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Diritto e mandolino

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera perchè si possa aprire un serio dibattito sulla proposta formulata dall'amico Francesco Barbaro e che già a noi pare risolutiva di tanti faticosi affanni cagionati alla vita civile e politica del nostro Paese da una ostinata concezione della legge come "dura lex sed lex".

Egregio Direttore,

Le correnti vicende delle liste del PdL nel Lazio e in Lombardia, sconvolgono non poco la tranquillità degli italiani.

Sono fatti gravi sui quali si deve meditare molto.

In ogni caso, ciò che sta accadendo ci dà intanto un’ indicazione precisa: la legge non può essere considerata una cappa soffocante, un sistema che imbriglia e arresta il divenire.

Non si sa come andrà a finire nelle prossime ore, ma io terrei a spiegare perché sono contrario alla c.d. “soluzione”, a un decreto che sta prendendo corpo a dispetto delle iniziali smentite.

Si tratterebbe, tanto per cambiare, del solito intervento “particulare”, questa volta ad listam.

Invece, io non trascurerei l’idea della legge e del diritto applicati più elasticamente, d’accordo con chi sostiene che la sostanza deve prevalere sulla forma.

Pensateci. Un precedente “flessibile” del principio di legalità gioverebbe a chiunque.

Per venti minuti o mezz’ora al massimo uno si vede respinta una lista!

E’ vero, il termine stabilito dalla legge per la presentazione delle liste elettorali scade alle ore 12,00, ma che ci fa se uno arriva un pochino in ritardo? Non è la fine del mondo!

Io penso al mio amico Mohammed, in Italia da circa venti anni, che in passato ha avuto un permesso di soggiorno che poi gli è scaduto. Ora, da tanto tempo è irregolare, praticamente clandestino, sebbene perfettamente integrato e rispettoso della convivenza. Se la legge fosse informale, indicativa, Mohammed, nonostante i paletti, potrebbe confidare in una deroga amministrativa, al buon cuore, e diventare un sereno cittadino italiano uscendo dall’angoscia.

Altri vantaggi meno umanitari. Se uno vuole diventare pieno proprietario di un bene immobile per usucapione, la quale, come si sa, è per legge ventennale, arrivato al diciottesimo o diciannovesimo anno e si stanca di aspettare, o se meglio mancano pochi mesi al trascorrere dei venti anni, insomma meno manca meglio è, un giudice, chiudendo un’occhio, gli può assegnare la proprietà in deroga alla legge ( il cittadino però non ne deve approfittare, non si deve prendere, come si suol dire, tutto il braccio).

L’esempio migliore ci può essere dato dalla prassi in materia di edilizia.

Se uno costruisce un pochettino in deroga al progetto (sempre che lo abbia), che ci fa se mette su un piccolo corpo avanzato o un sottotetto, basta che non esageri.

L’altissimo dibattito di queste ore, se la legge deve essere formale o sostanziale, spazza via d’un sol colpo tutti gli sforzi di tanti grandi studiosi del passato le cui idee, alla luce di quanto ci viene oggi offerto, si rivelano superate e stantie.

La lezione di questi giorni è che la legge non deve opprimere e rendere la gente agitata. Niente di male se, finalmente, accostassimo la legge alle cose più belle che abbiamo, al sole, alle spiagge, alla pizza, al mandolino…anziché al rigore, alla compostezza e ad ogni sorta di pedanteria.

Le propongo perciò, di aprire un apposito spazio sul giornale che Ella dirige, chiamato, per l’appunto, “Diritto e mandolino”, nel quale fare confluire tutti i pezzi che, faticosamente, abbiamo prodotto in questi mesi, interpretando lo spirito di chi vuole innovare in questo delicatissimo settore.

Saluti deformalizzati.

   

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Marzo 2010 15:20  

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