Lo Sbavaglio

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Burattini e burattinai

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La politica, se pure è la più alta espressione culturale dell’uomo, a volte può essere tragicamente strumentalizzata, portata a eccessi, a volte derisa, nascosta, in reconditi progetti, che vengono realizzati, da mezze figure, solo apparentemente complete e ricche di un fascino perverso che porta solo alla distruzione delle individualità. Opinione comune ormai da diverso tempo, che non sono più i governi e sviluppare, orientare, programmare l’economia del proprio paese, poiché i costi per il mantenimento dei servizi, delle strutture, delle infrastrutture, dei livelli elevati occupazionali, della sanità, l’invecchiamento delle popolazioni, il sostentamento delle industrie in crisi, la stessa crisi economica hanno costi troppo elevati e la politica fiscale non è in grado di rispondere alle nuove esigenze dell’economia globale. Occorre quindi rivolgersi a prestiti, a finanziamenti esterni che esulano dall’economia di stato.

Le politiche fiscali così come ci vengono proposte, non potranno mai risolvere i problemi del debito pubblico, sino a quando la battaglia contro l’evasione fiscale non otterrà livelli quantomeno di sufficienza da garantire un gettito di entrata, almeno del 5% del P.I.L. Questo consentirebbe un sostanzioso abbassamento del debito pubblico, una diversa e più equa politica fiscale. E persino una sorta d’impropria diversa distribuzione della ricchezza nazionale. In buona sostanza per realizzare una più congrua ed equa politica fiscale occorrono strumenti di cui uno stato civile deve necessariamente dotarsi non solo per determinare il reddito, ma anche riferimenti di controllo per tutte le operazioni relative alla determinazione del reddito, e agli spostamenti dei capitali, non solo da un paese all’altro, ma anche allo spostamento delle merci, alla loro specificità, al loro valore di mercato, e al suo valore di scambio, reale e nominale,  sui mercati merceologici, e o prodotti di banca. In poche parole occorre realizzare una vera e propria tracciabilità per consentire un controllo più appropriato dei passaggi di moneta e di merci. Può sembrare paradossale è che in caso di terremoti catastrofi o eventi di gravità eccezionale, gli investimenti dello stato per la ricostruzione, e per il recupero delle aree devastate, fa diminuire il debito pubblico, e fa risalire, il P.I.L, Ciò accade anche nel caso in cui lo stato investe nelle proprie aziende, nei servizi, negli uffici, amministrativi, e nelle aziende di stato, e in tutte le realtà che lo stato ha all’interno dei suoi progetti di spesa e libri paga. Se tutto ciò viene collegato, alla diminuzione delle tasse, per i ceti meno facoltosi, tutto questo aiuta a riprendere i consumi, e a ridare fiato alle aziende private e pubbliche, nella produzione dei beni di consumi, primari, e rendere più produttivi la scuola a tutti i livelli sino agli asili nido, e infantili, nella giustizia nelle sue strutture. Questo parchè gli investimenti nell’economia di stato a differenza di quanto dicono, alcuni economisti, producono reddito, ricchezza e pongono un argine severo di controllo alla disoccupazione e alla povertà. Qualcuno potrebbe obbiettare e i soldi? Un progetto di tale portata deve essere inserito in un piano quinquennale, e uno studio serio sulla capacità fiscale dei vari strati sociali, e da qui partire per realizzare un progetto a scale di gradualità fiscale, ponendo l’accento sulla differenza delle possibilità economiche reali che esistono tra i livelli più bassi di reddito e quelli più alti. La gradualità deve essere incoraggiata e premiata da parte dello stato con agevolazioni, premi e contributi con chi denuncia con fedeltà i propri redditi e profitti colpendo viceversa chi fa dell’evasione il proprio cavallo di battaglia. Perché questo avvenga e necessario che lo stato si fornisca di strumenti importanti atti controllare e a esigere da chi di dovere il dovuto. Scarna, inutile farraginosa e l’attuale politica fiscale del nostro governo, che fa pesare il gettito fiscale in particolare sui redditi di lavoro, (che in questa fase è insensibile calo a causa della crisi occupazionale) e la sua politica nei confronti, dell’artigianato, delle piccole e medie aziende non tiene conto che se non si realizza un progetto di salvataggio di moltissime aziende attraverso una diversa politica del credito, che non privilegi soltanto le grandi aziende, e le banche che investono sui prodotti bancari, favorendo in questo modo il riciclo del danaro sporco, le grandi speculazioni, e l’inserimento in questi precisi progetti di aziende, e figure con forti connotazioni mafiose con grave danno per tutta l’economia mondiale. Se ciò non avviene, se lo stato non interviene sulle banche, sul sistema economico che regolano l’attuale economia delle banche, e se non si fanno partecipi anche loro del necessario sviluppo economico, non potrà esserci nè ripresa, nè sviluppo e se ciò viene accompagnato dal mancato investimento dello stato così come, sopra ho cercato di spiegare, e se lo stato non si fa parte attiva nell’obbligare le banche italiane a scegliere in primo luogo il paese. Allora abbiamo capito che non sono più i partiti, il governo, a incidere sulle politiche economiche, sulle scelte industriali, sulla scienza, sulla scuola. Ormai i livelli di spesa per mantenere i servizi a livelli accettabili, è necessario che gli enti pubblici, e di conseguenza lo stato deve rivolgersi alle banche private e alla fine le banche mettono il nodo scorsoio allo stato, e se lo stato non può restituire i soldi, sono le banche con tutto quello che ne consegue a decidere i governi, le alleanze. Le scelte economiche, e politiche e soprattutto decide su chi ci deve governare e qualunque cosa facciamo ci stringono al collo il nodo  scorsoio colpendo in prima di tutto la democrazia. Quindi burattinai e burattini si alleano, facendo pagare a noi mettendoci a fare il pubblico, e applaudire a ogni loro comando. La legge elettorale vigente ne è la dimostrazione…Cambiamo sì.ma con intelligenza. Così come occorre fare delle grandi opere, e le infrastrutture, prese sempre ad esempio ma che solo apparentemente così come vengono proposte sono proprietà dello stato, in realtà sono diventate un sistema pratico per regalarli ai privati ma costruiti con i soldi dei cittadini. Gli investimenti, sulle grandi opere producono non soltanto lavoro, ma contribuisco anch’esse a diminuire il debito  pubblico giacché vengono scalate parchè investite nell’economia di stato, aumentando area degli occupati e a beneficio delle entrate per il fisco e per l’economia. Investire inoltre nei servizi provoca un doppio ritorno poiché sviluppando ad esempio i settori della scuola primaria secondaria, si realizza che lasciando i figli a scuola o in asilo le donne in particolare posso trovare lavoro nei servizi, nelle aziende o altrove e pagare con una parte dello stipendio i costi di questi servizi, realizzando una sorta di reazione a catena tale che il servizio, in effetti, non solo si paga da solo, ma produce benessere sociale ed economico. Quanto meno stravagante è la proposta di chi vuole realizzare due sole aliquote fiscali Questa è una proposta irrealizzabile che dimostra quanto sia demagogica e populista questa proposta senza costrutto né base economica, poiché opportuno sarebbe riformare tutto il sistema merceologico, l’organizzazione degli artigiani, dei produttori, dei consumatori, aziende grandi e piccole perche in questo paese, nella nostra economia e strutturata in modo che ogni azienda dalla più grande alla più piccola ha un suo sistema di contabilità e ogni sistema ha delle sue caratteriste particolare una giungla quindi e un sistema così articolato dal punto di vista economica amministrativa oltre a procurare ulteriore caos, creerebbe disfunzioni, divaricazioni e vere e proprie ingiustizie, fra un settore e un altro tra una categoria ed un’altra, tra cittadino e cittadino. La proposta stessa è ingiusta la media di contributi dei lavoratori a reddito fisso e attorno al 30% perchè farli pagare di più, non basta quello che pagano e i pensionati? I lavoratori a part-time? I cassintegrati, quelli a tempo determinato? Che adesso pagano il 16%? e chi non ha reddito tale che superi di 1000 euro l’anno gli 8000 anche loro al 33% e gli straricchi che evadono il fisco e che dovrebbero pagare il 45% perché superano guadagni da nababbi cosa facciamo dal 45% lo passiamo al 33% che gli facciamo uno sconto per aver evaso il fisco? Chi gioca in borsa?

Gli speculatori, i redditi che hanno imposte irrisorie al di sotto delle medie europee come le rendite. Non ci siamo a mio parere questi sono regali ai ricchi e non mi pare che in questa fase siano quelli che hanno più bisogno di regali . MA I BURATTINAI QUESTE COSE NON LE VOGLIONO capire loro si nascondono e i loro lacchè eseguono vero NAPOLONI?

 

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