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Nel giorno della fame

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Non so davvero se nel momento in cui scrivo è davvero il giorno dedicato a quel miliardo di persone che a quanto si dice soffre la fame. Un tempo la chiamavano “ l’antica” quasi a scacciare i fantasmi di una morte che faceva vergogna. Non voglio sapere neppure quanti sono i bambini che muoiono ogni giorno, ne basterebbe uno solo a  far sentire la vergogna l’obbrobrio, la rabbia, l’impotenza e tutto il senso di ingiustizia presente in un evento che di per sè è odioso. Con tutte le risorse che vengono investite nelle guerre. Rimane e rimarrà sempre un fatto ingiusto e per certi versi paradossale. Si parla di un miliardo di persone che vengono travolte e uccise da questa vergogna. Ma chi stabilisce il limite economico, dove si può parlare di povertà, quelli che non hanno niente, nemmeno gli occhi per piangere, oppure quando guadagnano un dollaro, due, tre e chi lo sa. Ci sono i tecnici, gli studiosi che dicono a noi quando siamo poveri, ma tu pensa i poveri sono talmente poveri che non lo sanno. Poveri e ignoranti un binomio che non si separa mai e non mi pare molto strano anzi.

 

 

Mi convinco sempre di più che ogni giorno che si affaccia sul nostro pianeta sia il giorno dei poveri, ma non se ne parla molto, è un segreto, i poveri del mondo sono talmente tanti che non si riescono a contare perché sono nascosti fra le pieghe della società benestanti, opulente e ricche, e qui in Italia i poveri sono secondo l’I.S.T.A.T  otto milioni e in aumento. Chi vi scrive negli anni più vicini a boom economico che agli cinquanta, fu ricoverato a 18 mesi in ospedale al Mauriziano per denutrizione e chissà quante bugie dissero le suore per tenermi per diciotto mesi, perché non si poteva fare, avrei dovuto avere una patologia grave e la fame, la denutrizione non era sufficiente. E’ vero la fame non è una patologia, una malattia e questo evento accadutomi non lo si può divulgare, è vergogna, è una colpa. Oggi che dopo i 45 anni di lavoro dovrei vivere con 300 euro al mese è il mio datore di lavoro che non vuole alcuna divulgazione di questa informazione, la miseria va celata, silenzio, nessuno deve sapere che i poveri sono ovunque. Forse ci sarà anche qui una scala di valori, che va dai poveri semplici a quelli che non hanno scuola, assistenza, acqua, pane, riso, latte per i bambini o gli alimenti di prima necessità per sopravvivere. E in questi paesi i governi generalmente sono governi reazionari, fascistizzanti e poco importa che siano di destra o di sinistra o presunti tali, quello che conta è che sono dediti alla violenza, alla sopraffazione, allo sfruttamento, al nepotismo, agli interessi privati, dove utilizzano le ricchezze del proprio paese per arricchirsi e guarda caso, in questi paesi non ci sono strumenti di difesa e di democrazia per questi popoli. Guarda caso sono sempre alleati con le potenze economiche del mondo che si guardano bene dal contribuire allo sviluppo economico e sociale di questi popoli, unico loro scopo è di sfruttare le risorse del sottosuolo e del fondo marino. Per non parlare delle risorse umane, intellettuali, culturali dei popoli. Chissà perché dei potenti, i mezzi di informazione, parlano più volentieri che dei ragazzi morti in guerra, che dei poveri? Perché paradossalmente si muore più di fame e di sete che di guerra. I poveri sono fastidiosi e poi sono davvero molti, troppi! La povertà non viene mai dal cielo, non è un volere divino, essa è una vergognosa conseguenza delle politiche criminali dei potenti, dei ricchi, dei padroni del vapore. Nessuno pensi mai che la fame e le ingiustizie non si possono sconfiggere. Occorrono politiche economiche mirate, una diversa distribuzione delle ricchezze, uno sfruttamento delle risorse del pianeta più intelligente e rispettose dell’ambiente, investimenti mirati sulla ricerca tecnologica e scientifica. Occorre una diversa presa di coscienza dei problemi della società, uno studio approfondito sulle possibilità economiche dei paesi del mondo. Occorre cominciare a dare la terra a chi la lavora per il mantenimento di economie e società agricole che salvaguardino l’ambiente, curino la montagne, le colline, le aree abbandonate per scelte economiche scellerate tendenti ad arricchire come al solito i potenti. Ma  soprattutto occorre imporre ai grandi della terra  di sospendere gli investimenti nelle guerre e orientare queste risorse per il progresso. A cominciare dal nostro governo, ritiri i nostri ragazzi dagli scenari di guerra e quei soldi vengano investiti sul futuro, che consegni ai popoli oppressi dalla fame le quote promesse e mai  mantenute agli enti preposte per la lotta alla fame. Si dirimino le questioni di politica internazionale con la politica, con atti e fatti capaci di scoraggiare atti bellici da parte di governi guerrafondai. Ma soprattutto rielaborare il concetto di solidarietà, attraverso la realizzazione di progetti internazionali, costituzione di un fondo finanziato dalle grandi potenze, l’azzeramento dei debiti dei paesi del terzo mondo e dei paesi in via di sviluppo, la protezione e la conservazione degli ambienti attraverso lo sviluppo di una economia verde ed ecologica. Ma soprattutto occorre elevare il livello culturale delle grandi masse di popoli sfruttati. La scuola come strumento di redenzione culturale, politica e sociale di tutti i diseredati. Politiche mirate quindi e non investimenti a pioggia che favoriscono ruberie e speculazioni. Anche le chiese, i culti devono cominciare a  non considerare la povertà come un evento divino per punire l’umanità, e perché un Dio dovrebbe punire un disgraziato, per quale motivo, perché è povero? E che giustizia divina sarebbe? Predicare la non violenza è un dovere di tutti, in primo luogo dei potenti ma meglio sarebbe predicare la rivolta sociale contro di chi ha fatto della nostra povertà, delle nostre miserie, la loro potenza e prepotenza. La rivolta è un atto, checché se ne dica, di profonda giustizia per noi e per gli atri e soprattutto costruisce il futuro.

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Ottobre 2010 19:28  

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