Lo Sbavaglio

...perchè le libere opinioni contano

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Necessità primarie dell'uomo

E-mail Stampa PDF

Se pensiamo alle necessità primarie dell'uomo, quello che muove i suoi istinti, quali sono? Sono il mangiare e il bere. Nella storia dell'uomo come li ha raggiunti questi obiettivi?

Probabilmente inizialmente da solo, poi con la collaborazione di altri uomini, il lavoro per raggiungere l'obiettivo di sfamarsi e di bere e il risultato è stato più facile e più accessibile.

Quale altra grande necessità spinge l'uomo? A riprodursi.

Per fare questo madre natura ha obbligato l'uomo a scegliere una donna per poter insieme raggiungere l'obiettivo di darsi un erede, coinvolgendo non solo il corpo visibile ma anche i sentimenti che sono di altra natura.

Questo modo di procedere, dove cresce la cooperazione tra più appartenenti alla propria specie per raggiungere un obiettivo primario, aumenta all'aumentare della complessità dell'obiettivo .

Continuiamo con il ragionamento.

 

Quale altra grande necessità ha l'uomo? Quella di sopravvivere alla propria morte fisica.

Gli antichi egizi avevano studiato un modo molto complesso di accompagnare il morto nel mondo degli inferi e tutti i popoli hanno cercato di dare una risposta a questo interrogativo che fornisce una soluzione diversa a Kierkegaard che disse: “Nella vita l'unica cosa certa è la morte, cioè l'unica cosa di cui non si può sapere nulla con certezza”.

C'è da pensare che se esiste una soluzione a questa esigenza, che non abbiamo ancora avuto la possibilità di sperimentare, sarà con il medesimo gradiente, la medesima tendenza, che si vede nelle opere di madre natura. Pertanto la soluzione sarà insieme a qualcun altro che ci permette di raggiungere il nostro obiettivo.

L'affermazione di Kirkegaard è analoga al principio di indeterminazione di Heisenberg che, nel mondo della fisica delle particelle, afferma che se si conosce la posizione della particella non se ne puo' conoscere la quantità di moto e viceversa, che ha generato un teorema ancora più generale che afferma: “Qualunque coppia di grandezze osservabili generiche, che non siano nella relazione di essere compatibili, non si potranno misurare simultaneamente, se non a prezzo di indeterminazioni l'una tanto più grande quant'è più piccola l'altra”. Ritornando al dualismo vita e morte, quando noi conosceremo la morte avremo perso la vita, ma se conosceremo la morte significa che non abbiamo perso la proprietà della conoscenza e quindi significa che nulla contraddice alla possibile opportunità di passare a un'altra vita perdendo nuovamente la conoscenza della morte ed è probabile che ciò avvenga in un mondo ortogonale al precedente. Si noti che il teorema citato, conseguenza del principio di indeterminazione di Heisenberg, nel suo enunciato si riferisce a grandezze ortogonali, con una definizione simile a quella che ho cercato di dare in un mio precedente pensiero, in qualche modo confermandone l'esistenza: se due entità hanno la medesima definizione sono la medesima entità.

Non sono un grande esperto di religioni, ma ritengo che l'insegnamento di Gesù Cristo che dice che chi mangia di questo pane e beve di questo vino vivrà in eterno possa essere una risposta alla domanda finale dell'uomo.

Se ci pensiamo, questa potrebbe essere una bellissima ragione per giustificare la ragione perché Gesù Cristo si è fatto uomo: per accompagnarci nel difficile passaggio tra la vita di questo mondo a quella dell'altro mondo.

Nei Vangeli è scritto che Dio sta nei cieli, anche il padre nostro, la preghiera che ci ha insegnato Gesù lo afferma e mi sono chiesto cosa si intenda con cielo.

Una risposta possibile a questo interrogativo potrebbe stare nell'ipotesi delle dimensioni ortogonali.

Un mondo ortogonale inter-allacciato con il presente che occupa gli spazi lasciati liberi dalla materia di questo mondo.

Il cielo è lo spazio libero da materia e che quindi avrebbe prevalenza “dell'altro mondo” quindi cielo potrebbe essere il termine corretto per definire dove si trova il “Regno dei cieli” appunto e Gesù è l'asse in più di questo mondo multidimensionale ortogonale che ci permette di passare dal nostro mondo all'altro regno.

Se ci pensate anche l'eucarestia che diventa corpo e sangue di Gesù Cristo avrebbe senso. Quando il sacerdote consacra l'ostia nell'intersezione della materia ostia potrebbe inserirsi il corpo e il sangue del Gesù di Nazareth.

Ma chi non ha la fortuna di fare la comunione allora non potrà salvarsi? E tutti gli uomini che non hanno conosciuto Gesù?

Gesù dice che lui è in ogni uomo, quindi chiunque incontriamo, incontriamo anche lui e se noi miglioriamo un po' lo stato di entropia del nostro prossimo, noi facciamo un'azione contro natura rimettendo un'ordine, un equilibrio interrotto e lo facciamo direttamente a Gesù, in modo che quando saremo davanti a lui dopo il lungo tunnel della morte fisica lui ci potrà dire avevo fame e mi hai dato da mangiare avevo sete e mi hai dato da bere e noi ci meraviglieremo perché non avevamo mai incontrato prima Gesù. Ma lui ce lo ricorderà.

Poiché i buoni, quelli che sono attivi per migliorare le cose di questo mondo, sono molti, indipendentemente dal sesso, razza, religione, saranno molti coloro che entreranno nel regno dei cieli.

Nella mia ipotesi di ortogonalità delle dimensioni Gesù occupa lo spazio intersecato con quello occupato dal nostro corpo e questo è il motivo perché proprio fisicamente Gesù si trova davanti a noi. Probabilmente tutto lo spazio viene occupato direttamente da Dio. Questa è anche la ragione per cui Dio non interviene direttamente nei fatti umani, ma può agire solo attraverso a chi in questo mondo ci sta. Ad Auschwitz il papa non doveva dire “Dio dov'eri?” Ma dire “Chiesa dov'eri?” “uomini dove eravate?” E tutto riprende un senso chiaro e compiuto rimettendo le responsabilità dove effettivamente sono e il giudizio sarà su quello che è stato fatto dagli uomini e non su quello che avrebbe dovuto fare Dio.

Dissento da Jonas1 che afferma proprio dopo aver visto Auschwitz che Dio non può essere contemporaneamente buono e onnipotente: o è buono allora non è onnipotente, o è onnipotente e allora non è buono.

Non possiamo usare per Dio attributi umani, non potremo mai capirlo. In un pensiero precedente ho cercato anche di fornire una spiegazione a questa mia affermazione.

Sicuramente è in grado di sviluppare un'energia incredibile inimmaginabile con tutta la nostra fantasia, e creare la massa di questo mondo che si sta espandendo nello spazio.

E' anche probabile che la creazione non avvenga contemporaneamente in un solo spazio ma potrebbe avvenire in diversi spazi ortogonali, solo che i nostri sensi sarebbero specifici a un solo spazio. Questa visione delle cose spiegherebbe la presenza dell'anima associata a ogni uomo e concorde con alcuni teologi2 anche a ogni vita animale e vegetale.

L'identità di ognuno di noi sarebbe non solo di questo mondo ma anche di un altro mondo a cui accederemo dopo essere trapassati.

L'uomo è limitato e quindi con la debolezza di perseguire dei vantaggi personali a scapito del bene comune e della conservazione dello stato di entropia presente nel creato; usando un termine religioso, è peccatore.

Questa caratteristica non dovrebbe affliggerci in modo totale perché questa è la nostra natura, e per chi crede, dovrebbe essere ben presente in Chi ha creato tutti e quindi nel suo giudizio finale ne dovrà tener conto.

1Il concetto di Dio dopo Auschwitz, Hans Jonas

2Il destino dell'anima, Vito Mancuso

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Gennaio 2010 15:21  

Ultimi commenti


In questo sito vengono utilizzati i cookie necessari al suo funzionamento e quelli associati a terze parti nel caso di visualizzazione di contenuti da loro gestiti e per la raccolta statistica di dati di traffico. Per saperne di più, clicca su: Informativa completa.

Per accettare, clicca su:

EU Cookie Directive Module Information