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L'emergenza detta le priorità

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Con tutto il rispetto e l’ammirazione per questo giornale on line, ho, però, l’impressione che non si percepisca nemmeno qui il grave pericolo per l’Italia di continuare ad aver un governo come questo che abbiamo. Ancora poco tempo e l’Italia sarà privata di tutti i più importanti meccanismi di una vera democrazia. Berlusconi è convinto di essere legittimato come un “caudillo” a fare ciò che, “Lui” ritiene, gli chieda, il Popolo italiano, quella maggioranza netta, ma ambiguamente incrementata da una legge da tutti definita “porcellus”.

Perché dico questo? Perché  un giornale aperto a contributi provenienti da varie matrici, quale questo, sarebbe, forse, il più indicato ad impegnarsi  a costruire un CORO che dia un serio contributo a far crollare il muro con cui Berlusconi sta chiudendo l’Italia. Sono, infatti, sempre più convinto, dell’urgenza di un programma comune a tutti coloro che hanno a cuore la difesa della nostra Costituzione e della nostra Democrazia Parlamentare. Ciò che non si percepisce, purtroppo, nel dibattito politico alternativo  e che fa si che il fronte dell’opposizione invece che rafforzarsi si indebolisca sempre più dividendosi in sterili distinguo, è L’EMERGENZA. L’Emergenza richiede che si mettano tra parentesi le cose che dividono concentrandosi solo su ciò che unisce. Impegniamoci a trovare insieme questo comune denominatore se veramente ci sta a cuore la difesa della Costituzione e della Democrazia in Italia. Non è il tempo delle divisioni.

La principale divisione che si riscontra nel dibattito dell’opposizione è quella relativa al modo di intendere i concetti di Libertà, d’Eguaglianza e di Fratellanza. Dando per acquisito, sulla scorta di quanto affermato da molti e insigni studiosi di filosofia e storia, che questi concetti siano stati portati per la prima volta nella Storia, in modo sostanziale e “rivoluzionario”, dal Cristianesimo (siamo tutti, senza distinzione alcuna, figli di Dio, da Lui chiamati ad amarlo liberamente, amando, di conseguenza, il Prossimo), è veramente contraddittorio che proprio su questi concetti si inneschi la principale divisione, quella tra cattolici e non, che ha minato il governo Prodi e sta disgregando ancora oggi l’opposizione. Certo il dibattito su questi temi va affrontato e approfondito senza chiusure e pregiudizi reciproci, ma per adesso difendiamo i concetti nel loro complesso, come se fossero dei “doni”, da non buttare via, perché, se no, rischiamo di perderli per sempre o almeno per molto, forse per troppo tempo. Per ora difendiamo questi doni come “pacchi” da salvaguardare, comunque; poi, in tempi più sicuri, li apriremo e li esamineremo con calma, senza reciproche chiusure e pregiudizi e, siccome la Ragione, quando è libera, trionfa sempre, sicuramente ci capiremo.

Per ora l’unica idea, in qualche modo concreta, che mi viene in mente è una sorta di Patto, una Federazione  e, come tutte le Federazioni, avremo un terreno comune  e distinti terreni. Il terreno comune dovrà essere quello su cui battere Berlusconi. Non prendete questo scritto solo per uno sfogo “crepuscolare”; suggerite, per favore, qualcosa di concreto. E non illudiamoci che, restando come sono oggi le cose, questo governo non esca rinforzato dalla prossima tornata elettorale. Pensiamoci.   

 

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