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Viaggio a Bonaventura (Valle del Cauca)

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L'altro giorno ho incontrato Anna, da sempre amica, dopo tanto tempo che non ci vedevamo. Come va? Cos'hai fatto quest'estate? Beh, io non ho fatto molto! Anna invece:

Viaggio a Buenaventura (Valle del Cauca)

dal 21 al 25 agosto 2011

 

21 agosto

Siamo giunte a Buenaventura nel pomeriggio, provenienti da Cali, capoluogo del dipartimento del Valle del Cauca, 22 Donne in Nero italiane e spagnole. La prima parte del viaggio si è svolta in aereo, da Bogotà a Cali, dove siamo state accolte e rifocillate con affetto nella casa di una donna, Maria Teresa Arizabaleta, già parlamentare del partito liberale, che ha una corrente di sinistra. E’ stata senatrice dal 2001 al 2003, al posto di Piedad Cordoba; quello colombiano è un sistema strettamente bipolare, con alternanza per legge dei due poli. Maria Teresa è stata presa a sediate da certi gruppi femministi perché era contraria all’alternanza e ne porta tuttora le consegunze alla schiena. Le donne hanno ottenuto il diritto di voto, lottando, nel 1954 e nel 2004 hanno celebrato il cinquantenario. Ci mostra poi alcuni giornali con articoli sull’Encuentro appena concluso e ci parla del suo lavoro contro la violenza, che nella Valle del Cauca ha dimensioni spaventose: dal 2002 al 2009 ci sono stati 3.000 casi di bambini violentati, 16.000 di bambine, decine di migliaia di donne. Maria Teresa è architetta, come il marito, anche lui molto gentile nell’accoglierci; soprattutto, ci dice lei, è una femminista: ha due fincas (aziende agricole) e intende destinarle una ad un’università delle donne e l’altra all’imprenditoria femminile.

Siamo partite a fine mattinata in autobus, accompagnate e protette da Martha Elena Giraldo Mendoza, per Buenaventura. Il viaggio di circa tre ore è stato interessante per il paesaggio tra le montagne ed una splendida vegetazione, meno piacevole per l'intenso traffico di TIR e per le condizioni della strada. Lungo  di essa numerose baracche di poveri cercatori di oro e un fiume, il Rio Cauca, di colore rossastro per l’inquinamento da mercurio legato all’estrazione dell’oro.

La vista di Buenaventura, una profonda insenatura sull'Oceano Pacifico con il mare che entra in profondità nell'entroterra, creando lagune, che rimangono poi all'asciutto per la marea, ci ha impressionato con la presenza di misere palafitte di legno e lamiere, dove vivono migliaia di persone (la popolazione totale di Buenaventura si aggira sulle 400.000 persone). Anche il centro è caratterizzato da case mezzo costruite, con copertura in lamiera o eternit (questo magnifico materiale abbonda per tutta la Colombia), numerosi depositi di acqua sui tetti o terrazze, impianti elettrici – dove ci sono – volanti; sono presenti costruzioni a molti piani, che sono alberghi o pubblici uffici. Le strade sporche, barriere alle porte e alle finestre della maggior parte dei negozi.

Una città che fa male alla vista ed al cuore. Eppure è il secondo porto commerciale della Colombia, dove transitano merci per e da la Colombia. La città, come ci aveva detto Martha, è un luogo di conflitto armato dove si scontrano FARC, paramilitari e narcotrafficanti,  che controllano vari barrios e che impongono la loro legge. Vittime prime di questo conflitto e delle misere condizioni sono le donne, sottoposte a violenze di ogni tipo.

Siamo state sistemate in un hotel nuovo e non finito, molto confortevole.

Subito dopo abbiamo incontrato donne di varie associazioni che ci hanno presentato il programma dei prossimi giorni e che ci hanno illustrato la situazione locale, le loro attività, la necessità di avere un ascolto maggiore da parte della giustizia, dove le denunce di violenza e scomparsa vengono per la maggior parte ignorate. I dati che ci hanno esposto, le richieste da loro avanzate, sono tratte da un documento che le organizzazioni locali di donne hanno presentato di recente alle autorità, “Mujeres en Buenaventura punto focal de acciones violentas” (documento che ci è stato consegnato).

Il tasso di povertà è dell’80,6%, le donne fanno attività malpagate che richiedono grande sforzo fisico: raccolta dei gamberi tra le mangrovie, pesca artigianale, agricoltura di sussistenza... Lasciano presto gli studi, le giovani diventano madri adolescenti, la maggioranza è costituita di nere ed è difficile rompere il cerchio della povertà e fare progetti di rivendicazione. La presenza di multinazionali che arrivano in città con i loro megaprogetti innesca una dinamica di violenza che si traduce in massacri, miseria, disoccupazione, droga, arruolamento coatto di giovani nei vari gruppi armati, induzione alla prostituzione di ragazze e bambine, costrizione ad abbandonare la città: è una strategia molto chiara per liberare dalla popolazione territori importanti da un punto di vista geostrategico e per la loro biodiversità, e metterli a disposizione dei capitali privati. A Buenaventura di conseguenza la situazione dei diritti umani è molto deteriorata, è un caso di grande rilevanza anche sul piano nazionale, è diventato il terzo municipio del paese per numero di desplazadas/os (rifugiate/i interne/i), soprattutto afrodiscendenti. Il conflitto armato ha provocato 1520 vittime negli ultimi 3 anni, il 95% delle quali sono afrodiscendenti sotto i 28 anni; c’è un numero preoccupante di sparizioni forzate, che non vengono denunciate per paura; donne che vengono uccise in maniera disumana, mutilate, fatte a pezzi, buttate nei campi; maltrattamenti fisici e psicologici; donne che diventano informatrici della polizia o di altri gruppi armati. Le autorità danno poco appoggio, ci sono leggi, ma non vengono applicate e gli strumenti sono solo scritti sulla carta. Negli ultimi tre anni ci sono state 63 morti violente, già 12 donne assassinate dall’inizio del 2011, 37 casi di violenza sessuale riportati dalla polizia nel 2010.

Di fronte a questa situazione le organizzazioni delle donne di Buenaventura rivolgono alle autorità una serie di richieste articolate: “Ni una mas” è la loro rivendicazione, si esige giustizia, che i delitti contro le donne non restino impuniti, che le donne possano circolare liberamente senza paura e senza essere minacciate. In particolare si chiede:

- alla Procuradoria Nacional e alla Fiscalia Nacional di indagare sulla tolleranza di funzionari e autorità dello stato verso i paramilitari per gli assassini, le sparizioni forzate, le torture e violenze sessuali su donne, adolescenti e bambine;

- alla Fiscalia locale di fare il punto sul femminicidio a Buenaventura, di trovare e punire i responsabili delle violenze affinché le denunce non vengano ritirate;

- al sindaco e alle autorità locali di mettere a disposizione risorse e personale per rendere esecutiva la politica pubblica di pari opportunità;

- alle istituzioni educative e alla società in generale di creare programmi per la partecipazione attiva di genitori e figli/e utilizzando i media, anche per prevenire il consumo di sostanze stupefacenti, e predisporre programmi educativi per promuovere relazioni tra uomini e donne basati sul reciproco rispetto;

- ai genitori di impegnarsi a migliorare i rapporti e la comunicazione con i/le figli/e.

 

A partire da questo documento, le donne venute all’incontro ci hanno chiesto di scrivere un “mandato”, una dichiarazione di condanna nei confronti della violenza e del conflitto armato. Come ci ha poi spiegato Martha, il termine “mandato” viene utilizzato perché le loro sono organizzazioni di base, che non hanno autorità legale, ma agiscono su mandato della comunità e della popolazione in cui sono radicate.

Alcune di noi, spagnole e italiane, si sono prese l'incarico di stendere il testo. Abbiamo discusso con Martha e alcune donne di Buenaventura la struttura e i punti in cui articolarlo e abbiamo concordato di farne tre versioni, in spagnolo, italiano, francese, perché queste sono le lingue del gruppo internazionale presente a Buenaventura. Il “mandato” è riportato al fondo di questo resoconto.

 

22 agosto

Il giorno successivo le donne di Buenaventura hanno organizzato presso un hotel sul porto la nostra partecipazione ad un evento, promosso dalla Fiscalia General de la Nacion (ufficio del pubblico ministero) per discutere con le varie organizzazioni sociali (femminili e miste) e le istituzioni sulla situazione delle donne e dei minori, sulla violenza in famiglia, sulla violenza sessuale, sulle uccisioni di donne da parte di partner e a causa del conflitto armato e sulla loro sparizione; accanto alla denuncia della realtà, nelle relazioni e nel dibattito è stato dato molto spazio all’analisi degli strumenti legali, sociali, culturali che si stanno mettendo a punto per contrastare la violenza, dalla prospettiva di genere alla “attenzione integrale”, dalla prevenzione e protezione alla formazione di operatrici e operatori, dalle “Casas de las victimas” all’accoglienza in luoghi sicuri.

Le Donne in Nero si sono raccolte da parte, in cerchio, mani nelle mani per un rituale di rafforzamento e hanno poi offerto ai presenti un mandala eseguito con conchiglie e fiori, quindi hanno letto il testo della loro dichiarazione in italiano, francese  e spagnolo.

 

Nel pomeriggio nella sede del Comune si è tenuta una conferenza stampa, durante la quale sono stati dati vari materiali di documentazione alle e ai giornaliste/i presenti. All’inizio è stato proiettato il video delle Donne in Nero spagnole che avevamo visto durante l’Encuentro a Bogotà, poi in un alternarsi di domande e risposte è stata illustrata la storia delle Donne in Nero a partire da Israele, il percorso fatto, i risultati ottenuti; una giornalista chiede se ci sia una nuova generazione: in Colombia – è la risposta –  la Ruta  Pacifica ha creato il gruppo della Ruta jovenes. Si è inoltre parlato della situazione delle donne in Colombia (ogni 6 minuti una donna viene aggredita...); si sono presentate le richieste formulate e l'impegno della rete internazionale delle Donne in Nero. Qui inoltre è stata formulata la proposta  di un’iniziativa di mobilitazione internazionale per il 25 di Novembre contro la violenza sulle donne di Buenaventura e in Colombia.

 

Subito dopo abbiamo tenuto un “plantón” davanti al comune; avevamo tutte i nostri striscioni; le colombiane hanno scandito i loro slogan contro la guerra e la violenza. La manifestazione è stata chiusa con una certa rapidità, perché le donne venute da fuori Buenaventura (parecchie decine) per ragioni di sicurezza dovevano rientrare prima del buio. I saluti sono caldi e pieni di emozione, c’è chi dà appuntamento tra due anni in Uruguay, chi bacia, abbraccia e ringrazia commossa. Alla manifestazione hanno partecipato anche alcuni uomini, tra cui un giornalista che ha detto di fare parte di un gruppo che riflette sulla mascolinità e il patriarcato e che conosce persone dei gruppi pacifisti di Vicenza.

 

23 agosto

Il giorno successivo siamo state accompagnate in pullman alla Casa de los Encuentros di Bagno Regio, dove abbiamo incontrato le donne dei barrios, appartenenti a varie associazioni e ong. Qui le donne hanno raccontato le loro esperienze, hanno cantato, danzato, recitato poesie; insomma il racconto del dolore si è accompagnato all'espressione artistica e a momenti di felicità. Molte delle partecipanti hanno sottolineato con forza la loro condizione di afrodescendenties. Anche noi abbiamo cantato in un coro improvvisato (proponendo “Sebben che siamo donne” in versione femminista e “Bella ciao”) e le spagnole hanno letto poesie e ballato il flamenco.

 

Nel primo pomeriggio abbiamo incontrato le donne di una rete di cooperative di produzione, Fundacion Social para la Productividad (Fundproductora), che ci hanno illustrato la loro attività artigianale, che ha lo scopo di insegnare certe abilità e dare un po' di autonomia alle donne, anche a quelle che escono da situazioni difficili. Hanno avuto uno spazio dal Comune, alcune lavorano in casa e portano qui il lavoro finito. Cercano nuove strade per commercializzare i prodotti, stanno facendo uno studio di mercato, usano anche materiale di ricliclaggio. Le donne qui imparano un'arte  e soprattutto ritrovano la stima di se stesse. Ci sono vari prodotti in vendita e molte tra di noi se ne entusiasmano, facendosi spiegare di quali materiali siano fatti.

 

L'incontro successivo è stato con le donne di una ong, Taller Abierto, centro di attenzione integrale, legale e psicologica, per la famiglia e collettivo di donne desplazadas nel 7° municipio di Buenaventura. Si occupano di prevenzione della violenza contro le donne e dei diritti e dell'accesso alla giustizia. Collaborano con ong internazionali (Terre des Hommes, Coopi) e con agenzie dell'ONU. Sono presenti in altri luoghi, ad esempio Cali, ed hanno di recente subito minacce ed aggressioni, hanno quindi il problema di come proteggersi. Fanno corsi di leadership e di rafforzamento; formano giovani che diventino a loro volta moltiplicatrici in altre situazioni. Il modo di resistere delle donne è avere un atteggiamento critico, liberandosi dalla dipendenza dagli uomini. Non è un luogo di “vittime”, semmai si tratta di donne “vittimizzate”, perché manipolate sul piano sessuale. Una donna, Yolanda, che nei giorni scorsi si è presa cura di noi con grande generosità e calore, parla dei problemi delle “madres comunitarias”, su cui già avevamo sentito una testimonianza nell’incontro della mattina: domestiche sfruttate e umiliate, malpagate, senza rispetto degli orari di lavoro né della salute, per lo più sono donne desplazadas.

 

La giornata è finita con un incontro per noi particolarmente doloroso ed imbarazzante; abbiamo visitato una casa di accoglienza per bambine e ragazze gravide (Fundmujer). Qui vengono accolte ragazze incinte che per vari motivi non possono stare in famiglia: ci sono adolescenti che hanno subito violenza dal proprio padre; ad esse viene offerto un rifugio fino a che il bambino non ha tre mesi o fino a che il problema familiare non si è risolto. La responsabile, Mercedes Segura Rodriguez, ci parla della tripla discriminazione di chi è donna, povera, nera: la Costituzione del 1993 in un articolo transitorio prevede la garanzia dei diritti delle afrodescendientes e loro hanno creato una rete di donne nere, povere, sul Pacifico, ma le discriminazioni non cessano. Hanno avuto sostegno da varie organizzazioni, in particolare tedesche, e così hanno potuto costruire la casa, tutta autogestita; le risorse però sono poche, non hanno fondi per tutte le necessità né per allargare le attività di formazione che propongono alle giovani. Tra le ragazze che incontriamo ve ne sono di giovanissime, di 11 e 12 anni; è stata una visita che ci ha molto colpite, ancor più quando abbiamo saputo che mancano persino i denari per l’acquisto di latte e pannolini per i bambini.

 

24-25 agosto

La giornata successiva piovosa ci ha costrette a rinunciare ad un gita su una spiaggia e siamo state quindi riaccompagnate a Cali in autobus e di li al mattino seguente in molte siamo tornate a Bogotà, altre hanno proseguito per ulteriori visite in zone diverse.

 

Questo viaggio di quattro giorni in un luogo veramente difficile per l'estrema povertà e per la violenza diffusa è stato possibile grazie all'accompagnamento, la protezione della compagne di Buenaventura e di Martha. Noi abbiamo dato loro sostegno e ci siamo impegnate a costruire iniziative di pressione e risonanza nei nostri paesi.

 

http://www.casadelledonnetorino.it/index.php/archivio-documenti/documenti-din

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Novembre 2011 11:01  

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