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La tredicesima

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Quando fu istituita, ed inserita nelle buste paga dei lavoratori, aveva una funzione particolare, quella specifica di consentire ai più di comprare almeno una volta l’anno le scarpe o il cappotto ai figli, sostenere le spese per l’acquisto di abiti o di medicine e tutto quanto nell’arco dell’anno non si poteva comprare perchè gli stipendi dei lavoratori non erano sufficienti a far fronte a tutte le spese per il sostegno della famiglia. I figli costano, le mogli se non lavorano, se pure producono lavoro non sono riconosciute come lavoratrici, e quindi paradossalmente costano, la vita costa perché tutto aumenta dalla casa al trasporto, alla sanità, alla cultura e niente è riconosciuto ai lavoratori ed ogni cosa diventa, se lo diventa, una conquista.

Fu grazie alle lotte dei lavoratori con Giuseppe Di Vittorio che la la tredicesima venne riconosciuta con la prima motivazione delle necessità dei figli dei lavoratori ed il loro diritto alla scuola e alla cultura. Una conquista di civiltà oltre che naturalmente una conquista economica. Con la tredicesima si fanno i regali ai bambini, qualche viaggio in meridione, perché siamo tutti immigrati. Sia chiaro non è mai stato un regalo, i lavoratori i soldi che portano a casa se li guadagnano col sudore della fronte. Oggi con le aziende che chiudono, con i licenziamenti, con i contratti a termine, la cassa integrazione, gli eterni disoccupati, con i  giovani a spasso e senza prospettive, con le donne lasciate a casa, con la crisi scaricata direttamente sui lavoratori e con i nuovi contratti voluti dal governo di destra, le famiglie che percepiscono la tredicesima sono ormai un numero esiguo con grave danno non solo per le popolazioni più deboli, ma anche per tutta l’economia; artigiani, commerciarti, negozianti vedono diminuire il loro lavoro e quindi i loro introiti e se moltiplichiamo il tutto il danno economico è incalcolabile anche in termini di introiti erariali. Ma ci sono danni meno appariscenti che hanno invece un valore immenso, intere famiglie in attesa della tredicesima per pagare il mutuo della casa, le scarpe al bambino, il cappotto o pagare i debiti accumulati durante l’anno con i parenti, gli amici e chissà quante cose di cui ci si vergogna di parlare .. ed allora noi dobbiamo cercare di spiegare, anche se è difficile, che la povertà non è una vergogna, non è una colpa, e non avviene mai per volere divino, e non è neppure una malattia, e nemmeno sfiga. La povertà è una condizione sociale programmata dal potere economico e messa in atto dal poter politico a danno di intere popolazioni per condizionare il voto politico, la cultura ed il modo di pensare delle grandi masse. Prima si mangiava pane e cipolla, adesso si mangia televisione e chiacchiere, e se ci tolgono lavoro e tredicesima, la colpa è dei comunisti anche se non ci sono più e chi ce ne parla non sa neppure di cosa parla … Sbaglio? Povero Di Vittorio …! Aveva ragione lui: anche i pezzenti che hanno un minimo di dignità prima o poi si ribellano portando le loro ragioni, e noi di ragioni ne abbiamo molte a differenza dei padroni che ne hanno una sola … lo sfruttamento possibilmente a basso costo.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Dicembre 2009 22:36  

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