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Diritto e legalità

Sui testimoni

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A chi non crede che Gesù sia esistito o che il Vangelo sia un documento modificato per farne nascere una religione, o per qualsiasi altro motivo, porto un esempio dei giorni nostri che proprio per la sua vicinanza è più dimostrabile.

Noi sappiamo tutti che, nel corso della seconda guerra mondiale, c'e' stato l'Olocausto. Milioni di ebrei e di persone che non rientravano nello schema previsto per la razza ariana e ritenuta sana sono stati trucidati. Nonostante questo, nonostante la testimonianza delle persone sopravvissute ai lager nazisti che hanno raccontato in tutti modi, i libri, le fotografie, i programmi di approfondimento televisivi, i film, sulla presenza dei lager nazisti, su quanto gli ebrei deportati abbiano sofferto, indicandoci sul braccio il marchio dell'infamia, ci sono coloro che negano che ciò sia mai avvenuto e ritengono questo sia una propaganda sionista.1

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Gennaio 2010 16:19
 

Visita guidata ad Auschwitz

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Breve prefazione

Lo scritto dal titolo “Blocco 11” (tra poco ne svelerò il significato) risale al 2005.

Ad agosto di 5 anni fa partimmo per la Germania, in occasione della GMG che si celebrava a Colonia (Giornata Mondiale della Gioventù). Da Roma a Cracovia viaggiammo in aereo. La decisione di passare qualche giorno in Polonia prima di giungere a Colonia, ci permise di visitare questa nobile e meravigliosa terra. Ebbi modo di costatare la vera tempra dei polacchi di Polonia, ben diversi dagli stereotipi che circolavano qui in Italia.  Si parlava di loro come di gente di poca dignità, che si vendeva per quattro lire, morti di fame insomma. Subito mi resi conto che non era così. Vidi nelle Chiese in Polonia – meravigliose tra l’altro – noi italiani che davamo esempio del nostro poco rispetto anche per le cose sacre. Nelle cattedrali si entrava a fotografare e chiacchierare tranquillamente. I polacchi nelle stesse chiese, vicino a noi, erano quasi sempre in ginocchio. In un rispetto ossequioso per gli altari e i simboli che avevano di fronte. Il loro simboli. Ma a parte ciò, vidi qualcosa che mi colpì molto in questa terra. La tempra, dicevo, il carattere della sua gente. Il mio metro di valutazione naturalmente fu quasi soltanto visivo. Io non conoscevo la loro lingua. Ma vedevo nei loro occhi, nei loro sguardi ed atteggiamenti una fierezza, una grande dignità, pur nella massima compostezza. Atteggiamenti forse derivanti dal passato, dalla storia di una Nazione di grande cultura, di grande coraggio, ma di enormi tribolazioni. Ricordo che andai a scoprire un po’ la loro storia di prima del XX secolo, e mi resi conto di avere di fronte persone che sempre e tenacemente difesero le loro tradizioni, la loro identità. Cultura, storia, fede.  Molti i tentativi violenti di conquista, di dominazione. Più o meno intorno all’anno 1000, la Polonia addirittura smette di esistere come nazione autonoma, ed è spartita tra le potenze confinanti. Passano più di 2 secoli (o anche più, non ricordo bene) ed i polacchi ricostruiscono il paese. La Polonia risorge. A livello amministrativo e politico. Perché invece la cultura non era mai scomparsa. Mai aveva cessato di vivere. I polacchi, anche segretamente, continuano a parlare la loro lingua, celebrare il loro culto religioso, mai si sentono germanici, oppure svedesi o altro. Una cosa molto simile, accade durante il tentativo sovietico di “schiacciare” culturalmente – oltre che militarmente – i paesi dell’est europeo. La Polonia mai rinnegò, andando in quel caso contro la legge della dittatura, rischiando la vita, la fede religiosa, la propria cultura, l’identità. I minatori continuavano ad ascoltare la Messa nel ventre delle montagne nelle quali lavoravano. Per non parlare delle conseguenze benefiche, in termini di libertà dai regimi comunisti, che ebbe l’attività di Solidarnosc, il famigerato sindacato dei lavoratori polacchi che contribuì in qualche misura al declino del blocco sovietico. Affiancato da Karol Wojtila. Anche i nazisti avevano cercato con le stesse maniere di estirpare da questa gente la cultura, la lingua, le tradizioni, l’anima della Polonia. I polacchi non cedono perché capiscono che cultura, lingua, fede, costituiscono la vita di un popolo.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Gennaio 2010 19:00
 

Il giorno della memoria (parte seconda)

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La lezione, l’hanno assimilata solo alcuni; quelli che hanno regalato e regalano la propria vita al diritto, alla libertà, alla lotta per la difesa della vita e della civiltà. Non sono bastati i campi di concentramento, i milioni di morti nella seconda guerra mondiale, i morti per liberare i propri paesi dalla vergogna immane del nazi-fascismo, e non sono bastati i morti sulle piazze, nei paesi, nelle campagne, nelle grandi città, per impedire i tentativi di ritorno delle bestie. In tutto il mondo, in ogni paese o quasi ci sono i campi di sofferenza, i lager tornano pieni colmi di esseri umani, sfruttati, maltrattati, offesi, destinati comunque a un non ritorno. La schiavitù, quella vera, torna fare capolino nei paesi del progresso dando così più forza ai governi dei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, l’alibi per peggiorare la loro predisposizione all’oppressione e alla schiavitù economica, culturale e politica sulle masse lavoratrici e produttive. Causa di ciò è la mancata e più equa distribuzione delle ricchezze del paese pianeta, in primo luogo delle commesse di lavoro elargita in termini clientelari e politici sul quadrante geografico internazionale.

Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Gennaio 2010 18:55
 

Il giorno della memoria

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Quante e quali cose, quali avvenimenti, quante brutture, dovremmo ricordare. Quanti e quali torture, sofferenze, atrocità dovrebbero trovare maggiore rilevanza, che forse dare precedenza a qualcuna toglierebbe all’altra sia pure un pizzico d’infamia? Non credo proprio.  Alla bestia non si può in alcun modo concedere appello o attenuanti, nessuna giustificazione può e deve essere concessa a chi ha fatto della depravazione, dell’omicidio senza motivo la propria ragione di vita.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Gennaio 2010 18:36
 

Una testimonianza da Haiti

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Per gentile concessione di Gerard Stephenson pubblichiamo una lettera ricevuta dal figlio Roberto che si trova ad Haiti in questi drammatici giorni dopo il terremoto.

Desolazione, paura, aiuti che arrivano in Haiti, ma non alla gente. I morti sono per lo più stati tolti, ma non quelli sotto le macerie. Tanta puzza di cadaveri e di escrementi vari. Cumuli di macerie ovunque. Tanti i perduti, cari e meno cari, gente senza volto, come le rovine di case irriconoscibili, rase al suolo, senza dignità che ne sia restata. Un paese condannato e senza fortuna. Una delle preoccupazioni più grandi, alla radio, nelle conferenze ufficiali, è quella che ancora una volta gli haitiani passino per un popolo di gente incapace, che non sa gestire l'emergenza, che non merita, gente cattiva, gente che ruba e stupra in situazioni come questa.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Gennaio 2010 18:32
 


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