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Quattro passi al mercato

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Quanto falso interesse si riscontra nei dibattiti in TV, alla radio, nei confronti tra i partiti, associazioni e quant’altro, tutti si interessano e ci vogliono aiutare, ci insegnano a cucinare, a comprare questa o quella verdura, il tipo di carne, come risparmiare, le cose da conservare e da non buttare, l’olio, la pasta; tutti maestri del risparmio, gli spendaccioni saremmo noi incapaci di scegliere il risparmio e la qualità dei prodotti, in pratica ci trattano come deficienti e tutte le mattine ci fanno vedere come e cosa cucinare.

E poi un giorno se ne è venuto addirittura LUI a  spiegarci che la sua mamma (e qui abbiamo scoperto che non si è fatto da solo) girava di bancarella in bancarella per comprare dove costava meno. Ora partendo dal presupposto che Lui a casa sua ha sempre avuto le serve e magari pagate anche in nero, questi ci prendono ancora una volta per i fondelli. Non c’è nessuno che si preoccupa di quello che accade ai generi di prima necessità, tutte le settimane vado al mercato e tutte le settimane i prodotti, chi più e chi meno, aumentano da 10 a 50 cent. I prodotti sono cari e scadenti sino al punto che dal sabato al lunedì almeno il 20% va gettato nelle varie spazzature, tanto c’è la raccolta differenziata. Ci sono poi situazioni strane con prodotti identici o con piccole differenze che passano da 80 cent a tre euro come ridere, frutta che anziché maturare marcisce, verdure che appena le porti in casa marciscono dalla vergogna ... e i vigili non controllano una mazza, che ci siano o meno i cartellini con i prezzi oppure no, non gliene frega niente a nessuno, figurati se controllano i prezzi, il governo si è sono premurato di inventarsi il Mister Prezzi ma nessuno si è accorto che esiste vista la sua inutilità. Abbiamo sentito pronunciamenti, proposte di soluzioni mai realizzate, si parla di trasporti su gomma, su ferro, su navi, su aerei, su transatlantici, su navi spaziali, dei vari passaggi dal produttore alla catena distributiva, tutto quello che c’è di mezzo, la mafia, il governo, i controlli e i bollini di qualità che mettono quasi sempre su frutta che puzza di muffa per aumentarne il prezzo. Vorrei spiegare che un aumento di “20”  cent. è un aumento delle vecchie 400 lire e se ogni settimana si aumenta dello stesso importo alla fine del mese sono 1.600 lire in più, e le mele che una volta in Piemonte le davano da mangiare ai maiali sono la frutta che costa meno, 2.400 lire al kg. E sono immangiabili, per non parlare della pasta e del pane. Sarà anche vero che bisogna ragionare in euro ma noi, quelli dallo stipendio trasparente, siamo pagati in lire e poco importa delle varie elucubrazioni degli economisti del sistema che ci spiegano che la colpa è della Cina che produce tappi di bottiglia. Intanto sarebbe opportuno che il Sindaco e i suoi cominciassero a fare una diversa politica sul territorio e si cominci a lavorare sul controllo dei prezzi a Rivoli, uno dei mercati più cari nell’area torinese. E se vuole un confronto con la cittadinanza ci andiamo pure, le soluzioni ci sono, basta impegnarsi nei prodotti a km. 0; è un progetto che si può realizzare anche perché se si continua così si rischia di vedere le bancarelle dei nostri furbi fruttaroli rovesciate su corso Francia … si deve arrivare a questo? E cosa c'entra il libero mercato con la speculazione? Sig. Sindaco si svegli!

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Novembre 2009 22:07  

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