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Il giorno della memoria

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Quante e quali cose, quali avvenimenti, quante brutture, dovremmo ricordare. Quanti e quali torture, sofferenze, atrocità dovrebbero trovare maggiore rilevanza, che forse dare precedenza a qualcuna toglierebbe all’altra sia pure un pizzico d’infamia? Non credo proprio.  Alla bestia non si può in alcun modo concedere appello o attenuanti, nessuna giustificazione può e deve essere concessa a chi ha fatto della depravazione, dell’omicidio senza motivo la propria ragione di vita.

Ho avuto, in un passato neppure troppo lontano, la fortuna e l’onore di conoscere partigiani, ex prigionieri di guerra, ex deportati. Ebbene nessuno raccontava le proprie disgrazie con la stessa discrezione con cui gli ex deportati raccontavano la propria. Quasi a doversi vergognare loro stessi, delle bestialità subite. Purtroppo non erano bestie a commettere quanto la storia (se pure in parte) ha scritto. Non si possono raccontare le atrocità subite se non si comprendono i motivi che hanno condotto stati e popoli a condividere la vergogna della guerra, l’infamia del razzismo, l'ignominia dei campi di concentramento nazi-fascisti. Perciò cercare di mitigare il giudizio sul nostro fascismo significa affondare ancora di più il coltello nella ferita già enormemente profonda. Non ho voglia di raccontarvi i bambini, le donne, i vecchi bruciati nei forni crematori, le umiliazioni, le uccisioni, le torture, i casini organizzati con le donne prigioniere nei campi per “premiare“ chi si era distinto. Né tanto meno come vivevano o per meglio dire come e dove andavano a dormire dopo una giornata di fatiche nei campi di lavoro perché in quel posto paradossalmente molte volte ci si uccideva o ci si mutilava nel tentativo, troppo spesso vano, di scappare. Io ho letto il libro di Primo Levi e mentre leggevo ho dovuto togliermi il cappello in nome del rispetto che si deve agli uomini che hanno talmente sofferto da non riuscire a mettere in ordine cronologico gli eventi drammatici subiti purtroppo perché in quel momento in quel posto l’uomo non c’era più ed era stato buttato fuori dal corpo di milioni di esseri umani ridotti a larve e nullità. Riflettano dunque tutti quelli che vogliono riscrivere la storia nel tentativo di ridare dignità storica e politica alla Bestia. Io diffido dei falsi intellettuali, in modo particolare dei giornalisti che non informano, non fanno il loro lavoro e poi scrivono libri per insegnarci che per unire il paese bisogna mettere sullo stesso piano carnefici e vittime dimenticando che tanti sono morti per il semplice fatto di essere uomini. Perché vedete quello che più ha turbato la coscienza di Primo Levi è stato il fatto che i nazi-fascisti UCCIDEVANO SENZA MOTIVO.

Non c’era un motivo e facevano il tiro al bersaglio dal balcone per divertirsi, per capire chi era più bravo a sparare. Mucchi di morti nei campi, ci fosse stato un motivo anche il più stupido uno poteva in qualche modo farsene una ragione, per quanto abbietto fosse. E quelli che si sono salvati? Molti nell’arco degli anni si sono suicidati perché dentro di loro l’uomo non c’era più, il pensiero di essersi salvato era sentiva come un torto, un’offesa nei confronti di quelli che non ce l’avevano fatta. In realtà dai quei campi di concentramento nessuno mai è riuscito a uscirne veramente. E VOI VOLETE RISCRIVERE LA STORIA e allora permettetemi di dire ve ne do io il motivo. Lo sapevano, gli inglesi lo sapevano, gli americani lo sapevano, i francesi lo sapevano, i russi lo sapevano, molti, tanti lo sapevano, i servizi segreti sapevano. Si è permesso tutto e la cosa più grave è che hanno permesso di uccidere L’UOMO. Il processo di Norimberga, ancor che farsa, fu fatto in ritardo, permettendo ai criminali nazi –fascisti di scappare in Sud-America con i passaporti del Vaticano e di governi compiacenti autodefinitisi democratici. Questa è la storia che occorre riscrivere in maniera corretta. I potenti della terra giurarono e spergiurarono che mai avrebbero permesso il ripetersi di tutto questo.  Non è stato così, ancora su questo pianeta in molte parti del mondo L’UOMO è ancora ucciso e sin da quando è bambino. L’essere di cui occorre ancora parlare è proprio Lui, l’essere umano. Quello che è  rimasto nei campi di concentramento per consegnarci il testimone di un’esperienza che può ripetersi, perchè può essere artefice di grandi opere in ogni campo, ma quando si abbandona alla miseria dell’ignoranza, alla negazione della solidarietà, del diritto, dell’uguaglianza, della fratellanza, al terrore del proprio futuro, allora il diverso diventa nemico mortale. La coscienza civile si addormenta e si allontana dalla civiltà, dalla vita, dall’uomo. L a bestia prevale e uccide L’UOMO CHE SI CHIAMA FRATELLO.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Gennaio 2010 18:36  

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