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Lo Stato sono gli altri

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"Lo Stato sono io", è la frase che avrebbe pronunciato il Re Sole, Luigi XIV, all’apice del suo potere assolutistico. Per cambiare le cose sono state necessarie rivoluzioni, modifiche epocali, guerre e milioni di morti che hanno consentito, infine, il raggiungimento dell’attuale concezione dello Stato, quanto meno nelle nazioni in cui esiste la cosiddetta “democrazia”. Possiamo finalmente dire: “Lo Stato siamo noi!”. Ma non tutti la pensano così, anzi … Negli ultimi anni è decisamente cresciuto il numero di coloro che, nel corso di discussioni più o meno accanite, pubbliche e private, tirano fuori dal cilindro l’ormai consunta espressione “la colpa è dello Stato”. Personalmente la trovo inaccettabile e profondamente sbagliata perché l’unica conclusione logica che ne deriva è che LO STATO SONO GLI ALTRI e noi, purtroppo, non possiamo che subire questo potere che non ci appartiene e che ci opprime ogni giorno.

 

 

Mi chiedo e vorrei chiedere ai lettori quale sia la differenza semantica de “la colpa è dello Stato” rispetto all’altrettanto insulsa dichiarazione “Roma ladrona”, così cara alla Lega, partito di cui qualcuno mi ritiene un fervido attivista, sia pure  a mia insaputa. Entrambe le espressioni indicano un’assoluta mancanza di responsabilità propria e demandano ad entità generiche tutte le colpe e tutti i misfatti del Paese.

Sotto il profilo istituzionale, lo Stato in cui oggi viviamo  ha le sue fondamenta nella Costituzione della Repubblica che molti di noi considerano l’ultimo baluardo rimasto a difesa della legalità e della giustizia. Se davvero “la colpa fosse dello Stato”, dovremmo adoperarci per cambiarla, profondamente e in fretta. In tal senso, la Lega ha operato una scelta logica e del tutto coerente: federalismo, secessione e indipendenza della cosiddetta Padania. Ci interessa una soluzione analoga anche per il Sud, come qualcuno paventa?

Altra cosa, invece, sarebbe indicare in modo preciso le responsabilità delle persone che, all’interno delle Istituzioni previste dallo Stato (politici, burocrati, magistrati, responsabili ed appartenenti ad aziende pubbliche e quant’altro) hanno condotto l’Italia al disastro in cui, oggi, si trova. Non si tratta di una mera differenza formale ma tocca la vera sostanza del problema perché ci riporta a noi stessi - a tutti noi – che, se pure non partecipiamo direttamente allo sfacelo, ne sopportiamo le conseguenze in un modo ormai rassegnato, quasi che fosse un male ricorrente ed inevitabile. Io, nonostante tutto, mi sento ancora di far parte di questo Stato negletto e provo in tutti i modi a tenere comportamenti individuali coerenti con le sue leggi e con le sue regole. Sarò esagerato ma, a mio parere, anche buttare per strada un pezzo di carta  o abbandonare su una spiaggia un mozzicone di sigaretta mi renderebbe complice dell’Italia peggiore. Alla mia richiesta di un portacenere, qualche giorno fa, seduto ad un tavolino di un bar di Palmi, mi è stato semplicemente risposto di "buttare per terra" ed ho dovuto insistere per far esaudire la mia richiesta, mentre il cameriere mi guardava come fossi un alieno. Probabilmente appartengo all’insieme dei fanatici sostenitori del “sogno americano”, per cui sono ancora affascinato dalla retorica di un certo John Fitzgerald Kennedy, riassunta nella frase "Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese".

La corruzione diffusa a tutti i livelli, ad esempio, esiste non solo perché ci sono i corruttori ma soprattutto a causa di masse sempre più grandi di italiani pronti ad essere corrotti. È come per la prostituzione: la responsabilità maggiore di quest’antichissimo fenomeno è delle donne disposte o costrette a vendere il proprio corpo, oppure dei milioni di uomini – i clienti – che gradiscono, sempre di più, acquistare tale “servizio”?

Consideriamo  il Mezzogiorno e le sue attuali disastrose condizioni, nell’elencazione che ne ha fatto Gustavo in “Lo stato e il Sud”. Per non ripetermi, invito lui ed  altri che fossero interessati, alla lettura o rilettura dell’articolo “Lega Sud”, e relativi commenti, presente nella sezione “Politica - Partiti e sindacati” del nostro blog.

Aggiungo soltanto che se i meridionali si considerano ancora sudditi piuttosto che cittadini, sarà davvero e soltanto “colpa dello Stato”? Oggi, in un mondo in cui i VERI sudditi del Nord Africa e del Medio Oriente si ribellano e provano a liberarsi dal giogo di concreti e sanguinari dittatori, cosa fanno, per esempio, i calabresi? Vanno a votare e scelgono un governo della Regione chiaramente infiltrato dai soliti noti, passati tranquillamente da uno schieramento all’altro, “scilipotiani” a denominazione d’origine controllata. Pensiamo davvero che questa sia una responsabilità di Bossi, Calderoli, Maroni, Borghezio, Gentilini, Gangemi o altri loschi figuri del genere?

Chi ha goduto ed accettato “… l’assistenzialismo diffuso, le varie integrazioni date in agricoltura, le molto facili pensioni di invalidità, i contributi agricoli, soprattutto alle donne che oltre alla pensione fruttavano i premi di maternità e  di disoccupazione, dei prestiti d’onore …”? Forse i contadini veneti che, fino agli anni ’50 erano, mediamente, più poveri dei meridionali? Dove sono nati o di dove sono originari la gran parte degli appartenenti alle tante associazioni criminali? Arrivano dalla Valle d’Aosta? Dalla Toscana? Dal Lazio? Dalla Patagonia?

E mentre tutto questo succedeva, i meridionali come si comportavano? Rifiutavano il voto di scambio? Esigevano, con le buone o con le cattive, che l’industria si sviluppasse anche nel mezzogiorno, invece di emigrare prima all’estero e poi nel Nord d’Italia?  No, si abituavano, lentamente, ad accettare con rassegnazione i soprusi e le ingiustizie sabaude, dei fascisti e dei nuovi Partiti “democratici”. L’unica rivolta che io ricordi, in Calabria, nel 1970-71, aveva il nobile scopo di mantenere a Reggio il capoluogo di regione, poi regolarmente spostato a Catanzaro. E sappiamo tutti chi organizzò e gestì quella “rivolta”.

Concordo completamente con quanto scritto da Carmen “… per la gente del Sud sono diventate cose normali, sono queste le regole e non il contrario. C’è stata una distorsione del concetto di Stato e del rapporto cittadino – stato, con l’affermazione di un diritto del singolo, a zero titoli, prevaricante concetti come comunità sociale e bene collettivo …”.

Concludo con un paragone di Crosstalk che, all’epoca, ho trovato estremamente efficace: esistono differenze “razziali” tra Nord e Sud? “… Non si tratta di minorità di razza ma di culture prodotto di condizioni storiche e logistiche locali. Come del resto evidente se uno paragona un italiano a, che so, un norvegese .... Paradossalmente, i norvegesi sudditi lo sono davvero, poiché hanno mantenuto la monarchia come forma di Stato!

Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Agosto 2011 17:29  

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