Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Haiti, morte di Mirta … tutti i particolari in cronaca.

E-mail Stampa PDF

Non ero molto in forma ieri sera e sono andato a letto molto tardi, sentivo freddo ma un freddo molto strano, fatto di rabbia e voglia di scordare le storie brutte della mia vita. Poi preso da dolce sonnolenza, mi addormentai senza resistenza. Così d’incanto, a notte fonda, il giorno mi riapparve in pieno sole. Però volavo e questo mi donava tanta energia e tanta libertà, un senso di benessere infinito, senza le ali andavo in alto in alto sino a vedere tutta l’umanità. Com’era bello e dolce andare via, senza pensieri per la strada mia. Vedevo mari, colline e dei palazzi vedevo uomini, alberi e ragazzi; un viaggio lungo, sembrava senza fine, un vero mare di serenità. E poi d’un tratto quasi fui rapito e il  mio umore da questo fu tradito.

Sotto vedevo macerie a tutto andare, case in rovina, palazzi da rifare e tanta gente abbandonata e morta e su veniva la puzza della morte, carne a brandelli e oggetti d’ogni sorta, la terra questa volta s’è risorta e la pietà con essa ormai è morta.

Aveste visto quello che ho visto io, teste spaccate e corpi mutilati, le braccia e gambe sbattute in ogni dove, sangue che macchia le strade ed anche i muri striati, schizzati e sopra i sassi le dita della gente che si aggrappa a qualche cosa che non esiste più. E più sinistre rovine d’altri tempi che io conosco per aver vissuto, magre capanne, di latta e di cartone, legno e rottami che non valgon niente sono le case della povera gente senza futuro nell’umanità. Meglio sarebbe se non vi fossi stato. Mi son trovato, ed io non so più come, sotto uno strato di terra sotterrato, sentivo dei lamenti da lontano, era una bimba con un nome strano. Piangeva, disperata singhiozzava, ed ogni tanto mi chiedeva aiuto. E fu a carponi che la raggiunsi io, sentivo il suo respiro farsi forte e finalmente io mi posi accanto.

Morfeo – Ciao piccolina, dimmi come stai, come ti chiami, da quanto tu sei qui?

Mirta – Mi chiamo Mirta e sono di colore,  io te lo dico perché non vedi niente e non mi sento proprio niente bene, sono ormai giorni, che sono chiusa qui e tu sei il primo che vedo dopo tanto, quanta paura e sento tanta fame, qui non c’è acqua e si respira male, le gambe non le sento e vedo sangue e quando dormo vedo la mia mamma.

Morfeo – Vuoi raccontarmi cosa ti è successo, se ti ricordi cose della casa.

Mirta – Chiamala casa questa catapecchia, senza finestre, senza un lavatoio, quando pioveva la prendevo tutta ben altre  le case là a nord ovest, ci sono ville e case fatte bene, talmente bene che non son cadute, neanche un graffio neppure  se lo fai. Stavo tenendo una bambina in braccio, che piccolina, ha sei mesi sai, adesso non so dov’è finita, è già da un pezzo che non piange più, s’è addormentata e non si sveglia ancora.

Morfeo – Mi sembri grande, quanti anni hai? Sei già donnina da quello che racconti.

Mirta – Ho cinque anni … (e mostra la manina) Ma tu a casa c’è l’hai una bambina?

Morfeo – Certo che l’ho ed è anche assai bellina, guarda la foto è proprio questa qua.

Mirta – Com’è carina, è bella, bionda, ha gli occhi azzurri, però è vero che son più bella io? Lo sai. Lo sai son senza mamma, non l’ho vista mai, il babbo se ne è andato e non è più tornato, io sono sola ma quando sono triste mi consolo giocando a far la mamma con le amiche. Però ... però mi devi fare soltanto una promessa.

Morfeo – E’ vero, sei assai più bella, l’angelo più dolce della terra, come una rosa illumini ogni cosa, sei la ragione d’ogni  vita al  mondo. (Sentivo la sua mano stretta stretta che lentamente se ne andava via, e assai più grande l’impotenza mia, che cosa posso fare a sta bambina) Domanda, chiedi sono qui per questo, se non lo faccio sono disonesto, chiedi ogni cosa che ti posso dare, in modo che tu possa ritornare.

Mirta – Io sono sola, figlia della strada, e sento che fra poco devo andare, del buio ho paura, non voglio andare sola e sento freddo persino nelle ossa, togli quel chiodo  nella schiena …  mi fa male, tanto tanto male, e se dovessi andare in paradiso non mi lasciare, almeno per un pezzo m’accompagni, vero?  Sin quando non incontri la mia mamma e fa che stringa fra le mie mani fredde un ninnolo di pezza, oppure un bacio, ne ho avuti pochi di ninnoli e di baci, poche carezze e ancora meno pane, stringimi forte e non lasciarmi sola, dammi un bacino, salutami che vado …

Il sogno è bello nella sua tristezza, un ninnolo là a fianco era sdraiato, lo presi e glielo posi in mano, sollevai la piccola creatura, tolsi quel chiodo che gli faceva male, pulii la fronte coperta dal suo sangue, gli diedi un bacio senza farle male, la strinsi più forte per non lasciarla sola, l’accompagnai per un  lungo tratto, io posso farlo per quello che io sono, e consegnai la bimba a la sua mamma … e la mia notte ormai era finita … meglio sarebbe se non ci fosse stato nè il terremoto nè altro che fa male.

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Febbraio 2010 16:18  

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna


Ultimi commenti


In questo sito vengono utilizzati i cookie necessari al suo funzionamento e quelli associati a terze parti nel caso di visualizzazione di contenuti da loro gestiti e per la raccolta statistica di dati di traffico. Per saperne di più, clicca su: Informativa completa.

Per accettare, clicca su:

EU Cookie Directive Module Information