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Verso un ecosistema scuola terza età

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Questo articolo è tratto da una esperienza reale che non cito perché ancora in corso di svolgimento. L’idea è  di mettere in relazione le esigenze di istruzione informatica delle persone anziane con la scuola, in particolare la scuola media, mediando il rapporto tramite i ragazzi. Per questi motivi questo articolo si intitola “verso un ecosistema scuola  terza età”.

Il fenomeno della segregazione digitale (digital divide) è ben noto, e colpisce una buona parte della popolazione italiana: le sue cause possono essere la mancanza di linee di comunicazione a larga banda, ma possono consistere anche  in barriere di tipo culturale, sulle quali vorrei appunto soffermarmi. Gran parte della popolazione oltre i 55 anni ha scarsa dimestichezza con un computer, e questa poca o nulla capacità di uso dello strumento diventa una forte barriera all’accesso di molti servizi (poste, banche, servizi sanitari, acquisti di biglietto del treno etc.) che ormai sono comunemente disponibili su Internet, obbligando le persone che meno possono farlo a spostamenti fisici e a code agli sportelli.

D’altra parte l’insegnamento informatico nelle scuole italiane è quanto meno primordiale: in molti casi ci si limita ad esercitazioni sulla famosa suite Office di Microsoft, insegnando ai ragazzi poco più di quello che può essere considerata la macchina da scrivere di una volta; per di più utilizzando software “proprietario”, per il quale quindi si pagano licenze e che risulta non verificabile in termini di qualità e contenuti. A sua volta, l’utilizzo di questo software richiede un particolare ambiente di base, (il cosiddetto sistema operativo), che ancora è Windows (nelle sue versioni) di Microsoft.

Come illustrato in altro articolo, al software proprietario si contrappone un altro tipo di software, il cosiddetto software Open Source. Esso si estende da i sistemi operativi (con Linux che si contrappone a Windows) agli strumenti per ufficio (Openoffice al posto di Office), passando dal browser (Firefox invece di Internet Explorer) e da molti altri ambienti, fino ad arrivare agli strumenti con cui facilmente si creano a basso costo siti su Internet (ad es. Joomla!, con cui è stato costruito il nostro sito). Una caratteristica importante del software Open Source è che esso richiede calcolatori meno potenti di quelli richiesti dal software proprietario, proprio perché è di migliore qualità, a causa dei continui miglioramenti a cui è sottoposto dalla comunità degli sviluppatori volontari: ad esempio Linux può girare con dignità su vecchi computer dove Windows non potrebbe entrare nemmeno a calci!

Ultimo elemento, sia su Windows che su Linux può girare del software speciale, pensato apposta per le persone che si avvicinano per la prima volta al mondo dei computer: un bell’esempio è il software Eldy, che, progettato apposta, consente agli over 55 (ma anche agli altri!)  di andare su internet (e sui relativi servizi), comunicare, guardare filmati e altro con relativa facilità. Anche Eldy, ovviamente, è gratuito! Come tutti gli altri software citati prima.

Ora mettiamo insieme 2 + 2 e scopriamo che addirittura la somma può fare 5 o 6, invece di 4, come del resto olisticamente capita in ogni ecosistema degno di questo nome.

Le pubbliche amministrazioni sono piene di vecchi computer portatili che vengono rinnovati in media ogni 3 o 4 anni, quando non fa più abbastanza “immagine” portarseli in giro (scherzo!): questi potrebbero essere dati agli anziani che ne fanno richiesta, invece di esser mandati al macero.
Le scuole medie fanno corsi su Office: invece, potrebbero farli su Linux e su Joomla!, fornendo ai ragazzi strumenti di base molto più utili di una macchina da scrivere virtuale. Inoltre ci potrebbero essere laboratori che spieghino come smontare, pulire e risistemare un computer, compito ormai facilissimo data l’elevata modularità con cui i computer sono costruiti: questi laboratori potrebbero concentrarsi sui computer dismessi dalle pubblica amministrazioni e, “cannibalizzando” i più scassati, potrebbero fornirne un certo numero in buona efficienza. Su questi computer i ragazzi potrebbero installare Linux ed Eldy, operazioni che vi garantisco facilissime per il ragazzino medio entusiasta di 12 anni. L’esperienza dovrebbe essere naturalmente descritta sulla webzine della scuola scritto dai ragazzi stessi con Joomla!. Attrezzati in questo modo, i computer potrebbero essere distribuiti agli anziani,e gli anziani stessi potrebbero essere assistiti a casa dai loro stessi nipoti sulla base di quello che hanno imparato a scuola. Tutto quello che ho descritto fa parte, come detto all'inizio, (a parte l'uso di Joomla!) di un caso reale in corso di sperimentazione, dove la squadra di verifica dei computer e di supporto per Eldy nei confronti degli anziani è costituita da 5 ragazzi delle medie, e dove gli insegnanti della scuola media hanno partecipato ad un corso speciale su Linux.
Non assomiglia questo a un ecosistema?

L’altro elemento necessario per chiudere il cerchio,  è che questi anziani dovrebbero avere un collegamento ad Internet: la risposta tradizionale è naturalmente un collegamento ADSL, ma ci sono altre tecnologie che potrebbero essere adatte alla costruzione di una rete di proprietà comunale al servizio dei cittadini. Secondo questo modo di vedere le cose infatti, non ci sarebbe nessuna differenza tra una rete di fognature e una rete internet: sempre di servizi si tratta, tralasciando ovviamente l’aspetto relativo ai contenuti trasportati! Ma di questo parleremo in un prossimo articolo (dei servizi, non dei contenuti!).

Bene, spero che questo piccolo ecosistema vi sia piaciuto: pensate che ci sia modo di proporlo all’interno di un programma politico? Il vostro parere in merito nei commenti a questo articolo!

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Ottobre 2009 10:39  

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