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I giovani calabresi

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Ho letto con molto interesse la lettera del dott. Boretti. Testimonianza diretta e consapevole, ad opera di un appartenente a quel territorio, quella cultura, quella società meridionale che tanto differisce, nel bene e nel male, dal resto d'Italia e d'Europa. Nonostante ciò l'analisi di Boretti rimane discreta e rispettosa. Equilibrata. E concordo pienamente sulla necessità di divulgare il suo scritto. Lo considero un atto di autentico giornalismo.

C'è chi invece, a distanza di migliaia di chilometri, seduto davanti al suo pc, in vestaglia e pantofole, con una finestra sul mondo rappresentata dal suo apparato satellitare, ed una veduta frontale sul Duomo di Milano, pretende ed ottiene di divulgare grotteschi teoremi, fornire facili paradigmi su ciò che in realtà non conosce: Rosarno e la Piana di Gioia Tauro, La Calabria, il Sud.

Milioni di rispettabili individui e di Italiani, etichettati in tutta fretta, costipati in categorie sociologiche improbabili ed inventate, obsolete o copiate dai libri di scuola, prodotte in dieci minuti. Giusto il tempo di scrivere il "pezzo" e di inviarlo alla redazione. Mi riferisco, per non farla troppo lunga, ad alcune pubblicazioni (per lo più prime pagine ed editoriali) dei giorni scorsi, sui quotidiani “Il Giornale” e “Libero”. Vittorio Feltri e Renato Farina (ma Farina non era stato radiato dall'ODG?) hanno coniato e pubblicato, sbattuto in prima pagina una tesi secondo la quale i giovani calabresi e meridionali amerebbero l'ozio, il non lavoro, il parassitismo. Questa una delle cause dei fatti di Rosarno, secondo Feltri e company che argomentano con veemenza e con un certo perbenismo politicamente e culturalmente corretto, affermando che se c'erano i ragazzotti di Rosarno nei campi a raccogliere pomodori e arance niente sarebbe successo … che i ragazzi di Rosarno o di Cosenza o di Reggio preferiscono, scelgono di stare al bar, oziando per diletto. Per non parlare di una prima pagina de “Il Giornale” di due giorni fa che citava qualcosa del tipo "MANDIAMOLI A QUEL PAESE .." all'indirizzo degli immigrati. 
Non si sa bene come apostrofare un simile giornalismo. Razzista, antimeridionale. Ignorante rispetto ai fatti, all'oggetto in questione. Offensivo, nei confronti di chi come me ha studiato, ha fatto i lavori più svariati, pur di non stare a casa a far niente e nell'attesa che arrivi il posto desiderato. Call center, fast-food, barista, segretario, postino, dopo dieci concorsi provati e non superati. Trent'anni. 
Per loro io, e molti altri come me siamo al bar a trastullarci. E quel che mi indigna, che mi fa incazzare, mi si perdoni il termine, è che nessuna authority, nessuna istituzione, associazione intervenga sanzionando a dovere un giornalismo fatiscente, offensivo, non pertinente, irreale, servile, che viola i più importanti principi deontologici. L'indignazione, mi spiace, non possa confluire in questo caso in un movimento d'opinione quantomeno capace di farsi sentire, di sensibilizzare. O se sì, come?  Tornando ai fatti di Rosarno, concordo con Mimmo Boretti, ma anche con l'analisi di Morfeo, sulle enormi responsabilità delle istituzioni nazionali e locali, sulle sviste, sugli occhi bendati, sull'abitudine e la rassegnazione rispetto alla cultura dell'illegalità. Chi ha il ruolo istituzionale di denunciare, debellare, arginare l’immigrazione calndestina, le condizioni di lavoro e gli alloggi disumanizzanti? Chi bandisce e proibisce in un determinato territorio la violenza privata imponendo la sua legittima sovranità in uno stato di diritto? Chi corregge il malaffare, la criminalità, la ‘ndrangheta? . . Se non erro, quando c'è, dovrebbe essere lo Stato.

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Gennaio 2010 15:55  

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