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Diario di un'occupazione: la prima notte

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Quello che troverete nel seguito, è stato scritto da una compagna impegnata nell’occupazione della sede Agile ex Eutelia di Pregnana Milanese. Ho scelto la parola “compagna” non per l’antica consuetudine che, per molti anni, ha caratterizzato il linguaggio del mondo di sinistra e di quello del lavoro. Nella mia intenzione questo termine vorrebbe, presuntuosamente, andare oltre la politica, addirittura trascenderla in qualche modo, per sintetizzare invece una semplice unità di bisogni, di intenti e di obiettivi. Non so, ovviamente, come la pensino tutte le persone che, insieme a Tiziana, hanno iniziato e continuano nella fatica quotidiana dell’occupazione delle sedi Eutelia in molte città italiane. Non so come la pensino tutte le persone che partecipano ai presidi, che organizzano dimostrazioni e cortei, che cercano in tanti modi di coinvolgere gli altri, i molti cittadini ed i pochi che esercitano il potere. Non so come la pensino tutte le persone che, in maniera diretta o indiretta - come me - stanno seguendo con preoccupazione e con orgoglio la battaglia dei lavoratori  di Agile ex Eutelia e di centinaia, forse migliaia di altre aziende – piccole e grandi -  che condividono gli stessi problemi.

 

Sono convinto, però, che nessuno di loro si sentirebbe offeso nel sentirsi chiamare compagno di tutti gli altri. Ed in questo, paradossalmente, rientra la POLITICA, che ha il compito, anzi il DOVERE, di unire bisogni, intenti ed obiettivi ed indirizzarli non soltanto a difesa dei posti di lavoro quando sono in pericolo, ma verso una prospettiva di vita che sia più giusta, più etica, più solidale.

 

 

Quello che troverete nel seguito è stato letto da Tiziana, nella sede Agile ex Eutelia di Pregnana Milanese, la sera di mercoledì 9 dicembre, prima dell’ incontro-racconto con Dario Fo ed i lavoratori. Lascio a voi i commenti, le considerazioni, le emozioni, la rabbia, la commozione, le speranze che ci sono dentro. Sono sicuro che ci appartengono.

 

La prima notte

Martedì 3 novembre 2009, ore 17.30 … dovrei timbrare ed andarmene a casa, scappando a gambe levate da questo posto che negli ultimi anni mi ha tolto così tanto: capacità, rapporti umani, fiducia, dignità, soldi, serenità ed il mio futuro.

17.35 ... sono ancora qui, dovrei timbrare, andarmene, come tutte le altre sere ... no, stasera no!

Mi guardo in giro furtiva, qualcuno sa ed io so che sa. Ma chi sono gli altri? Ci sono sguardi, gesti, ma non conferme ... sarà quel collega? O quell’altro? Sapranno di me?

Chi sa ha i miei stessi occhi, un po’ eccitati e un po’   preoccupati ... è da venerdì che so, oggi è martedì: 5 giorni per pensarci, per provare ad immaginare, programmare, organizzare...5 giorni che non passano mai e ancor più queste ultime ore.

Stasera si occupa!

Non ho paura, ma a fatica riesco a dominare la mia ansia: il mio capo non se ne va ed io non so più come giustificare la mia permanenza. Trovarsi con gli altri darebbe troppo nell’occhio: non so dove andare, non so cosa fare.

Timbro, saluto tutti e faccio finta di uscire, mi metto in macchina, nel parcheggio.

Il bagagliaio pieno di materassini, cuscini e sacchi a pelo.

Fa freddo, accendo la radio, la musica un po’  mi rilassa; ogni tanto qualcuno passa per raggiungere la sua auto nel parcheggio: come un razzo mi sdraio sui sedili per non farmi scoprire.

Mi vergogno e mi viene da ridere di me.

Ma può essere possibile?

A 46 anni mi ritrovo a nascondermi in macchina in procinto di occupare l’azienda dove lavoro ... proprio io, che non ho mai avuto l’occasione di partecipare ad una occupazione neanche quando andavo a scuola, quando avevo 15 0 16 anni, con l’irresponsabilità di quell’età, con l’utopia di poter cambiare il mondo e la presunzione di riuscirci veramente!

Mi ritrovo a farlo ora, da adulta, con responsabilità e quindi molta più preoccupazione ... ma qualcosa di quell’adolescente mi è rimasta dentro.

Sento ancora che lottare per quello in cui si crede sia immensamente importante, sento ancora che riprendersi quello che ci è stato tolto sia indispensabile e prioritario: rivoglio la mia dignità di donna e di lavoratrice, la rivoglio per me e per i miei figli, rivoglio la mia vita, rivoglio il mio futuro!

Sento ancora che cambiare il mondo sia possibile o quantomeno sia doveroso provarci e che il cambiamento avvenga attraverso piccole e grandi cose, attraverso ognuno di noi.

19.30 riguadagno la mia posizione in ufficio, la maggior parte delle persone se ne è andata, molto più facile ora identificare i “compagni di viaggio” per questa avventura che si sta per compiere.

La tensione è molto alta, ognuno la esorcizza a modo suo: chi mangiucchia, chi fuma, chi parla in continuazione...

Mi rendo conto che, istintivamente, cerco il buio ed il silenzio: capisco che riuscirò a calmarmi solo quando saprò che le catene saranno state chiuse intorno ai cancelli.

E’ passato più di un mese da quella sera e volevo ringraziare quel gruppo di persone meravigliose, così diverse e così unite, instancabili, con cui ho riso, pianto, litigato, con cui mi sono ubriacata e con cui ho condiviso così tanto ... nitro, glicerina, ciro, il baffo, vissani, lo sio, la sia ... tanti soprannomi per qualche manciata di “operai incappucciati” che hanno nascosto il loro volto, ma hanno mostrato un cuore ed un coraggio grandi così.

Grazie quindi a quelli “dentro” e se possibile un grazie più grande a quelli “fuori”, quelli che dalle prime ore di quel fatidico mattino si sono assiepati dietro ai cancelli sbarrati accogliendo la “novità” con un confortante ERA ORA! E che lì sono rimasti con il vento, con la pioggia, con il freddo, giorno dopo giorno, sera dopo sera, notte dopo notte.

Alla loro fantasia, alla loro operosità, alla loro instancabile iniziativa, alle persone timide che hanno tirato fuori tutta la loro forza, a quelle più estroverse che hanno coinvolto, trascinato, convinto...

Sì, perchè un’occupazione è un’esperienza forte, così forte e sconvolgente, così fuori dagli schemi, da abbattere tutte quelle barriere di una quotidianità d’ufficio che normalmente cela, non fa trasparire, consentendoti al contrario di conoscere le persone per quello che sono realmente, autorizzandoti ad una affettività e corporeità anomale per un luogo di lavoro, permettendoti di riscoprire valori da troppo tempo ingiustamente sepolti, primo fra tutti la SOLIDARIETA’.

A tutti quelli che fintamente lavorano, a tutti quelli che non lavorano ma fintamente timbrano, a tutti quelli che non ho visto, a tutti quelli che pensano che leccare il culo sia ancora la strada giusta, ai passivi, ai vinti ... dico solo che io non mi arrenderò, che andrò avanti fino alla fine anche senza di loro, anche nonostante loro e mi dispiace perchè hanno perso tanto, perchè noi abbiamo qualcosa che non riescono neanche ad immaginarsi e che probabilmente non avranno mai.

A proposito ... tornando a quella notte ... come diceva il piccolo principe, o forse la sua volpe non ricordo, l’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI, ma io quella notte l’essenziale l’ho respirato a pieni polmoni e nonostante tutto il resto a contorno, questa è stata, è e rimarrà tra le esperienze più importanti ed intense di tutta la mia vita.

Tiziana

Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Giugno 2011 12:40  

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