistenza sanitaria necessaria, la c’è da combattere una guerra per, non contro e gli americani devono mettersi in testa che le armi non servono quando si deve costruire la pace, speriamo che serva come esperienza. Piuttosto opportuno sarebbe se l’O.N.U. cominciasse a dire che tutte le scuole, gli asili, tutte le strutture ove sono presenti bimbi e giovani, in tutti i paesi, queste strutture siano costruite con criteri antisismici, e questo in tutto il mondo, nei paesi sviluppati  o in via di sviluppo e che a far questo siano tutti. I paesi ricchi aiutino quelli poveri e non credo che questo costo sia maggiore dei disastri provocati dai terremoti e soprattutto non aspettino 200-300.000 morti per togliere il cappio dei debiti dei paesi poveri nei confronti dei paesi ricchi che spendono un mare di soldi per uccidere ... e qualcuno cominci  a fare  il proprio dovere in nome dell’umanità.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Febbraio 2010 16:18  

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