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Il Sesto Continente (parte seconda)

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I padroni sanno e pagano intellettuali, scienziati, ricercatori d’ogni sorta al fine di condizionarci a vivere in un mondo virtuale ricco d’incentivi e farci instupidire. Televisione, cinema, videogiochi, sport d’ogni tipo ci fanno appassionare a cose cha alla nostra vita non sono essenziali, non sono fondamentali per cambiare o migliorare la nostra realtà. Le nostre scelte sono scandite da loro e non dalle nostre esigenze, dalle nostre necessità impellenti. Non è la prima volta che vediamo televisioni e computer in capanne senza acqua, senza servizi, senza strade e senza cibo. Ma davvero, in condizioni d’intelligenza normale, faremmo scelte del genere?

Compriamo e leggiamo giornali che raccontano le maialate delle attrici, veline, uomini e donne alla ricerca di successo per fare soldi, nel tentativo di sposarsi questa o quella persona famosa. Ci spiegano attraverso il cinema che il nemico viene da un altro pianeta; mostri, morti che risorgono e film violenti, macabri dove ogni tre minuti di film ammazzano chiunque si trovi nelle vicinanze e in primo luogo le donne, oggetto di violenze e di uccisioni gratuite, minacciate e sotto ricatto. Esempi che poi si ripetono e si ripercuotono su una società povera ed ignorante, incapace di analisi critica, confondendo così la finzione scenica con la realtà che viviamo. Tutto il mondo è su questa falsa riga producendo continuamente una realtà virtuale che distoglie tutti dai problemi reali, dimenticandosi dei nomi e cognomi delle persone che stanno riducendo il pianeta in un unico campo di concentramento, con menti allo sbaraglio, piene di stupidaggini, droga, ignoranza di cui anche il sesto pianeta si nutre inconsapevolmente rifiutando la cultura come unico strumento di difesa e di riscossa. Ci fanno vivere di false illusioni e la nostra povertà culturale ci impedisce di scegliere; si sviluppano frustrazioni, inadeguatezze, insicurezze tali da modificare la concezione reale della vita; e a ciò si aggiunge l’insicurezza economica e le paure provocate dal sistema politico attraverso la disinformazione e la sua gestione finalizzata alla creazione del terrore di massa, la paura del futuro, del diverso e dello straniero come aggressore esterno che invade il nostro territorio. E' la crosta atavica del rettile che è presente nella parte più retriva del nostro cervello, l’ignoranza che affligge la nostra presunta “cultura”. Un pezzo importante del sesto continente prova a vivere in questo scombinato paese e sono come sempre gli invisibili e molti altri diventeranno tali, altri rischiano di diventarlo e su questo non esiste ALCUNA PREVENZIONE SOCIALE; anzi da come si sta sviluppando la nostra politica si sta andando nella direzione opposta  si punta ad accentuare tutte le differenze sociali presenti nella nostra realtà. Il nodo centrale, l’essenza fondamentale della crescita morale e sociale è in primo luogo la scuola, la possibilità di poter anche solo leggere è un fatto importante e poi occorre diplomarsi, laurearsi e questo diventa una delle cose più difficili persino nelle società progredite, figuriamoci dove si vive con un dollaro al giorno. Occorre uscire d’all’ambiguità creata dai media, non è solo un problema di cultura a tutti i costi, ma  alla cultura tutti devono avere la possibilità di accedere, è un fatto di civiltà e di progresso per l’evoluzione del genere umano. Il sesto pianeta, negli ultimi 10 anni, ha fatto enormi passi indietro. La cultura e l’informazione sono il nocciolo duro per l’evoluzione democratica e civile; è proprio qui che si decidono i destini del sesto pianeta e dovrà essere  proprio questa la prima battaglia rivoluzionaria da combattere e necessariamente vincere. Esiste una sorta analfabetismo di ritorno pressochè globale che emargina nei fatti la stragrande maggioranza delle vecchie e nuove generazioni dall’inserimento non solo al lavoro ma addirittura dalla scuola in generale, in quanto mi sembra di intravedere una sorta di scollamento, una dicotomia seria tra evoluzione tecnica e scuola. Credo che ciò sia dovuto solo alla monopolizzazione della cultura, dell’informazione, dei mezzi produzione e alla manipolazione delle menti, strumenti di manovra politiche, economiche e commerciali. La stessa mano d’opera è diventata nei fatti strumento di potere per la gestione dell’economia, da parte, non solo dei padroni tradizionali ma anche della mafia. Approfittando dell’assenza dello Stato usa i lavoratori come strumento e leva di contrattazione sui mercati in cui è presente, influenzando negativamente la gestione contrattuale riferita ai diritti primari dei lavoratori, processo questo su cui occorre riflettere perché è diventato un fenomeno mondiale. Gli stati in realtà hanno cambiato ragione sociale, se analizziamo le loro capacità, e possibilità di intervenire direttamente sulla stessa economia, possiamo verificare che la loro capacita di intervenire negli ultimi 30 anni si è ridotta in termini esponenziali e preoccupanti, da un lato per gli eccessi di privatizzazione, dall’altra per l’intervento dell’economia privata (vedi le banche) e  anche  per l’inserimento nell’economia delle mafie in settori determinanti  e strategici. In buona sostanza occorre rifondare le democrazie, con nuovi strumenti, con altri organismi ma soprattutto con un nuovo progetto propositivo, con nuovi organismi non più legati alla vecchia nomenclatura dei partiti obsoleti e servi del potere economico costituito. C’è comunque un passaggio che occorre realizzare per far tornare a galla un continente, più che dimenticato lasciato e spinto sott’acqua non dalle umane scelte del mondo, troppo generico e troppo comodo per sollevarsi alla fine dalla pigrizia mentale e culturale che abbiamo nel continuare a dire che la pianificazione generale appiattisce. Qui non si tratta di scegliere questo o quel sistema economico, se la pianificazione socialista o comunista o il sistema di mercato capitalista, oppure una via di mezzo, come la troppo amata e mai risolutiva socialdemocrazia, troppo affascinata anch’essa dall’indiscrezione del denaro e dalle burocrazie dei vecchi sistemi di potere, tendenti sempre più ad addormentare le coscienze più vive per un rinnovamento della società e delle istituzioni. Ben altri compiti ci attendono, troppo comodo riferirsi ai vecchi sistemi economici e politici, occorrono nuove fantasie, altri progetti, nuove filosofie che rimpiazzino le vecchie concezioni filosofiche che hanno portato il genere umano sull’orlo della deflagrazione atomica, morale, culturale e umana. Al primo posto la sopravvivenza del genere umano, l’alimentazione e la scolarizzazione ai livelli più elevati. Prima ancora del potere politico di questo o quel partito o gruppo di potere, non più strutture burocratizzate, al centro del potere politico. E' necessaria maggiore democrazia e rinnovamento delle istituzioni affinché il lavoro torni ad essere il concetto trainante di tutte le società, la libertà intesa come bene universale e non come momento parziale della vita dell’uomo e delle società. Tutto quanto riguarda la vita dell’uomo dalla nascita alla morte diventi davvero un diritto umano inalienabile come i beni presenti sul pianeta; marginale a me pare che ogni tanto con battaglie particolari e del momento si scelgano questo o quel benessere quasi a dover creare differenze fra questi e l’altro bene e la giustificazione di comodo che occorre scegliere. E' anacronistico e ingiusto, tutto a compartimenti stagni così come ci hanno insegnato a pensare quasi fossimo automi incapaci di ragionare sulla devastazione che stiamo subendo. Una vera e propria rivoluzione del pensiero si deve realizzare, elaborare un progetto di rinnovamento ideale per una società capace di accogliere quanto già è stato realizzato, ma altrettanto capace di accogliere il nuovo, il mai visto e realizzato. I vecchi partiti sono nati e realizzati con un concetto militare dell’organizzazione, tutta la loro struttura non potrà mai aprirsi al nuovo in modo completo e democratico poiché non accetteranno mai nuovi corpi estranei né tanto meno a causa del potere a tutti i livelli avranno la forza di mettersi da parte, occorre inventarsi nuovi organismi rappresentativi e farli diventare strumenti di governo e non di potere come invece accade. Dobbiamo contribuire e lavorare, per far sì che la nostra Atlantide riemerga perché sono gli unici che possono salvarci assieme alle nuove generazioni già in parte inabissate. Si percorra l’idea della rivoluzione pacifica e democratica, si costruisca un’altra cultura, in alternativa alla  nostra misera, e che diventi patrimonio dei più, in particolare di quelli che sono sfruttati e non lo sanno e sono convinti che così vuole Dio. Io non sono credente ma non credo che nessun Dio si assuma la responsabilità di un delitto così inumano e ingiusto. Impariamo tutti che l’ingiustizia e le sue anomalie hanno sempre un nome e un cognome:i padroni.

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Febbraio 2010 15:25  

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