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Un posto dove morire

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Un giorno vidi morire il mio cane. Si soffre di un dolore immane, si rimane straziati anche davanti alla morte di un animale che ti ha scaldato il cuore e le gambe quando ne hai avuto bisogno, il suo calore è servito al tuo corpo perché soffri di artrosi. E mentre moriva cercava il suo posto per abbandonarsi con discrezione senza farsi vedere, quasi si sentisse in colpa di dovermi lasciare, e chissà quanto dolore dentro di lei prossima a morire … e lo sapeva … lo sapeva. Noi ogni tanto ci crediamo uomini sorretti da orgogli inutili, da invidie, da odi, arroganze, gelosie, passioni e da necessità impellenti come il lavoro, l’amore, la casa, la famiglia o magari anche solo una carezza, un sorriso o solo il fatto di tornare a casa e trovare i genitori che ti aspettano sempre … e sempre ansia, perché un figlio a casa deve sempre, dico sempre, tornare e non c’è peggiore destino per un genitore sopravvivere al proprio figlio, destino infame per chissà quante famiglie.

Quanti genitori hanno vissuto e vivono questo dramma. I motivi delle morti possono essere e sono molteplici, tutti egualmente odiosi e agli occhi dei genitori tutti ingiustificati. Il non veder tornare a casa il proprio figlio perché si è impiccato in fabbrica, sul posto di lavoro per timore di perderlo è devastante come un terremoto. Non oso, non voglio neppure immaginare il dolore, se pure già ho vissuto nella mia famiglia morti sul lavoro e poi amici morti giovani. Ma il suicidio sul posto di lavoro, se possibile, è ancora più atroce, ingiusto, inumano e nel vocabolario non dovrebbe annoverarsi. Eppure succede, si è verificato qualche giorno fa a Vinovo, dietro casa, si può dire un mio vicino di casa ? I generosi compagni dello Sbavaglio lo so, me lo concederanno. Saremmo noi un paese civile? Dalle cose che si sentono in questi giorni, si direbbe di no. Mentre si discute di appalti truccati e dentro ci sono dentro i nostri governanti … mentre si discute di costruire centrali nucleari che non servono e nessuno in realtà vuole, mentre il Parlamento discute del lodo Alfano, del legittimo impedimento, del processo breve, mentre si discute di ladri, speculatori e puttane prezzolate, i nostri ragazzi si devono ammazzare per difendere il diritto al lavoro. Devono uccidersi perché quelli che vanno al family day sterminano intere famiglia con la miseria ed il delitto dei suicidi annunciati, programmati, una sorta di soluzione finale che tutti conoscono, tutti fingono di combattere e  nessuno, nemmeno quelli che dovrebbero farlo, si degnano di protestare contro questo sterminio annunciato. Ai lavoratori non interessano le teorie, le filosofie, le analisi, le percentuali di reddito, il PiL; la crisi la conoscono, sanno come stanno le cose. Sono responsabili, sensibili, stanno pagando la crisi, sono intelligenti, sono disponibili a sacrificarsi, ma a casa bisogna portare lo stipendio, a casa si deve mangiare e non servono i maestri del nulla, le chiacchiere stanno a zero visto che alla fine i lavoratori non hanno nè colpe nè responsabilità. Come vediamo alla fine i BASTARDI decidono dove, come e quando dobbiamo morire … e nascosti dentro uno sgabuzzino, dove nessuno ti deve vedere, non può vederti … perché tu pezzente operaio ti devi vergognare di morire per difendere il tuo posto di lavoro. A questo punto dunque siamo giunti? E purtroppo mio malgrado devo dire che non bastano le denunce o le tirate d’orecchie. Andranno ai funerali uomini, donne, preti, sindaci, rappresentanti dei comuni e delle regioni e chi per loro a dirci che mai più si dovrà ripetere un fatto così grave … la solita solfa … parole … parole … parole.

Non ci siamo e non mi stancherò mai di ripeterlo, anche a rischio di tediare chicchè sia, non potrò mai accettare che un mio figlio, mio figlio, non possa scegliere di morire in un posto diverso che non sia la fabbrica, l’ufficio, un posto di lavoro qualunque. E lo dico non solo a tutte le forze politiche, in particolare a quelle di governo, oppressori per antonomasia, e alle forze di opposizione sdraiate sulle poltrone in attesa del boccone del povero. Soprattutto le organizzazioni sindacali di tutte le categorie, di tutti i colori, tutte le organizzazioni giovanili e democratiche che hanno a cuore il futuro del nostro paese scendano in piazza per esprimere il dissenso, la dissociazione più profonda da questa politica cinica,che ha in sè la cultura del macabro e della morte. Il lavoro va difeso, il suo valore, il suo significato più profondo va difeso, ma vanno difesi i lavoratori, i giovani in particolare; occorre ribellarsi, dobbiamo dirlo ai nostri sindacati, ai dirigenti di un sindacato addormentato, incapace di essere strumento di lotta e di iniziativa rivendicativa. E' ora di svegliarsi e non correre dietro le promesse del governo o dell'opposizione che già da molto tempo ha perso il bandolo della matassa e con i lavoratori non vuole pù averci a che fare. E’ vero, non ci sono le condizioni per andare allo scontro decisivo, ne usciremmo sconfitti, ma dobbiamo dimostrare che ci siamo, spiegare le nostre rivendicazioni, dobbiamo riconquistare la nostra dignità e se proprio mio figlio dovrà morire, che scelga egli il posto dove morire e non certo nascosto in uno sgabuzzino d’officina, da solo e con la corda al collo come Giuda, non è morte degna di un giovane, di un lavoratore, di MIO FIGLIO … e se  proprio deve morire, se pure questo mi dà enorme dolore, che muoia in piazza come un eroe! Resterebbe sempre un mio eroe … un nostro eroe ma in quella occasione ha potuto scegliere il modo e il posto dove morire. Ai cani questo è concesso a noi … NO! E questo mi fa molto arrabbiare.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Febbraio 2010 11:29  

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